[Facciamoci del male] Numero otto


A sinistra/1. Vota Saviano perché è Saviano.
Pensandoci sopra, è vero che se Saviano deciderà di far politica e candidarsi il risultato immediato è che per la cosiddetta par condicio non (lo) si può più infilare ovunque e soprattutto non farà più estenuanti trasmissioni moraliste con l’amichetto Fazio. Detto questo, una lista civica Saviano-Repubblica-L’Espresso mette i brividi solo a raccontarla, eppure non si fa fatica a immaginare quanti antiberlusconiani convinti – gente di sinistra – metterebbero con soddisfazione la loro crocettina sul partito di De Benedetti.

A sinistra/2. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio
Ilvo Diamanti su Repubblica disegna una delle sue interessanti “mappe” e boccia l’ingresso in politica di Montezemolo, giudicandolo fuori tempo massimo. E’ finito, dice, il tempo degli “imprenditori politici”, questo è il tempo di tribuni (Grillo) e tecnici (Monti). E aggiunge, in un passaggio rapido e apparentemente di poco conto ma in realtà fondamentale e di devastante comicità involontaria, che “a centro-sinistra il territorio è, comunque, controllato dal Pd”. Fin qui tutto bene, insomma. A quando una seconda gioiosa macchina da guerra? Ma soprattutto, a che piano siamo?

A sinistra/3. Vota Tafazzi per un futuro così e così
A proposito del Pd, che controlla il territorio del centrosinistra, bisogna ammettere che regala sempre ottime prestazioni in fatto d’autolesionismo.
L’avevamo lasciato quasi vincitore/non sconfitto dell’ultima tornata elettorale, perché tutto sommato s’era salvato dal voto di protesta che ha spazzato via Pdl e Lega e reso insignificante il Terzo Polo. Eppure, incapace anche di galleggiare e farsi trascinare dalla corrente, eccolo subito pronto a vestire i noti panni di Tafazzi.
Prima, vero capolavoro, è riuscito a dividersi sulla suggestione semipresidenzialista di Alfano e Berlusconi, una mossa apparsa a tutti, persino agli stessi proponenti, poco meno che disperata, utile giusto per gli sketch di Crozza. Poi si è fatto mettere nell’angolo da Di Pietro e Vendola, che chiedevano gli stati generali del centrosinistra e minacciavano di andare da soli (dove, non si sa). Il 29 maggio scorso Bersani avrebbe dovuto presiedere la direzione di partito dalla quale sarebbe uscita la decisione definitiva (?) sulle strategie elettorali future. C’è stato il terremoto, quello vero, quindi tutto rinviato.

A destra. Vi ho scherzato ancora
Anche al minimo della popolarità – fra gli elettori e nel suo stesso partito – Berlusconi straccia tutti i suoi colleghi quanto a capacità di focalizzare su se stesso l’attenzione. Qualsiasi cosa dica finisce regolarmente per monopolizzare l’informazione e il dibattito, non c’è crisi economica o terremoto che tenga, quando parla lui tutti fermi ad ascoltare e poi a rispondere, a ribattere, a polemizzare o ad applaudire, anche. Qualsiasi-cosa-dica. E questo nonostante nove volte e mezza su dieci sia lui stesso a chiudere il dibattito scatenato dicendo che si trattava di una battuta, di un malinteso, di burlesque. Stavolta voleva stampare moneta come Totò. Ci sono cascati tutti e per quasi 24 ore non si è parlato d’altro. Era una battuta. Alla Lega però l’idea era piaciuta.

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