Il parlamento britannico (e il governo conservatore) a favore del matrimonio gay. Il Corriere dei “liberali” fa tempestine nell’acqua.


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È il Corriere, cosa ci vuoi fare….”. Il tono è di quelli rassegnati, le parole scivolano da una delle infinite conversazioni radiofoniche tra Marco Pannella e Massimo Bordin, il mitico conduttore di Stampa e regime, la rassegna stampa in onda tutte le mattine su Radio Radicale.

Capire il perché di simili rassegnazioni liberali non è difficile. Basta vedere in che modo il principale quotidiano italiano abbia trattato lo storico voto britannico a favore del matrimonio tra omosessuali.

Secondo Fabio Cavallera, il giornalista che ce lo racconta oggi in seconda pagina, la notizia (assente su Corriere.it) non è che il governo conservatore inglese faccia ciò che la “Sinistra” italiana non si sogna nemmeno di pronunciare. Macché. Lui reputa cruciale dare conto delle divisioni e degli scontri e dei battibecchi che hanno frammentato sia il campo Tory-conservatore che quello labour-progressista.

Che stupore. Come se non fosse normale (e perfino auspicabile) che su temi come quello della famiglia il dibattito sia forte, acceso, informato, appassionato. E come se il conflitto di idee non fosse alle fondamenta delle società liberali e democratiche, che proprio grazie ad esso si rafforzano e avanzano sul terreno dei diritti (per difendere/affermare i quali, se non sbaglio, la democrazia è nata).

No. Al Corriere piace invece gossippare sulle difficoltà che incontrerà la legge da qui al 2015, nell’intento biricchino di annacquare la rilevanza che la questione del matrimonio gay ha ormai assunto in Europa e tradurla per il lettore italiano in un cumulo di fatti minori, che hanno l’odore forte delle cose secondarie, pedantesche e anche un po’ bigotte.

 Tempestine nell’acqua. Minestre riscaldate da un giornalismo più prevedibile di una tassa. E infatti, dopo avere riportato “le accuse più pesanti” della fronda “uscita allo scoperto” nel parlamento britannico, il giornale, tatatan, rilancia la posizione della Chiesa Cattolica.

Non sia mai che si parli del coraggio mostrato da un governo conservatore, che a noi – pestiferi romantici risorgimentisti – ci ricorda quello della Destra storica italiana, che ha fatto l’Italia, facendola laica e dopo aver dissolto il potere temporale del Papato.

Macché, quella è acqua passata. Oggi, rassegniamoci, va di moda altro. Messo in soffitta don Sturzo, si rispolvera don Abbondio. Così, la questione non è nemmeno più problema di laicità e bla bla bla. Ma di decoro e di dignità, di dignità liberale.

Perché, per il resto, siamo tranquilli e sereni. Ché grazie alla Chiesa – e ai suoi amplificatori “liberali” – l’idea di una famiglia indimostrabilmente “naturale” e malcelatamente patriarcale potrà forse vincere ancora per un po’, ma non convincere. Non più.

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