Ulisse


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può darsi che mollare l’ormeggio
oggi
abbia un significato diverso da quello che comunemente decido di dargli

può essere che questa amarezza trafitta
con la quale bacio mia madre
sia il germoglio di qualcosa

l’imminenza di un profumo
simile a quello che mi avvolse
quando decisi di andarmene
dai luoghi nei quali ero cresciuto

partire, lasciare, lasciarsi
è sempre stato il mio modo di non essere conforme
il mio modo goffo, ingenuo, libero
di rimettere in discussione il dogma dell’appartenenza
l’imperativo delle radici
il peso delle sicurezze

partire mi rendeva forte
quando ne parlavo con la mia gente
quando pronunciarla, la partenza, suscitava su di me attenzioni

desiderio di emulazione,
l’ammirazione per il soldato che parte al fronte
come in Via col vento

Così
per un gioco di prestigio
che si combina da sé
nella mia testa romantica e holliwoodianizzata
mi sembrava d’essere diventato cruciale più di quanto non fossi
più attraente della mia inspiegata bellezza

solo che, una volta partito e una volta altrove
quella forza si è come dispersa
affogata nel traffico mentale che invade lo straniero

l’esule, il transfugo quale sono adesso
quale forse sono sempre stato

una volta partito e una volta altrove
anche le ragioni che mi avevano spinto verso altri luoghi

e tra altre gambe
mi hanno lasciato
incatenandomi a nuove mete da raggiungere

piano piano
si è insinuato dentro me il sospetto
che chi era triste per la mia partenza
non lo fosse più
che chi mi era stato amico ora non pensasse più a me
e che le carinerie che mi avevano fatto sentire cruciale
avessero trovato un loro punto di fuoco
che non ero io

magari partire fosse come morire
in quel caso qualcosa di netto e di determinato
mi avrebbe dato le sicurezze che mi servivano
invece partire è come passare dallo stato solido
a quello gassosso.

Non sei morto. Pulsi, lotti, esisti ancora,
Ma in un altrove che non palpi mai
e che resta inaccessibile a chi un tempo ti ha amato

solo il mare d’estate
con quel suo ondeggiare maniacale
mi dà respiro
risposte
senso

quando mi ci siedo davanti
capisco perché sono partito

e perché lo rifarò sempre

parto perchè voglio essere tutto
voglio imparare a cambiare forma con la stessa velocità con cui l’acqua si adatta
alle onde del tuo corpo
per questo sono partito
e per staccarmi dalla terra
per riprendermi il mare
per reinventarmi entro uno spazio dai confini strappati

che ho scoperto essere
la dimensione più intima
più personale
più politica
del mio appartenere.

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