L’alluvione siamo noi. Appunti per una storia che si ripeterà / 1°


S’annu de s’unda (l’anno dell’onda): così i quotidiani locali ribattezzarono il 1889. Il 5 ottobre di circa centoventi anni fa, sulla città di Quartu Sant’Elena, a pochi chilometri da Cagliari, si abbatté un’alluvione devastante che lasciò buona parte della città praticamente in rovina.

Un nubifragio che, come riferiscono le fonti del tempo, scaricò una violenta pioggia accompagnata da scariche elettriche e seguita da una violenta grandinata i cui chicchi raggiunsero addirittura il peso di 500 grammi. In meno di 24 ore cadde tanta acqua da portare a due metri il livello della superficie. Il bilancio fu di 9 morti, a cui se ne aggiungeranno altri 26 per una contemporanea recrudescenza del vaiolo.

Il nubifragio di Quartu non fu l’avvenimento più disastroso del tempo. Pochi anni dopo, nel 1892, il comune di San Sperate venne praticamente distrutto da un’alluvione che causò circa 200 vittime. Da allora, periodicamente, Cagliari e provincia vennero flagellate da quasi quaranta alluvioni, tutte di grossa rilevanza, come quella del 26 ottobre 1946, che causò 40 morti.

Queste “calamità naturali” non sono da imputare unicamente ai cambiamenti climatici. Nonostante l’alto rischio idrogeologico che caratterizza numerose aree del sud Sardegna, oggi come ieri sono numerosi gli edifici costruiti in assenza o in violazione delle norme edilizie. 

Ad esempio, il quartiere di Poggio dei Pini, nel Comune di Capoterra, nasce nel 1966 ad opera della Società Cooperativa Poggio dei Pini a r.l. All’epoca, i costruttori non sanno, o forse dimenticano, che l’area è ad alto rischio idrogeologico, trovandosi nelle vicinanze del Rio San Girolamo. Attorno al quale, peraltro, sorge un’altra zona residenziale, sempre in zona a rischio.

La natura non si cura di certe distrazioni, e prima o poi riscatta i suoi spazi, anche a distanza di anni. O decenni. Il 22 ottobre del 2008, un violentissimo nubifragio colpisce il cagliaritano. Il Rio San Girolamo esonda e devasta le abitazioni di Poggio dei Pini e delle vicinanze del Rio, causando 4 morti e danni per milioni di euro.

L’alluvione colpisce anche il comune di Villanovafranca, distruggendo muri di contenimento e danneggiando strade e campi. Il 4 novembre è il turno di paesi come Serrenti, Nuraminis, Furtei, Serramanna e Samassi

In quei giorni, la furia degli elementi, oltre che la disperazione di migliaia di cittadini inermi, fa emergere la totale assenza di lungimiranza e prevenzione da parte di coloro che hanno autorizzato la lottizzazione di aree a evidente e notorio rischio idrogeologico.

continua….

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