Rimborsi del Comune di Nuraminis. Lettera dell’avv. Fulio, legale dell’ex assessore Alex Sanna


Riceviamo e  pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo

L’articolo comparso lo scorso 13 gennaio su L’Unione Sarda, di cui abbiamo discusso anche in questo blog (qui), ha suscitato forti reazioni a Nuraminis e ha spinto Alex Sanna, assessore del comune di Nuraminis tra 2005 e 2010 e oggi consigliere di minoranza, a ricorrere alle vie legali. L’avv. Andrea Fulio, suo assistente, ci chiede di pubblicare la lettera che egli ha scritto in merito alla vicenda. Come sempre, i nostri spazi sono a disposizione, anche di chi, sentendosi chiamato in causa, volesse replicare. 

Le regole sulla trasparenza e la politica (ovvero: come piegare una norma sacrosanta ai fini della lotta politica)

Lo scorso 13 gennaio l’Unione Sarda ha dedicato la sesta pagina della cronaca regionale alla pubblicazione di un lungo articolo che aveva ad oggetto i rimborsi ai datori di lavoro per le assenze dei dipendenti chiamati ad amministrare il Comune di Nuraminis. Pur collocato in cronaca, si è trattato dell’approfondimento di un fatto già noto (i dati oggetto di commento erano stati da tempo pubblicati in rete), ma tant’è, ampliare le occasioni di conoscenza dei comportamenti degli amministratori facilita il controllo del corpo elettorale così che, quando fosse chiamato al voto, possa esprimere le sue scelte con maggiore consapevolezza. Per questa ragione nessuna obiezione può muoversi all’opportunità di tornare su una questione già nota, ma l’ovvia considerazione non impedisce di porsi alcune semplici domande: i dati indicati sono corretti? Sono stati commessi degli illeciti? I soggetti interessati concorrono in una responsabilità comune o ciascuno risponde per sé? Ma, principalmente, per quale ragione si è tornati a dare risalto ad una vicenda già superata?

L’amministrazione comunale di Nuraminis attualmente in carica si fregia di assolvere con trasparenza ai propri compiti curando la pubblicazione del bilancio comunale dal quale si evince che una posta passiva di rilevante importo è stata, in passato, destinata a rimborsare i datori di lavoro di quegli amministratori che, nell’assolvere a rispettivi impegni istituzionali, si assentano dal posto di lavoro. L’indennizzo è riconosciuto dalla Legge e si regge sulla domanda del datore di lavoro (beneficiario unico e diretto) sul quale incombe l’onere di allegazione delle condizioni legittimanti e della quantificazione del relativo importo.

Nel quinquennio 2005-2010 sono stati così elargiti poco più di € 110.000,00 dei quali € 78.000,00 alla società nella quale prestava lavoro l’ex sindaco, mentre la parte rimanente ha visto beneficiari i datori di lavoro degli altri amministratori. Il dato è in sé importante, sia per il suo valore assoluto ed ancor più se rapportato all’esangue bilancio di un piccolo comune, ma non si capisce quale merito debba riconoscersi all’attuale amministrazione per il fatto di averlo reso pubblico, posto che nel farlo si è solo adempiuto ad un espresso obbligo di Legge. Piuttosto, la pubblicazione deve essere parsa poca cosa se si è ritenuto di darne risalto in cronaca. L’aspettativa, più che legittima, di lucrare un vantaggio politico rimarcando una discontinuità con il passato, comporta il passaggio dall’adempimento di un obbligo (la pubblicazione dei rimborsi) alla comunicazione del commento politico (nel caso avendone riferito agli organi di stampa) che muta la natura dell’operazione, rendendone l’autore responsabile per le considerazioni pretestuose, che si fondassero su dati errati, incompleti o falsamente rappresentati perché associati a circostanze non veritiere, tutto questo perseguendo il fine di mettere in cattiva luce l’avversario politico, ancora peggio laddove si fosse superata la soglia della vera e propria diffamazione.

Nella vicenda che ci occupa, la trasposizione giornalistica piega i dati ad una lettura che accomuna ciascuna posizione al giudizio su quella di maggiore evidenza non consentendo di distinguere l’una dalle altre. L’indicazione analitica di quanto sia stato riconosciuto alla società per la quale ha svolto attività lavorativa l’ex Sindaco, si associa a due considerazioni: la tempistica dell’assunzione che si apre e si chiude con l’esperienza di amministratore ed il carattere familiare del soggetto datoriale. Il lettore è guidato ad un giudizio ovvio: la costituzione del rapporto di lavoro sarebbe stata strumentale alla percezione del rimborso erogato.

L’articolo prosegue evocando l’uguale trattamento riservato agli assessori Matta e Sanna, trascurando di riferire importi e tempi. Ciascuno potrà trarre da sé le proprie valutazioni, ma nel farlo sarebbe opportuno partisse dalla conoscenza dei tempi e delle quantità perché la rilevanza di questi elementi non si proietta solamente sulla dimensione di un dato comportamento, ma lo qualifica in modo sostanziale. Non varrà quindi la pena di contestare l’inesattezza del dato riportato nel prospetto pubblicato, relativo ai rimborsi riconosciuti al datore di lavoro di Alex Sanna, per quanto 2.400,00 euro erroneamente computati in più per l’anno 2010, su un importo complessivo di 10.860,00 euro per l’intero quinquennio, risultano percentualmente rilevanti.

