Signal Festival: cinque giorni all’insegna dell’avanguardia nell’arte


signal festival

 

Innovativo, coinvolgente, con un’atmosfera dalle tinte a tratti cupe, a tratti surreali, ma sempre unica e tangibile. Un festival davvero fuori dagli schemi il Signal, giunto alla sua settima edizione, che si è svolto presso lo spazio SEARCH del Comune, inaugurato proprio per l’occasione, dal 28 novembre al 2 dicembre.

Lo spazio si è confermato come teatro ideale per la rassegna, moderno e classico allo stesso tempo, sobrio ma senza perdere in fascino, grazie anche al minimalismo degli arredi, pulito e accogliente. Un ambiente che ci si augura di vedere spesso animato da iniziative, pubbliche e private, per dare vigore alla sempre più frizzante vita culturale cagliaritana, allestita per l’occasione delle installazioni di Fabio C. Macis, Manu Invisible, Mauro Melis, Silvia Taddei, all’interno della mostra denominata “Playtime” e curata da Giacomo Pisano. Dipinti surreali, fotografie che danno la resa tangibile della spazialità e sembrano proiettare l’osservatore dentro il soggetto ripreso, e l’angoscia, l’ossessione del rapporto uomo – macchina in una convivenza carnale violenta e ferale, rappresentata dalle sculture, realizzate con materiali di riciclo, a cura di Mauro Melis, in arte Khil. La cui visione è stata accompagnata da una colonna sonora elettronica acida e oscura, sempre di sua realizzazione.

“Ho cominciato nei primi anni 90 quando mi sono trasferito a Cagliari dal mio paese di origine” spiega Mauro Melis, “per me è sempre stato normale vedere gli oggetti in tutte le loro potenzialità e non solo nell’ottica della funzione per cui sono stati creati, dal momento che  nei paesi tutto viene riutilizzato in un modo o nell’altro”. Installazioni che rappresentano l’ossessione dell’uomo davanti alla tecnologia che incalza quelle di Khil, “perché del resto è evidente”, spiega ancora, “che la cultura non cresce di pari passo con l’evoluzione tecnologica. E quindi la società è invasa, in maniera a volte negativa, dalla tecnologia. Ho fatto queste installazioni negli anni Novanta” continua, “quando erano molto attivi i Mutoid Waste Company, autori di roba davvero micidiale fatta con materiali di scarto. Il mio background viene sicuramente dai fumetti e dalla letteratura, ma sono stati influenti anche film come Videodrome. Tetsuo, che ho conosciuto dopo, e anche Mad Max”, racconta.

La cinque giorni del Signal è cominciata mercoledì 28 in perfetto orario: alle 21:00, dopo l’introduzione, la sala era già gremita di curiosi per assistere allo spettacolo visivo, che – come da programma giornaliero – anticipava la performance di danza e di musica. Massimo Gasole e Roberto Follesa, videomaker il primo e musicista il secondo, hanno avuto il duro compito di “aprire le danze” – metaforicamente parlando – del Signal di quest’anno. Una proiezione di dieci minuti caratterizzata da immagini lente in movimento, colori pallidi e luminosissimi, figure sfocate e surrealismo. Il tutto accompagnato dall’ossessiva base industriale prodotta da Follesa, che ha fatto da colonna sonora alla proiezione.

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Inquietante e quasi strangolante la performance di Butoh, danza giapponese di cui Gyohei Zaitsu ha fornito un’impressionante saggio. Sullo sfondo di un’unica fonte di luce artificiale, il maestro – fisico asciutto, volto coperto da un tessuto rosa che rendeva ancora più sinistra la sua prestazione – si muoveva lentamente, con spostamenti tanto impercettibili quanto misurati, in una convulsione che si sposava alla perfezione con gli scatti post-industriali e rumoristici della colonna sonora, caratterizzata da voci filtrate, “noise” ossessivi e cacofonie metalliche dal sapore rituale. Uno spettacolo di rara finezza esecutiva, a un passo dall’essere scioccante.

Chiude la giornata il collettivo Improring che, presentando il loro disco, ha allietato la folla con una jam session dal sapore vagamente ambient, d'”atmosfera”, e un’esecuzione tecnica nettamente sopra le righe.

La giornata successiva si è aperta alle 20:00 con un documento video attorno alla figura di Giovanna D’Arco, Eresia Nera, di Federico Bomba e organizzata da Sineglossa. A seguire la singolare performance di danza intitolata “When I dance I dance, when I sleep I sleep “, a cura del duo composto da Sara Marasso e Gabriele Capilli.

