Referendum sardi del 6 maggio 2012: perchè nessuno ne parla?


Il Referendum restituisce ai cittadini la possibilità di decidere

L’Unione delle Province sarde ha presentato al Tribunale di Cagliari, davanti al giudice civile, un nuovo ricorso contro quattro quesiti referendari che prevedono l’abolizione delle Province. Sul tema si era già pronunciato il Tar Sardegna che il 19 aprile si era dichiarato incompetente a decidere sul tema (ANSA).

Il referendum dovrebbe svolgersi il 6 maggio e sarà in parte consultivo e in parte abrogativo. I primi quattro quesiti riguardano l’abrogazione di tutte le norme che regolano l’istituzione delle province di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia- Tempio nate nel 2001 con legge regionale, ma effettive dal 2005. Il 5° quesito ha valore consultivo e chiede ai sardi se vogliono abolire le cosiddette “province storiche” di Nuoro, Cagliari, Sassari e Oristano.

Consultivi anche i quesiti 6 e 7, relativi alla riscrittura dello Statuto Sardo da parte di un’Assemblea Costituente appositamente eletta () e all’elezione diretta del Presidente della Regione ( quesito). L’ottava scheda consente di abrogare l’articolo di legge che prevede l’indennità fino all’80% delle spese per i Consiglieri Regionali, la nona permette l’abolizione dei Consigli d’Amministrazione (CDA) degli enti strumentali e delle Agenzie della Regione, mentre il decimo referendum prevede la riduzione dei consiglieri regionali da 80 a 50.

Facendo una piccola ricerca in rete (grande protagonista della diffusione delle informazioni in occasione degli ultimi referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare) si scopre che le informazioni sul referendum son davvero poche, così come i luoghi virtuali di dibattito.

La pagina facebook del Movimento Referendario Sardo conta 250 Like, il gruppo vede un’adesione più ampia con circa 7000 iscritti, ma la sensazione è che del tema si parli davvero poco. La mobilitazione capillare che nel referendum contro il nucleare aveva portato a un’affluenza alle urne di oltre il 90% sembra un ricordo lontano.

La scarsa copertura mediatica può essere imputata alla rilevanza del tema che, essendo solo regionale, non viene ripresa dalle testate nazionali. O forse è l’incertezza del voto dovuta all’opposizione del’Unione delle Province sarde che sta facendo di tutto per impedire che i cittadini si possano esprimere sui temi sopra indicati a bloccare la diffusione dell’iniziativa.

La scarsa informazione non impedirà, però, lo svolgimento del referendum (e le spese che esso comporta) ma fa aumentare il rischio del mancato raggiungimento del quorum (necessario per i quesiti abrogativi). I cittadini sardi sono chiamati a pronunciarsi su temi delicati che, come sottolineato nell’articolo del Fatto Quotidiano, andrebbero a toccare “province, poltrone e sprechi”. È forse per questo che se ne parla così poco?

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8 thoughts on “Referendum sardi del 6 maggio 2012: perchè nessuno ne parla?

  1. il potere ha sempre paura della democrazia diretta ed è per questo che cerca di boicottarne anche le forme più modeste di espressione.

  2. Qui Piemonte:

    vi invito a leggere che bella fine hanno fatto 25 anni di “lotta” in Piemonte per far valere un diritto fondamentale della nostra democrazia…

    http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/05/04/democrazia/

    La democrazia vale 22 milioni di euro?

    Mi sembra che la vincita al superenalotto in Italia valga, di questi tempi, circa 80 milioni di euro. Se qualcuno ce la fa a vincere, vi va di regalarne 22 per far valere la democrazia nel “civilissimo” Piemonte?

  3. Pingback: Sardi, al voto! E non ci deludete « Minuzie

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