[Acidi e Basi] Ha vinto Berlusconi.


Fonte immagine: ilPost

È finita ancora una volta con le monetine, come nel 1993. Allora su Craxi, oggi su Berlusconi: le monetine sugli sconfitti sono un genere che tira, in Italia. Ai lanciatori di oggi andrebbe ricordato che quelli del ’93 erano fascisti, fascisti del Movimento Sociale Italiano, e qualcosa vorrà pur dire.

Silvio Berlusconi si è dimesso sabato alle 21.42. Forse  si è chiusa un’era: lo si vedrà nei prossimi mesi. Forse no. L’effetto-Berlusconi è ancora ben visibile fra quelli che – al momento – si considerano e vengono raccontati come vincitori.

Silvio Berlusconi lascia Palazzo Chigi perché ha fallito. Nel 1994 si presentò promettendo la rivoluzione liberale, nei successivi diciassette anni i (quattro) governi da lui guidati sono stati statalisti, anticoncorrenziali e clericali come forse nemmeno quelli della Prima Repubblica a guida democristiana.

Berlusconi ha fallito come Presidente del Consiglio ma ha plasmato il Paese come nessun altro. A partire dai suoi stessi avversari, diventati nel tempo i migliori oppositori possibili per uno come lui. Berlusconi lascia ma non ha ancora perso. I vincitori di oggi, invece, sono ancora una volta i veri sconfitti.

Si pensi a Bersani e al suo Partito Democratico, costretti a sostenere quello che sarà forse il governo più sinceramente di destra della storia repubblicana, forse l’unico governo che potrà definirsi non solo liberale ma decisamente liberista. Mario Monti arriverà per fare quello che avrebbe dovuto fare Berlusconi, mettere in pratica le direttive della famosa lettera dell’Unione Europea. Ma la maggioranza del Cavaliere era ormai troppo esigua e forse troppo debole era la sua stessa volontà politica, perché con le elezioni comunque alle porte sarebbe stato un problema assumersi la responsabilità unica delle lacrime e del sangue.

Ci penserà il Pd, quindi, a mettere i numeri necessari. Si pensi poi a quelli che inneggiano alla caduta di Silvio e al Paese liberato e sono gli stessi che in queste settimane si accampavano con gli indignados contro la BCE e gli speculatori: da lunedì il loro Presidente del Consiglio sarà proprio l’uomo venuto dall’Europa, quel Mario Monti che ebbe a dire “Berlusconi va ringraziato, perché nel ’94 ci ha salvato dalla Sinistra di Occhetto aprendo alla rivoluzione liberale”. Quel Mario Monti che solo all’inizio dell’anno accusava la sinistra italiana di portare avanti un “arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati” e che è “un grosso ostacolo alle riforme”. E che, a proposito di riforme, nello stesso intervento, lodava la Gelmini e Marchionne.

Berlusconi ha svuotato di identità e contenuti politici gli avversari, occupando con la sua figura ogni spazio. E ora che ha finalmente fatto il passo indietro richiesto, in prima fila restano i suoi oppositori – quelli seduti in Parlamento e quelli che festeggiano in piazza, con spumante e monetine – che si ritrovano con in mano il cerino di un programma di governo da mandare giù in silenzio, scritto dagli odiati banchieri e che parla di riduzione del costo del pubblico impiego, liberalizzazione dei servizi pubblici locali (con tanti saluti al referendum del giugno scorso), riforma del mercato del lavoro.
In definitiva, non c’è nessuna liberazione da festeggiare, perché Berlusconi ha vinto.

11 thoughts on “[Acidi e Basi] Ha vinto Berlusconi.

  1. Davanti al Raphael non c’ero, qundi non posso dirlo con certezza, ma negli anni il colore politico che si è data a quella contestazione era un altro (e non sono stati gli ex pidiessini a sfilarsi).
    Ma il succo del discorso non cambia, visto che parliamo di gente che si riempie la bocca con parole come costituzione, democrazia e balle varie, è il caso che sappiano chi prima di loro ha compiuto queste “gesta”.

  2. Proprio quelli che tiravano monetine negli anni Novanta, proprio quelle forze politiche che allora cavalcavano l’onda di Tangentopoli oggi si indignano per i fischi ad un presidente del consiglio uscente che (in senso provocatorio) è oggettivamente vittorioso, perché è riuscito a conservare tutte le incrostazioni di potere italiane dopo aver vinto le elezioni con la promessa di cancellarle.

