[Acidi e Basi] A cosa serve? Cinque domande oziose per benaltristi progressisti e forconi pidiellini


Pre-messa

Se qualcuno ha risposte non troppo intelligenti commenti pure. Siamo un blog autoritario ma con simpatie democratiche.

A cosa servono i Forconi Sardi? 

All’urlo di blocchiamo tutta la Sardegna è nata la mobilitazione dei cosiddetti forconi sardi. Etichetta orribile appiccicata (dai media) ad una manifestazione senza senso, senza uno straccio di programma o di proposta concreta. Il fine è protestare, il mezzo è bloccare tutto. Mezzo e fine coincidono. Perché impedire alle persone di vivere la loro giornata? Perché sequestrare le urgenze di ciascuno? Così. Del resto per capire lo spessore della cosa è sufficiente leggere le bacheche facebook di chi postava e ripostava appelli alla mobilitazione, tra parlamenti in fiamme e un Monti con le corna impegnato in atti di sodomia nei confronti del povero italiano innocente. 

A postare queste amenità (così come ad animare i tumulti siculi) sono in genere ex/futuri elettori di Berlusconi, forse delusi dall’aver votato i parlamentari che adesso approvano le leggi dell’odiato Monti. Ve lo ricordate il plebiscito del Sulcis alle ultime regionali vinte da Berlusconi? Se uno vuole la bici poi deve anche pedalare.

Ma sì: per dimenticare di avere contribuito a portarci dove siamo è meglio fare caciara, come fossimo alla fine di un’esibizione della Corrida. Il rumore aiuta a silenziare le coscienze, a frammentare le responsabilità. E se tutti son colpevoli non lo è nessuno. Tana salvi tutti. In Sardegna poi, sostenere che tutto il male venga da fuori e dagli altri è una specie di sport nazionale. Dove si vince sempre.

Campanacci, tamburi, forconi e blocchi stradali. Prova a chiedere buon senso e impegno quotidiano per cambiare le cose: le strade torneranno ad essere vuote come le parole d’ordine di questi rivoluzionari della domenica.

A cosa servono i Dipartimenti di Italianistica? 

C’è un piccolo cataclisma che sta colpendo i dipartimenti di italiano all’estero. Sono luoghi nei quali si insegna la lingua, la storia, l’arte, la cultura italiana. La loro sorte dipende naturalmente dal gradimento degli studenti, cioè dal numero di iscritti. In un contesto – quello del mondo universitario anglosassone – segnato a tutti i livelli da tagli molto duri e da forti ridimensionamenti, i dipartimenti di italiano sono tra quelli più colpiti, perché il numero degli iscritti è letteralmente crollato. Del resto, si vocifera, cos’altro ci si potrebbe aspettare se fino a ieri l’Italia andava in onda per le amanti di Berlusconi, Pompei che viene giù come una pera cotta e il Colosseo che rischia anche lui di fracassare a terra?

A cosa serve un giornale che chiude? 

Prova a cambiare la domanda. A cosa è servito aprire un nuovo giornale, tipo Sardegna 24 o Sardegna Quotidiano? È servito a trasformare – per qualche attimo – un luogo di oligopoli noiosissimi in un campo conteso, che secondo alcuni era l’anticamera del cambiamento. Iniziare. Serve, ogni volta, a spiegare (a chi dovrebbe avere orecchie per intendere) che i monopoli naturali non esistono e che la concentrazione dei mezzi dell’informazione in poche mani non è dovuta tanto allo strapotere di alcuni, quanto (soprattutto) alla scarsa voglia di mettersi in gioco degli altri.

E se qualcuno lo fa – mettersi in gioco – il suo esito infelice non deve per forza di cose tradursi nel solito onanismo provincialotto di chi gode per i fallimenti altrui più che per i propri successi. Se i quotidiani più letti (che però, in genere, sono anche quelli più ingessati) sentono il bisogno di farsi la plastica facciale ogni volta che nasce un nuovo giornale, cosa vuol dire? Vuol dire che ogni giornale nuovo disturba l’esistente. Per il solo fatto di esistere. Questa semplice constatazione dovrebbe bastare a convincerci che se il mondo sembra un enorme fossile, non è detto che lo sia.

Cambiare non è mai semplice, figurarsi in un postaccio come la Sardegna dove la gente considera buono solo quello che è antico. Però il gioco vale la candela. Forse siamo ancora in tempo per capire che è del mercato che abbiamo bisogno: non dei polli o dei voti, ma quello del talento e della capacità. Se un giornale chiude non è bello. Ma forse è l’occasione necessaria per riflettere meglio su quello che bisogna fare perché il mondo diventi più simile a come tanti lo vorrebbero: più aperto, complesso e plurale.

A cosa servono i consigli comunali on line? 

Principalmente servono a far dire a sindaci e amministratori che le cose importanti sono altre. Naturalmente lo dicono in modo ironico, affettato, con quel sorrisino da uomini/donne vissuti che la sanno lunghissima. Il campionato di bealtrismo ogni anno registra molteplici vincitori, i quali in genere oltre a non muovere un dito sul versante digitale non fanno nemmeno molte delle altre cose ritenute più importanti. Solo un agente patogeno può costringerli a cambiare atteggiamento: un gruppo di cittadini perdigiorno, un blog senza speranze, un insano senso civico che si impossessa di qualche post-adolescente troppo idealista. Solo gente così – definita “inaffidabile” dal politico scaltro – potrebbe cavare qualcosa di buono dal buco nel quale si è rinchiusa la politica locale, animata da certi rulli compressori di entusiasmo.

Comunque, a scanso di equivoci, questo blog sta organizzando uno spuntino nel supramonte di Baunei: un bel bicchiere di vino, pane a fette e benealtrismo da spalmare. Unu murzu energetico prima di tuffarsi a Cala Goloritzé. Così, per chi non ha benaltro da fare.

A cosa serve un sito istituzionale con perenni lavori in corso? 

Rispondere con una domanda non è mai educato. Ma tant’é: Perché il comune di Nuraminis è perennemente infognato nei lavori in corso del suo sito istituzionale? Misteri della fede vacillante dell’elettore. Un annetto fa il sito era stato presentato con tanto di squillo di trombe(tta). Nel frattempo tra diffide, interviste anonime rilasciate dal sindaco e mattanze di tonni moderati, il sito non è mai andato veramente a regime. Perché? Non si sa. A parte l’esilarante aggiornamento (una slideshow contenente due foto in homepage), a farci uscire letteralmente di testa sono le icone fine anni 90 in .gif con l’operaio che lavora per indicare “lavori in corso”.

Diteci che è uno scherzo di carnevale. Diteci che il Comune sta preparando un carro per la sfilata dove tutti si vestono da icone html. No perché se è così partecipiamo anche noi. Ci vestiamo da frecce.

I cantieri dei lavori per ‘sto benedetto sito di Nuraminis sembrano quelli per la Salerno-Reggio Calabria. Forse perché invece che un sito devono fare una piccola Matrix. Al povero cittadino che entra nel sito verrà chiesto: Pillola blu o pillola rossa? E vai con un viaggio de paura. Comunque, la confusione generata da buche, fossi e rallentamenti ci ha fatto perdere di vista l’archivio dei consigli comunali on line.

Sparito!

Ma guarda un po’.

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