I partiti italiani e un microscopio sardo.


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C’è un motivo, gustoso, per cui vale la pena leggere le cronache politiche dei quotidiani sardi. Ci svelano i mezzi attraverso i quali i partiti si accingono a perseguire i fini proposti agli elettori/telespettatori.

Così, per esempio, si scopre che i portabandiera del Montismo in Sardegna sono pezzi d’artiglieria del berlusconismo d’annata. Tra questi spicca il PDL Giorgio La Spisa, vice di Cappellacci in Regione, vicinissimo a Comunione e Liberazione, fino a poche ore fa dato come capolista montiano alla Camera (e ora sempre più in bilico).

A sfilargli il primo posto in lista è stato, ahinoi, Pierpaolo Vargiu, esponente storico dei Riformatori Sardi, partito che ha inciso moltissimo nella vita politica regionale sarda, abolendo le province senza abolirle (leggi). Ha invece sbattuto la porta il pdl Giuseppe Pisanu, già in Parlamento quando i nostri fratelli maggiori andavano all’asilo.

A fiancheggiare le liste del professore ci poi sono i panzer dell’UDC, con i suoi cannonieri d’annata Giorgio Oppi e Nello Cappai. Insomma, quella listata sotto il nome del professore Monti è un’Italia (anzi una Sardegna) davvero nuova, liberale, liberante, che una volta eletta farà sicuramente quello che non ha fatto negli ultimi trent’anni.

Il sadismo può portarci, poi, a leggere col microscopio locale le dichiarazioni di Bersani e della Finocchiaro. L’effetto ottico è un’istantanea del mai estinto centralismo democratico del Pd che, in Sardegna, scardina le liste venute fuori dalle primarie. L’eleganza e il tatto dal partito nazionale sono gli stessi che avrebbe un lestofante in una cristalleria. Primarie ridotte a barzelletta, e l’amore col quale tanti volontari le hanno rese possibili mutato in delusione.

Gli ascensori nazionali hanno riportato in alto i democristiani trombati (Lettiani, si dice) e hanno scaraventato in basso quelli vittoriosi, perché bersaniani. Tra le macerie di una vittoria che pareva certa nei due rami del parlamento, avanza poi Soru cavaliere liquidatore delle primarie, considerate alla stregua di esercizio ginnico per idealisti perdigiorno.

Sullo sfondo si staglia un Pdl-ufo sardo, oggetto non identificabile e – onestamente – pure poco interessante.

Perché la cosa che noi troviamo assolutamente godibile è la montizzazione dei Riformatori sardi. Chissà quale effetto avrà questo nuovo mostro politico negli equilibri della regione e su quelli localissimi, di giunte e maggioranze comunali nelle quali i riformatori dominano e governano insieme a chi, di Monti, ha fatto un bersaglio facile sul quale lanciare le freccette nei momenti di depressione.

Ai post l’ardua sentenza.

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