[Facciamoci del male] Numero quattro


Rivogliamo Brosio alla fermata del tram.
L’attualità politica italiana è un mostro. Si ripete sempre uguale, di settimana in settimana. Non succede niente e se succede qualcosa puoi star certo che andando indietro di vent’anni fa ti ritrovi pari pari il precedente. A volte non cambiano nemmeno i nomi.
A volte i nomi te li ritrovi dall’altra parte, per così dire.
Questa cosa della Lega che perde i voti per le note vicende giudiziarie e i Grillini sono lì pronti a prendersi questi voti – dicono alcuni sondaggi – e a diventare il terzo partito dopo Pd e Pdl, questa cosa qui fa molto 1992. Solo che allora era la Lega quella che prendeva i voti: alla Dc e ai Socialisti, che li perdevano per le note vicende giudiziarie.
Comunque. Il Pd e il Pdl prima, la Lega poi. Ora anche Vendola e Formigoni sono nel mirino dei magistrati. E quando nemmeno i “comunisti” e i ciellini se la scampano, allora davvero siamo di nuovo al 1992.
L’attualità politica italiana è un mostro, mai veramente attuale.

Ve lo do io Beppe Grillo.
Si diceva dei sondaggi sul Movimento di Beppe Grillo. Allora, nel 2010 Grillo scriveva certe cose sul suo blog, ora per qualche voto si “difende” la Lega – secondo lui, in sostanza, i leghisti sono ladri ma i magistrati se ne occupano solo perché la Lega si oppone a Monti. Quindi no, non è credibile Beppe Grillo, non più di Bersani o Casini, comunque. Ma sfonderà, probabilmente, perché il miglior alleato dell’antipartitismo sono i partiti.

Poche idee, ma confuse.
Ospite della trasmissione In Onda, su La7, Carolina Lussana della Lega Nord ha detto: “Il nostro obiettivo è sempre stato lo stesso. Abbiamo cominciato parlando di secessione, poi dal 2001 al 2006 l’abbiamo chiamata devolution, fino all’ultimo governo, dove abbiamo lavorato per il federalismo, il federalismo fiscale“. Applausi.

Cattivi maestri.
Erri De Luca e Cesare Battisti. Storie diverse, ovviamente, anche se per certi versi non troppo. Entrambi protagonisti di quella stagione con le pistole in mano e le bombe nelle stazioni e nelle piazze, quella stagione chiamata “anni di piombo”. Entrambi convinti d’essere stati dei rivoluzionari, entrambi lanciati in spericolati paragoni con rivoluzionari veri. De Luca, senza alcun imbarazzo apparente, nomina addirittura Mandela, paragonando con notevole temerarietà l’Italia di allora e il Sudafrica dell’apartheid.
Battisti chiede l’amnistia – lui che, condannato definitivamente per omicidio, in Italia non è più tornato, ospitato dalla Francia prima e dal Brasile poi. Chiede l’amnistia perché sono passati tanti anni e bisogna chiudere quella pagina, ché la verità su quegli anni, dice lui, ormai non interessa più a nessuno.
Chi ha avuto la fortuna di sopravvivere a quegli anni e farsi chiamare scrittore, dovrebbe forse scrivere e basta.

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