[Facciamoci del male] Numero Uno



(La) Fornero rompe con (la) Camusso. Panico nel (Pd). E anche la Lega…

La scorsa settimana si è chiusa la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro: governo e parti sociali hanno trovato l’accordo. La Cgil ha proclamato lo sciopero generale perché non condivide la modifica dell’art. 18. Anche gli altri sindacati, in realtà, su questo punto sono distanti dal Governo. Ora la palla passa al Parlamento che potrà apportare ulteriori modifiche.

Ci tiene soprattutto il PD, che però come da tradizione ha almeno tre posizioni diverse in materia. Il PDL chiude a ogni modifica, il Terzo Polo sostiene la riforma di Monti ma anche la centralità dei partiti e del Parlamento. Qualcosa cambierà probabilmente.

I no decisi arrivano dall’opposizione. L’IdV sarà al fianco dei disoccupati, ha detto Di Pietro (e possiamo immaginare quanto un disoccupato sia interessato all’art. 18). La Lega è pronta a dare battaglia come nemmeno Cofferati al tempo dei 3 milioni in piazza. In maniera alquanto bizzarra, Maroni e Sacconi hanno rivendicato per sè e per Marco Biagi le intuizioni alla base di questa riforma. Schizofrenia.

A Palermo, le primarie non finiscono mai

Lunga vita alle primarie del centrosinistra, in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Quelle di Palermo, le ultime in ordine di tempo, meritano d’essere rapidamente riassunte.
1) Il Pd si presenta praticamente con non uno, non due, bensì tre candidati. Uno lo sostiene ufficialmente (Rita Borsellino), uno è un suo esponente vicino a Renzi (Davide Faraone), l’altro è un ex IdV sostenuto da quella parte di Pd che governa la Sicilia con Lombardo (Fabrizio Ferrandelli).

2) A un certo punto Faraone accusa il partito di finanziare la campagna della Borsellino, cosa inelegante e illecita.

3) Vince Ferrandelli. Rita Borsellino, che era favorita, non ci sta: fa ricorso ai garanti del Pd, sospetta brogli. I garanti confermano che ha perso (Rita Borsellino perde sempre, per qualsiasi cosa si candidi, e stavolta era pure appoggiata da Bersani, non aveva speranza praticamente, e comunque anche basta, ripeto, se perde sempre, ci sarà un motivo).

4) Dopo aver sostenuto le primarie di coalizione, l’IdV candida Leoluca Orlando (che aveva negato una sua possibile candidatura anche in aramaico) alla poltrona di sindaco per contrastare il suo ex compagno di partito. E nella battaglia tutta interna all’IdV tra il vecchio e il nuovo, già sappiamo chi perderà. Vero Bersani?

Scherza coi fanti ma lascia stare Pisapia

Il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, retwitta una battuta su Pisapia (“All’asta i volantini delle Br. Giuliano Pisapia vende la collezione privata?”), poi elimina il tweet e chiede scusa al sindaco. Per Repubblica “ironizza pesantemente”, è “una gaffe”. Dunque, ricapitolando. Per Repubblica, se sei di sinistra e fai una battuta pesante su uno di destra è satira. Se sei di destra e fai una battuta pesante su uno di sinistra devi chiedere scusa.

Marx è morto, la Fornero è al cimitero e anche Diliberto non si sente tanto bene

È scoppiato l’affaire Diliberto, che non è grottesco, di più.
Diliberto si fa una foto con una manifestante che indossa una maglietta con la scritta “Fornero al cimitero”. Messo sotto accusa per non essersi rifiutato di apparire a fianco a questa scritta di dubbio gusto, si giustifica dicendo che non si era accorto di nulla. Ma il terribile “popolo del web” è sempre in agguato e scova un video che mostra Diliberto discorrere lungamente con la signora prima di scattare la famigerata foto. A questo punto finalmente a parlare è la signora, che dichiara di piangere per quella scritta, di aver chiesto scusa al ministro Fornero scrivendole ben tre mail e – finale col botto – di essere stata influenzata da Facebook. Chapeau.

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