Ben più significativa è la considerazione che, nel caso dell’assessore all’agricoltura, l’importo complessivo degli indennizzi riconosciuti al suo datore di lavoro, ripartiti per il numero delle mensilità che è durata l’esperienza quale amministratore, è pari a circa 180,00 euro mensili. È di tutta evidenza che quanto versato nelle casse dell’azienda di famiglia sia di gran lunga inferiore alla remunerazione che il lavoro altrimenti prestato in azienda avrebbe reso. Come altri abbiano determinato l’entità dell’indennizzo spettante loro è un problema che interroga le coscienze di ciascuno, di certo l’azienda Sanna ha tenuto una valutazione prudenziale per difetto, preferendo una perdita (certa) piuttosto che una valutazione realistica nella consapevolezza che avrebbe significato assumere il rischio di vedersi contestata una finalità lucrativa.

Ciò che maggiormente inquieta il mio Assistito è quel richiamo alla dazione dei rimborsi alla cosiddetta “Azienda Agricola Sanna” con l’inciso “ …anche in questo caso un’assunzione tra parenti”. Quale che fosse l’intenzione dell’Autore dell’articolo il risultato cui perviene è quello di condurre il lettore ad associare quel giudizio di strumentalità che poche righe prima appariva così scontato nei riguardi dell’ex sindaco, anche ad una situazione del tutto diversa.

Alex Sanna, lavora nell’azienda del padre (Ditta Sanna Sandro) con grande impegno dal maggio 2004, quando la sua partecipazione all’esperienza di amministratore non era neanche un’ipotesi presa in considerazione e l’impegno lavorativo è proseguito senza soluzione di continuità in un crescendo di impegni e responsabilità che hanno reso l’apporto del suo lavoro essenziale nell’impresa familiare. Tutto questo non gli ha impedito di svolgere la funzione di amministratore con dedizione ed impegno, senza risparmiare tempo alla ricerca delle migliori soluzioni ai problemi di gestione della cosa pubblica.

Dicevamo che tempi e quantità sono importanti, si possono discutere le scelte politiche, ma nessuno può negare che il tempo che Sanna ha dedicato al suo Comune ed ai suoi concittadini sia stato infinitamente maggiore di quello per il quale l’azienda del padreè stata remunerata.

A questo punto è possibile tornare agli interrogativi che si ponevano al principio di queste considerazioni. Come si è cercato di dimostrare la correttezza dei dati non si ferma alla mera precisione numerica delle somme erogate. Quando si parte dal pregiudizio che ogni elargizione sia indebita si finirà sempre col ritenere che si sia voluto profittare della situazione per lucrarne un vantaggio, ma se si guarda con onestà intellettuale all’onerosità degli impegni cui si va incontro quando si assume un incarico assessoriale, il discrimine per giudicare corretto l’operato dell’amministratore non sta in quanto ha ricevuto (in verità molto poco), ma soprattutto in quanto ha saputo realizzare.

Quanto alla responsabilità è ovvio che ciascuno risponde per sé, non esiste una responsabilità collettiva soprattutto quando i comportamenti sono tra loro così distanti da non poter essere assimilabili, piuttosto è singolare che di fronte ad un possibile danno erariale si sia inteso suonare la grancassa propagandistica in luogo di segnalarlo all’Autorità Giudiziaria perché vagliasse le responsabilità del caso. Ciò esclude, quindi, che la ragione che ha mosso gli autori della pubblica denuncia fosse il ripristino della legalità, non resta che ascrivere la vicenda ad una mera campagna propagandistica, finalità tanto più biasimevole essendosi agito nella consapevolezza che accuse generalizzate avrebbero potuto colpire indiscriminatamente bersagli incolpevoli. La politica scredita sé stessa quando si serve del clima di avversione al sistema per lucrare un vantaggio di posizione sugli avversari, denigrandoli, dimenticando che una volta radicato il sentimento antipolitico, chi oggi si erge a giudice, potrebbe domani trovarsi ad essere giudicato secondo gli stessi pregiudizi.

Le argomentazioni dedotte in questo breve scritto sono state contestate alla testata e all’autore del pezzo “incriminato”, nel convincimento che se, come riteniamo, si è fatto un torto al mio Assistito, l’errore è stato determinato dall’aver accolto una prospettazione di parte. Ciò non di meno mentre all’ex Sindaco si è data contestuale facoltà di replica, altrettanto non si è riconosciuto agli altri soggetti chiamati in causa. Non rimane pertanto che confidare che questa possibilità venga offerta con la necessaria sollecitudine dettata dall’incidenza che vicende come queste possano avere sulla credibilità di chi si espone in campagna elettorale.

Ringraziando per la cortese attenzione che vorrete prestare alla presente porgo distinti saluti.

Cagliari, 3 febbraio 2014

Avv. Andrea Fulio

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