La bici è una rivoluzione politica globale


Vedremo se Cagliari diventerà davvero una città ciclabile. Intanto questi primi innesti di ciclabilità a Cagliari hanno avuto l’effetto di galvanizzare coloro che percepiscono la crucialità del tema: muoversi in bici significa dare un contributo concreto all’abbassamento delle emissioni, garantirsi uno stile di vita più salutare, allentare la morsa del monopolio automobilistico nel settore dei piccoli e piccolissimi spostamenti.

Ciclabilità significa, inoltre, abbassare la dipendenza procapite dal petrolio e liberare risorse monetarie individuali da impegnare per altre spese. La bicicletta è una rivoluzione individuale che ha in sé alcuni dei presupposti necessari al cambiamento collettivo: la bici può modificare i comportamenti, i consumi e l’approccio allo spazio urbano, il quale viene in molti casi letteralmente reinventato.

L’amministrazione comunale che coglie e valorizza queste complessità fa qualcosa di molto più profondo che tracciare un passaggio per bici: apre spazi di libertà individuali e collettive, sociali ed economiche.

Lo sa bene chi vive le grandi e piccole capitali europee, che da tempo rispondono anche con la bicicletta alla richiesta di buon senso avanzata non più solo da piccolissime minoranze di ciclisti radicali, ma dall’intero spettro sociale.

La crisi energetica e quella del traffico hanno fatto da collante tra le esigenze dei cittadini e quelle di cassa (private e pubbliche), trasformando una battaglia prima considerata di retrovia in punto cardinale di ogni buona amministrazione. E le ricadute positive sono state forti, anche in termini di consenso.

La globalizzazione, in questo caso, fa sentire i suoi effetti più positivi: la mobilitazione cagliaritana per una mobilità alternativa ricorda da vicino lo straordinario dibattito che si è acceso in Gran Bretagna per la difesa dei ciclisti. Ne sono scesi in pista più di 10 mila per rivendicare maggiore sicurezza e spazi. La bici è oggi così popolare in Gran Bretagna da essere diventata non solo argomento di discussione nella Camera dei Comuni, ma anche oggetto di culto da parte del business della moda e dello stile.

Se vi dovesse venire da ridere nel vedere quanto una bici fashion possa costare a Londra, pensate per un attimo al potenziale culturale detenuto ancora oggi dall’Occidente. Un arsenale così potente da condizionare i consumi, le mode e gli stili di vita dell’intero pianeta.

La battaglia per una mobilità energicamente sostenibile e a basso impatto ambientale ha bisogno anche del mondo della moda. Non è possibile chiedere ad 1 miliardo e mezzo di cinesi di usare la bici, se noi non siamo i primi a fare altrettanto. Ma possiamo pensare che questa rivoluzione succeda veramente, se la bici diventa il simbolo del riscatto civile, politico ed economico al quale ambiscono i milioni di donne e uomini che ne sono stati finora esclusi.

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