[Facciamoci del male] Numero undici. Sette riflessioni sulle elezioni in Sicilia.


1. Hanno perso tutti. O meglio, non ha vinto nessuno. Chi si pensava avrebbe stravinto non ha vinto abbastanza, chi si pensava sarebbe sparito non è sparito abbastanza, chi si pensava avrebbe galleggiato non ha galleggiato abbastanza.

infatti

2. Si pensava che avrebbe stravinto Grillo, ma il famoso boom non c’è stato. Con oltre il 50% di astenuti, il movimento anti-partiti si è fermato a un poco esaltante 15 per cento, sufficiente a fare dei Cinque Stelle la prima lista, ma che certo evidenzia limiti nella capacità di coinvolgere i delusi.

d’altra parte

3. Il tanto derelitto centrodestra siciliano paga l’essersi presentato diviso, ché se fosse passata la linea Lombardo adesso sarebbe Micciché il nuovo Governatore siciliano.

al tempo stesso

4. Il Pd, che ora canta vittoria per l’affermazione di Crocetta, ha dimezzato i propri voti rispetto al 2008 e si troverà a governare, presumibilmente, con la stessa maggioranza che chiuse l’ultima legislatura di Raffaele Lombardo. Stesso discorso vale per l’Udc, che può se non altro dire di aver indovinato il treno giusto su cui salire.

e inoltre

5. Sarebbe interessante analizzare i flussi elettorali, ma dove son finiti IdV e Sel? Non è che il Movimento Cinque Stelle si è mangiato Di Pietro e Vendola?

in conclusione

6. I veri vincitori in Sicilia sono l’astensionismo e Raffaele Lombardo.

Eppure, prima di avanzare riflessioni sul futuro, è bene ricordare che

7. La Sicilia non è l’Italia.
a) La capacità del Movimento Cinque Stelle di attirare i delusi dai partiti è presumibilmente maggiore in contesti diversi da quello siciliano (vedi Parma).
b) Il centrodestra siciliano, e già l’ultima giunta Lombardo lo dimostrava, ha sfumature difficilmente riscontrabili altrove. Fuori dalla Sicilia non c’è nulla di simile, per caratteristiche e radicamento sul territorio, al Movimento per le Autonomie di Lombardo o al Grande Sud di Micciché.
c) Allearsi in Sicilia con l’Udc di Cuffaro – per dirla brutalmente – è sicuramente più “coraggioso” che farlo a livello nazionale con l’Udc di Casini.
Per il Pd, insomma, da questo punto di vista è tutta discesa.

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