[Facciamoci del male] Chi ha paura dei liberali?


Oscar Giannino

Sbraitano i Radicali, lamentano i pochi spazi, quasi nulli, che sui media vengono dedicati alla loro lista di scopo Amnistia Giustizia Libertà. Sbraitano più o meno nel silenzio, un’eco lontana, come già in passato hanno fatto. Ricorsi, manifestazioni davanti all’Agcom: tutto inutile. I tg non li raccontano, le trasmissioni d’approfondimento non li approfondiscono. In tv vanno solo centrosinistra e centrodestra, Grillo e Ingroia. Sui giornali, più o meno, la stessa cosa.

Le cose andavano così anche a Fare per Fermare il declino, poi è successo qualcosa. La menzogna di Oscar Giannino sulle sue plurime lauree e il fantomatico master a Chicago è venuta a galla e il muro del silenzio su Fare è crollato fragorosamente. Prime pagine, un editoriale dietro l’altro, ospitate televisive. Da tre giorni pare che in Italia ci sia un solo partito o quasi, Fermare il Declino starà facendo impazzire i rilevatori dell’Agcom! Chissà se Pannella e la Bonino credono a Oscar Wilde, “nel bene o nel male, purché se ne parli”, in quel caso un piccolo scandalo farebbe ben più di qualsiasi ricorso. Ma il purché se ne parli in campagna elettorale non esiste. Il fango appesantisce la corsa al voto, la ostacola, la frena. La ferma, a volte.

E allora forse dietro c’è qualcos’altro. In questi giorni la bugia di Giannino ha sbaragliato la concorrenza. Persino di quell’altra bugia ben più grossa, quella di quel tizio che spedisce alle famiglie una lettera con «Modalità e tempi per accedere nel 2013 al rimborso dell’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa e sui terreni e fabbricati agricoli». Silvio Berlusconi firma per il Pdl una cosa che, semplicemente, si chiama voto di scambio. Lo fa utilizzando il sistema della pubblicità ingannevole, perché la lettera sembra una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate e invece è un volantino propagandistico che, sostanzialmente, dice “se votate me, vi restituisco i vostri soldi”. In molti sono andati alle poste per farsi spiegare meglio cosa devono fare per accedere al rimborso. Alla bugia, insomma, si sommerebbero uno o più reati. Abuso della credulità popolare, voto di scambio. Una notiziona, insomma. No, Giannino ha detto che aveva un master e non ce l’ha. Pazzesco.

Tutta quest’attenzione per un partito che, si diceva, non avrebbe raggiunto il due per cento è bizzarra. In fondo, non per sminuire ma per rimettere tutto nella giusta prospettiva, Oscar Giannino non ha un pezzo di carta tarocco della Chicago Booth, non ha vinto alcun concorso pubblico grazie a una laurea mai realmente conseguita, nè è stato mai assunto da qualche parte per il suo curriculum “ricamato”. A dirla tutta, che questa laurea non ce l’aveva era cosa nota, per chi lavorava con lui. Era solo una balla, enorme, personale, senza conseguenza alcuna se non per la credibilità di Giannino stesso.

E allora come mai questa bugia ha conquistato l’attenzione che giornali e televisioni non hanno mai concesso alle dieci proposte di Fare? I liberali in Italia fanno paura. Essere liberali, e magari liberisti, in Italia è una colpa. Liberali veri, non quelli della rivoluzione liberale, dello spirito del ’94, quelli non fanno paura. Quelli sono statalisti come e più degli altri. Meglio un Sacconi che vuole abolire l’articolo 18 di chi, come la Fornero, voleva riformarlo. Meglio i liberali che “salvano” Alitalia e la Fiat coi soldi pubblici di quelli che toglierebbero a sindacati e partiti poltrone, iscritti, potenziali elettori. Meglio per tutti. E allora ecco il silenzio sui Radicali, eccoli isolati da Bersani a livello nazionale e da Zingaretti nel Lazio.

Ed ecco il silenzio su Fermare il declino, un silenzio che si fa improvvisamente rumoroso e verboso per censurare Oscar Giannino il bugiardo. Oscar Giannino, il liberale che si era messo in testa di sfidare Berlusconi, Monti e Bersani, e non c’aveva manco la laurea.

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