A concludere la giornata ci hanno pensato i portabandiera dell’associazione Hierrunieddu, Roberto Belli e Arnaldo Pontis, con il progetto Brigata Stirner. I due già fondatori del duo ambient-industrial Machina Amniotica, con questo progetto dedicato al filosofo tedesco Stirner volgono lo sguardo a sonorità più pesanti e asfissianti, tra l’ambient-noise e il power electronics più violento. Performance musicale da brividi, accompagnata dal visual di Svart1 con reading a cura di Rea che ha aggiunto spessore e impatto alla magistrale esecuzione dei due veterani della scena industriale locale.

Il venerdì 30 novembre è stato subito caratterizzato da un cambio di programma. A causa di un disguido la compositrice francese Bérangère Maximin, che avrebbe dovuto chiudere la serata, non ha potuto partecipare al Signal Festival. Il danno è stato fortunatamente limitato dalla sostituzione di Uncodified, al secolo Corrado Altieri, che assieme a Roberto Belli, già esibitosi il giorno precedente, ha potuto offrire degna supplenza di Maximin.

Dopo i seminari della mattina di Sineglossa, limitati a quindici partecipanti, la serata è stata introdotta alle 20:00  da una performance per dieci spettatori, sempre a cura di Sineglossa, che sarebbe dovuta essere ripetuta ma che invece non è stata riproposta. La performance di danza del venerdì è stata invece una proposta all’insegna del connubio tra linguaggio del corpo e della musica, eseguita sempre da Sara Marasso e il compositore nuorese Adriano Orrù. Un’esibizione in cui il linguaggio del corpo risponde quasi sollecito dagli input sonori, in una libera interpretazione quasi recitativa che ha colpito positivamente il pubblico.

La performance musicale è stata, nonostante il disguido, di altissimo livello. Corrado Altieri, ex frontman post-punk negli anni Ottanta e veterano dell’industrial meno ortodosso dal 1993, vanta collaborazioni con figure storiche del panorama industriale italiano come Maurizio Bianchi e Paolo Favazzi. La sua esibizione “last minute”, per quanto organizzata in fretta e furia, non ha affatto peccato di approssimazione. Al contrario Altieri ha offerto uno spettacolo di rara potenza, suonando con un equipaggiamento analogico tanto semplice quanto efficace, proponendo un noise industriale che in alcuni momenti non ha esitato a sfociare nel noise più intransigente, con veri e propri muri di suono tanto ostico quanto ben strutturato a livello di effettistica e volumi. Ad accompagnare la performance Roberto Belli, in questa sede esibitosi come vocalist, scadendo le sonorità industriali di Uncodified con una lettura dalle voci filtrate ed “effettate” a regola d’arte. Spettacolo letteralmente devastante.

 

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La serata dell’1 dicembre è stata aperta ancora una volta dal workshop del Signal “Eresia [nera]” la mattina, mentre la sera ha aperto la performance, sempre limitata a 10 spettatori, di Sineglossa.

A seguire lo spettacolo di Enrico Tedde, che assieme a Virginia Heinen ha dato vita alla compagnia Blicke con sede a Strasburgo. L’artista, cagliaritano, ha collaborato con diverse compagnie tra cui quella di Pina Bausch, e ha proposto uno spettacolo di sua ideazione, accompagnato dalla musica del famoso Astor Piazzola e di Giorgio Tedde.

Serata conclusa da Gianluca Favaron ed Ennio Mazzon, che propongono uno spettacolo di musica elettro-acustica dal titolo Zbeen, caratterizzato dall’approccio libero dell’improvvisazione e strutturato attorno al paradigma uomo-macchina, definito a partire dall’ interazione con gli strumenti digitali appositamente sviluppati per questo progetto.

Domenica, ultima serata di festival, l’orario di inizio è stato anticipato alle 19:00 con l’esibizione di Noemi Medas nella performance “Playdance” e con l’esibizione “Cantando sulle ossa” di Francesca Foscarini. A seguire lo show del musicista elettronico Francesco Giomi, “Solo”, che si è esibito in uno spettacolo di musica elettronica dal vivo basato sull’improvvisazione.

Ha concluso la serata, e il festival, l’esibizione dalle tinte drammatiche “SINFONIA DE CUARTO DE BAÑO (O INTIMITAT)” della Compagnia Vero Cendoya, uno spettacolo basato sull’intimità e che si è centrato nell’evidenziare l’importanza del luogo che l’essere umano sceglie per compiere le azioni più diverse.

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