[Facciamoci del male] Numero due


Tutto in una sera, back to ’68.
Lunedì 26 marzo. La7. Si parla, ovviamente, di riforma del lavoro.
Prima, a Otto e mezzo, Lilli Gruber ospita, insieme a Emma Bonino, Lidia Ravera (brusio, perplessità diffusa). Subito dopo, Gad Lerner apre L’Infedele con Giovanna Marini (brusio più forte, incredulità vera). Che canta I treni per Reggio Calabria (digrignare di denti, shock anafilattico).
Ecco, diciamo che il giorno che Gad Lerner e Lilli Gruber, al momento di stilare la lista degli ospiti per le loro trasmissioni “d’attualità politica”, dovessero almeno sentire il bisogno di chiedersi se sia il caso parlare delle riforme del mercato del lavoro nell’anno 2012 di nostra vita con la Ravera e la Marini, ecco, quello sarà un buon giorno per l’autocoscienza della sinistra italiana.
Con tutto il rispetto per Giovanna Marini, s’intende. Meno per Lidia Ravera e le sue mossetta da suormariacrocifissa,il col suo vocabolario fatto ancora di padroni e operai – sì, operai come sinonimo di lavoratori – il suo essere così indisponentemente Lidia Ravera.

E a proposito di sinistra e riforma Fornero…

  1. Ci si straccia le vesti come se questa riforma si abbattesse come una mannaia sul migliore dei mondi possibili, un mondo in cui le aziende non chiudono e non licenziano ogni giorno, pure in presenza dell’articolo 18. E’ tutta qui la riforma Fornero, tutta in quella revisione dell’articolo 18? Tipo, quasi 12mila imprese fallite nel 2011: c’è qualcosa da dire su quei 50mila che hanno perso il lavoro? Appiattirsi sui no della Cgil stavolta non basta.
  2. Appaiono in tutta evidenza i limiti anche strategici del centrosinistra tutto e del Pd in particolare, che avendo a disposizione l’organica proposta di riforma di Ichino – necessaria e peraltro discretamente condivisa, fuori dal partito – ha scelto di isolare l’autore per poi ritrovarsi in mano il cerino attuale.
    Forse sarebbe meglio smacchiare i giaguari
    .

Il nuovo Pdl è vecchio.
Se davvero se n’è andato, è probabile che Berlusconi torni, certo non è finito. Eppure, il passaggio della leadership del partito nelle mani di Angelino Alfano ha fatto saltare il tappo del Pdl. Da partito-non partito, partito-movimento, partito-azienda, ecco che in breve tempo si è trasformato in partito qualsiasi. Quasi due anni fa l’allontanamento di Fini suonò come una bizzarra eccezione, quell’ostentato dissenso nel partito degli Yes Silvio non aveva precedenti e sembrava non potesse avere seguito. Da allora i distinguo non si sono più contati, dopo la caduta del Capo liberi tutti.
E ora Alfano sospende i dissidenti del Pdl che sosterranno il leghista Tosi a Verona. Correnti, beghe, liti, espulsioni. Il teatrino della politica che tanto il Cavaliere ha irriso in questi anni ha finalmente messo le tende in casa sua.

Bentornato fra noi, Uòlter.
Il ministro Cancellieri ha risposto a un’interrogazione parlamentare di Veltroni in merito alla sepoltura di Enrico De Pedis, esponente della Banda della Magliana, nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma. Ha risposto  che la Basilica non è territorio vaticano, e quindi non godell’extraterritorialità, ma l’ok alla sepoltura venne dall’allora presidente della Cei Ugo Poletti. Saranno chiarimenti probabilmente importanti nella ricostruzione della vicenda di Emanuela Orlandi.
Ma il punto è un altro. Walter Veltroni, nonostante sia stato parlamentare dal 1987, ministro nel primo Governo Prodi, sindaco di Roma dal 2001 al 2008, ha deciso ora di far luce sui Grandi Misteri Italiani, tarsformandosi in una specie di nuovo Lucarelli. Insomma, sfuggito più volte all’Africa promessa, tenta ora un’ancor più temeraria fuga dalla realtà. A riportarlo fra noi, con un tempismo degno sicuramente di cause migliori, ma comunque apprezzabile, sono arrivate le fin troppo franche dichiarazioni di Massimo Calearo, capolavoro politico di Veltroni – che lo portò in Parlamento nel 2008 – riguardanti la sua discutibile attività parlamentare.

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