Che fine faranno le province sarde?


La legge approvata subito dopo i referendum

La legge 11/2012, approvata qualche settimana dopo i referendum anticasta (così detti) che hanno abrogato le nuove province sarde, aveva previsto una fase transitoria, in base alla quale entro il 31 ottobre 2012 il consiglio regionale avrebbe dovuto approvare una legge per il riordino delle autonomie locali. Entro il 31 dicembre 2012 si sarebbe dovuta dare attuazione al procedimento di riforma, assicurando la consultazione delle popolazioni interessate. Veniva altresì stabilito che gli organi provinciali sarebbero rimasti in carica sino al 28 febbraio 2013.

Il “riordino” nazionale

Mentre in Sardegna si svolgevano i referendum per l’abolizione delle Province, il governo nazionale prevedeva un processo di riordino generale delle province (su questo blog si approfondirà il tema). Basti qui anticipare che anche la Sardegna si deve adeguare alle normative nazionali entro gennaio. Quindi sono due le spinte verso una revisione del sistema delle province : da una parte l’esigenza di dare una risposta ai referendum, dall’altra il rispetto delle normative nazionali. Secondo la nuova normativa nazionale le nuove province dovranno avere almeno 350 mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati.

Il testo approvato il 13/11 in I commissione

La prima scadenza prevista dalla l.r. 11/2012 è già stata superata e nessuna legge è stata approvata. Un piccolo passo avanti, però, lo si è fatto: in data 13 novembre la I Commissione ha approvato un progetto di legge che prevede il ritorno a quattro Province (Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari), mentre si deroga a uno dei requisiti previsti dal nazionale, quello della popolazione.

Sinteticamente, il testo prevede:

– uno schema proposto dal Consiglio delle Autonomie Locali (il CAL Sardegna è l’organo di rappresentanza istituzionale, autonoma ed unitaria, degli enti locali della Sardegna ed è composto dai Presidenti delle Province, da un Sindaco di Comune capoluogo di Provincia per ciascuna Provincia, da quattro Sindaci di Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti non appartenenti tutti alla stessa Provincia; da un Sindaco di Comune con popolazione compresa fra 3.001 e 10.000 abitanti per ciascuna Provincia; da due Sindaci di Comuni con popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti per ciascuna provincia);

– la possibilità per i Comuni che mutano Provincia di appartenenza, di optare per l‘inserimento in una Provincia diversa;
– un referendum eventuale (chiesto da almeno il 10% degli elettori del Comune) ma solo nel caso che la deliberazione comunale sia avvenuta con meno dei due terzi dei componenti;
– la scomparsa delle Giunte Provinciali (così come sta prevedendo la normativa nazionale)
I consigli provinciali saranno composti da 20 consiglieri, compreso il presidente, nelle province con popolazione superiore ai 400.000 abitanti;da 15 consiglieri, compreso il Presidente, nelle province con popolazione superiore ai 250.000 abitanti; da 10 consiglieri, compreso il presidente, nelle province fino a 250.000 abitanti. Al presidente della provincia e ai consiglieri provinciali sarà corrisposto il solo rimborso delle spese sostenute per l’attività istituzionale.

I consiglieri provinciali e il Presidente potranno essere solamente i Sindaci dei Comuni della Provincia e da questi saranno eletti (i cittadini non verranno quindi chiamati a votare)

E gli organi attuali?

Il 28 febbraio 2013 gli organi di governo delle otto province sarde in carica alla data di entrata in vigore della presente legge cesseranno dal rispettivo mandato (anche se ci sono dubbi di incostituzionalità non ancora sciolti). Subentrerà per ogni provincia un commissario straordinario per la gestione provvisoria, fino al 31 dicembre 2013. Entro il 28 febbraio 2014 dovranno essere trasferite alle nuove province i procedimenti in corso, il personale e i rapporti giuridici attivi e passivi delle province preesistenti.

Questo è quanto approvato in tutta fretta dalla Commissione. La parola ora al Consiglio Regionale.

3 thoughts on “Che fine faranno le province sarde?

  1. Ho votato contro l’abolizione delle attuali province. Ho preso atto di una volontà indiscutibile degli elettori ad abolire TUTTE le province. Chiedo la decisione degli elettori venga rispettata. Sono pertanto totalmente contrario a quanto elaborato dal CAL. Mi auguro che il Consiglio regionale ritorni su quanto espresso chiaramente dai sardi. Registro che i due maggiori qutidianni sardi negli scorsi giorni mi hanno contattato pr chiedere se a Serrenti si sarebbe andati con CAgliari o Oristano. Ho risposto che ritenevo la domanda priva di senso in quanto i sardi (anche i serrentesi) si sono espressi per abolirle le province, non per tenerne quattro. I giornalisti, che hanno a lungo argomentato prima del voto sulla necessità di ridurre i costi della politica e ridurre le poltrone della politica, non capivano la mia risposta…

  2. È incredibile come in Sardegna si stia consumando un ennesimo tradimento della volontà popolare per mano degli partiti politici che questo Referendum lo hanno voluto e vinto. A Nuraminis, giusto per restare in tema di aneddoti paesani, l’amministrazione comunale è scesa in campo a favore del Referendum, spiegando al consiglio comunale che sarebbe stato necessario andare a votare per abrogare la provincia di Cagliari, poco sensibile alle istanze del paese. Ora però sono gli stessi Riformatori regionali a spiegare (http://www.riformatori.it/2012/11/province-il-tempo-e-scaduto/) che l’abolizione delle province storiche non è possibile, e che serve una riforma costituzionale.
    Ci piacerebbe sapere cosa pensano i così detti anti-casta di comuni grandi e piccoli che hanno mobilitato cittadini ed elettori per una abrogazione che sapevano (?) essere impossibile.

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