[Lungo i bordi] Selargius. I vigili decidono chi puoi ospitare a casa tua.


Non capita tutti i giorni di vedersi piombare in casa nove persone (tra vigili urbani e funzionari del comune di Selargius) che intimano agli ospiti di andarsene immediatamente. È quanto accaduto ad Antonello Pabis, presidente dell’associazione sarda contro l’emarginazione (ASCE) e alla famiglia rom, composta da due anziani genitori e i loro tre figli, di cui uno padre di due bambine, rispettivamente di 13 mesi e 5 giorni, che viveva nella sua proprietà, a Selargius appunto. È lo stesso Pabis a raccontare come sono andati i fatti.

Lei ospitava all’interno della sua proprietà la famiglia Sulejmanovic da circa un anno: cos’è avvenuto il 3 novembre scorso?

Verso le 9:30 un gruppo di nove persone (sette vigili urbani e due funzionari comunali) sono entrati nella mia proprietà superando un cancello in quel momento aperto e, rivolti ai Rom presenti ed ai quali avevo affidato la custodia del luogo, hanno ordinato lo sgombero delle persone e delle cose. Sebbene la madre delle due piccole avesse ancora i punti di sutura dell’ultimo parto cesareo, il comandante dei vigili ha insistito affinché fosse immediatamente abbattuta una baracchina realizzata per difendere la neonata dal freddo invernale. Nemmeno l’arrivo di suo marito e del giovane cognato, e l’intervento di due volontarie dell’Asce, ha smosso il comandante dei vigili dal suo atteggiamento.
Io stesso li ho invitati ad allontanarsi perché violavano le corrette procedure di legge e la mia proprietà, ma ho dovuto aspettare alcune ore prima che decidessero di andarsene.

Si è trattato di un’operazione dalle modalità inusuali da parte dei vigili urbani: sono intervenuti senza mandato e non è stato fatto un verbale del loro intervento; per quale motivo, secondo lei?

Più che inusuale, direi assurdo e fuorilegge, estraneo alle corrette procedure indicate dalle norme giuridiche. Mi chiedo anch’io il perché! Forse per scarso senso del diritto e ignoranza sulla legittimità degli atti che stavano compiendo? Forse per prepotenza, arroganza e presunzione di essere al di sopra della legge? Forse perché le pressioni delle autorità comunali sono apparse più difficili da respingere rispetto alle proteste dei Rom? In questo caso sarebbe stato più logico e doveroso chiedere al sindaco che firmasse un’ordinanza, ma è probabile che il sindaco sapesse che nemmeno un’ordinanza avrebbe potuto prevedere lo sgombero immediato…

Ha parlato di “pressioni” nei confronti dei Sulejmanovic: sono accaduti altri episodi in passato?

Sì, ci sono stati inviti pressanti, con ripetute visite dei vigili urbani, affinché mi liberassi dei miei ospiti. Ho persino parlato col sindaco per pochi minuti e anche lui affermava (senza mettere per iscritto…) che i Rom dovevano andar via. Al sindaco proposi, a parole e per iscritto, di convocarmi per trattare civilmente la questione, nei termini della legge e del buon senso. Non ho mai ricevuto risposta e, di conseguenza, non sono mai stato convocato”.

Lei ha sporto querela contro i vigili urbani e due funzionari del comune, e inviato una segnalazione ad Amnesty International: a più di un mese di distanza cos’è avvenuto a riguardo?

Più precisamente ho querelato il comandante, 3 vigili e un funzionario. Gli altri sono usciti dalla mia proprietà appena l’ho chiesto. Per ora tutto tace. Amnesty International terrà conto della nota nella illustrazione della condizione dei Rom in Italia”.

Una donna della famiglia necessitava di cure mediche al momento del tentato sgombero poiché aveva partorito da pochi giorni: come sta adesso? Dove si trova in questo momento la famiglia?

La donna sta bene e la famiglia si trova all’interno della mia proprietà e il fatto che siano ancora tutti lì, nonostante il dimostrato desiderio di mandarli via, mi sembra la migliore riprova che abbiano tutti i diritti di starci, almeno per ora. Questa storia mi riempie di tristezza, i Rom sono miei ospiti e al Comune non ho mai chiesto nulla; al contrario mi sono occupato di questioni che meglio potremmo affrontare se ce ne occupassimo come collettività, con le nostre civili istituzioni. Se ci fossero cento persone disposte ad ospitare una famiglia nella loro proprietà, se ci fossero cento persone disposte ad affiancare una famiglia rom e a supportarla nel difficile ma possibile e necessario processo di inserimento sociale, potremmo anche fare a meno del Comune. Un’attenzione particolare dovrebbe essere riservata ai bambini, ma dovremmo anche considerare che gli adulti non sono altro che i bambini di ieri, ai quali evidentemente sono stati negati diritti e opportunità.
Ovviamente non mi riferisco ai tantissimi Rom che hanno una vita rispettabilissima, esemplare anche per i gagè (così ci chiamano). Penso, ad esempio, al mio caro amico Fadil, che ogni mattina accompagna sua figlia alle scuole superiori, dove frequenta il terzo anno. Più di una volta Fadil mi ha detto che è prontissimo a sostenere sua figlia anche negli studi universitari, se deciderà di intraprenderli”.

Cosa si può dire riguardo l’assistenza o l’assistenzialismo?

Sono due cose diverse. Io sono nettamente contrario all’assistenzialismo, non è vera assistenza, non è quello che serve, non ti aiuta a crescere e risolve il problema solo momentaneamente. Voglio invece gridare forte che le persone svantaggiate, private ieri di diritti e opportunità, hanno maturato il diritto ad essere assistiti per recuperare, per quanto possibile, migliori condizioni di vita. La questione Rom è la cartina di tornasole della nostra civiltà: chi comprende o si appresta a comprendere, senza pregiudizio e con onestà intellettuale, la questione Rom ha migliori possibilità di capire la triste condizione di quanti vivono una vita di abbandono e di emarginazione o di difficoltà soprattutto nei quartieri poveri e degradati delle città. Al contrario, chi non ha sensibilità verso la condizione zingara, non ce l’ha o ce l’ha molto scarsa anche verso la condizione degli altri, tanti, troppi ultimi delle nostre comunità”.

2 thoughts on “[Lungo i bordi] Selargius. I vigili decidono chi puoi ospitare a casa tua.

  1. Antonello ci sta dando un bellissimo esempio di condivisione e vicinanza verso una famiglia senzatetto e per di più Rom, categoria particolarmente emarginata. Il suo invito mi fa molto riflettere: “se ci fossero 100 persone disposte ad ospitare una famiglia nella loro proprietà, se ci fossero 100 persone disposte ad affiancara una famiglia rom e a supportarla nel difficile provesso di inserimento sociale, potremmo anche fare a meno del Comune”. E’ possibile che le istituzioni non colgano un caso del genere come esemplare e ricco di bellissime potenzialità ? Il Comune dovrebbe subito aprire un dialogo, come Antonello ha chiesto, dovrebbe cogliere l’apertura che viene dalla società civile, e invece … quello che è successo è assurdo. Mariella.

  2. La parole di Antonello sono di assoluto buon senso. Ci rivelano quanto sia urgente moltiplicare le occasioni di riflessione e di confronto su temi come quelli presentati nel post. Non solo tra cittadini e istituzioni, ma anche tra cittadini. I quali spesso condividono pregiudizi e luoghi comuni (alcuni dei quali pericolosi sopratutto per chi se ne fa portatore) dovuti a scarsa conoscenza delle questioni, che proprio perché complesse si tende a semplificare in modo brutale.

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