[Facciamoci del male] Numero cinque


Burlesqoni.
Uno si immagina Ghedini in preda a una crisi di nervi ogni volta che quest’uomo apre bocca, ma intanto non si può che ringraziare Berlusconi: grazie, davvero, di esistere. Allora, prima erano cene di “estrema eleganza”, ora sono gare di burlesque. Ma le cose non sono in contraddizione, è che finalmente si chiarisce cosa ci sia di estremo nell’eleganza di quelle cene. Ciò detto, è chiaro che adesso una domanda senza risposta c’è: cosa si vince a una gara di burlesque?

Diamanti.
Era una storia talmente improbabile che davvero stavolta sembrava evidente il complotto antileghista. Diamanti e lingotti: ma per favore! E invcece ecco il tesoriere Belsito che restituisce diamanti e lingotti (e pure un’Audi, toh). Era tutto vero.
E non è finita. Spiavano Maroni. Diamanti, lingotti e spie. Che meraviglia, che meraviglia! La storia di Lusi e della Margherita sa di vecchio e stantio a confronto, ma certo il fatto che in quel caso si tratti di un partito morto regala comunque un brivido.
Nelle vicende leghiste, comunque, il salto in avanti decisivo l’ha fatto Umberto Bossi, com’è giusto che fosse, ancora una volta da vero leader ha posizionato lui l’asticella del pudore un po’ più in alto (o in basso, non ho ancora capito se si parla di salto con l’asta o se si balla il limbo). S’è scoperto che la Lega pagava l’affitto di Calderoli e Bossi ha detto “sono soldi della Lega, non c’è reato”. Evviva! Ma allora de che stamo a parlà?

Comunisti così.

La storia del sindaco No Tav di Giaglione che chiede una verifica sul presidio No Tav per probabile abuso edilizio e viene espulso dal suo partito, Rifondazione Comunista, racconta un po’ di cose interessanti. Intanto, le parole del sindaco Ezio Paini certificano – ancora una volta, ma dall’interno – che il movimento No Tav non è quel monolito di rocciosa caparbietà e onestà montanara che ancora qualcuno prova a raccontare. C’è gente “di fuori” che col movimento No Tav delle origini non ha nulla a che fare e di cui la vecchia guardia diffida, per dire poco. Anarco-insurrezionalisti, li chiamano. Lo diceva già Maroni tempo fa, ma forse adesso qualcuno comincerà a crederci visto che le accuse vengono da un comunista.
Ecco, un’altra cosa interessante che racconta questa storia ha a che fare con l’essere, o col dirsi, comunisti. Ancora. “Sono un comunista vero”, dice orgogliosamente il sindaco Paini, “non derogo al rispetto della legalità”. Il suo partito, Rifondazione Comunista, risponde cacciando il dissenziente. Comunisti veri anche questi. Chi è più No Tav? Chi più comunista?

Alla frutta.
Non volevo ancora parlare di Fornero e Camusso, ma il Segretario Generale della Cgil ha rilasciato al Corriere un’intervista delirante che merita d’essere ricordata, perché sa tanto di resa. Quando neghi l’evidenza e racconti balle, accusando gli altri di aver pensato solo all’articolo 18 dimenticandosi dei precari, lei che per mesi non ha parlato d’altro, significa che davvero non ne hai più, che sei con le spalle al muro. L’attacco al ministro Fornero sull’incontro con gli operai dell’Alenia, poi, certifica il k.o. tecnico. Il ministro ha certificato ancora una volta la debolezza del sindacato, incontrando gli operai senza intermediari; la Camusso non è riuscita a schivare il colpo.

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