    Come nel 94 qualcuno (oggi soprattutto a destra) ha gridato al complotto, alla congiura internazionale perfino. Però ci si dimentica che la maggioranza di centro-destra berlusconiana si è dissolta (oltre un anno fa e prima che si sentisse parlare di spread) per implosione, senza il minimo contributo da parte delle opposizioni.

    Mirko non sono d’accordo sull’assioma destra=liberismo (categoria quest’ultima tutta italiana) e trovo perfettamente naturale che una sinistra post-ideologica possa occupare il campo del liberalismo sociale ed economico, soprattutto in presenza di una destra sociale, socialista e clericale.

    Del resto la percentuale di uomini di sinistra presenti nel governo uscente è altissima: Tremonti, Sacconi, Frattini, Brunetta sono tutti socialisti, Bondi ha militato per decenni nel Pci del quale è stato anche sindaco. La lista potrebbe proseguire con Maroni, il sottosegretario Craxi. Per non parlare di Berlusconi, come noto amico (e elettore) di Bettino Craxi.

  3. Dici bene, categoria tutta italiana, ma di Italia si parla e in questo senso al contesto italiano io mi sono riferito. E se è vero che una sinistra post-ideologica può (forse deve?) approdare a un liberalismo socio-economico (penso al New Labour di Blair, ad esempio), è anche vero che la nostra sinistra di post-ideologico ha solo, e mica tanto convinta, l’aspirazione. Perché il post-ideologico della sinistra italiana, parlo in questo caso del Pd (ex PDS-DS), si risolve nell’aver cambiato nome e nell’aver aperto, in maniera piuttosto goffa, a esser buoni, alla cosiddetta flessibilità del mondo del lavoro a metà degli anni Novanta.
    Per il resto, superata (sarebbe meglio dire, accantonata) l’ideologia pre-89, quello che negli anni è venuto a crearsi è un contenitore (il PD) vuoto d’identità e contenuti. In questo senso l’approdo al liberalismo di Monti, se avverrà (e in parte sta avvenendo) non sarà una scelta attiva, ma passiva. Sarà un approdo che il partito democratico subirà perché incapace di darsi autonomamente una direzione. Un approdo che quasi certamente, peraltro, gli farà perdere gran parte del consenso di cui attualmente dispone, probabilmente in favoro di quella sinistra meno post-ideologica, più “tradizionale”, che si mostrerà, coi suoi noti slogan, molto più rassicurante verso un elettorato che negli anni la dirigenza del pd ha rinunciato a, mi viene da dire, educare. Perché non si può essere rassicuranti, quando si deve scegliere la direzione di un partito e di un Paese. Invece iol Pd (e prima il pds e i ds) hanno scelto di non darsi un’identità, di “accontentarsi” d’essere dall’altra parte rispetto a Berlusconi. E ora che Berlusconi, il liberale monopolista, una specie di mostro mitologico impossibile da contrastare sul terreno “ideologico”, si è fatto da parte, il pd si ritrova a sposare ricette che sono lontane da quella certa idea di sinistra a cui si è stancamente aggrappato.

  4. Condivido solo in parte. Perché se è vero tutto quello che dici – e cioè che per mero opportunismo partitico i pds-ds ecc non hanno mai veramente fatto i conti con la propria storia, e che hanno preferito sedersi alla tavola imbandita e prebendata dell’antiberlusconismo invece che costruire una seria alternativa di governo – è altresì vero che da tempo (e non da oggi, non a causa dello spread, né di un capo dello Stato decisionista e abilissimo) il pd nei fatti incarna (o prova a incarnare) una politica di liberalismo economico.

    Non si spiega se non così l’intera esperienza di governo di Prodi messo in minoranza prima da berninotti (incapace di spiegare ai suoi le politiche economiche dell’ulivo) poi da Mastella (che ha approfittato dei pessimi rapporti del governo col Vaticano, incavolato per le proposte di legge sulle convivenze civili).
    Soprattutto l’ultimo governo prodi, con le liberalizzazioni di Bersani, con il ministero della Bonino, con l’economia a Padoa Schioppa è stata (nel contesto italiano) una delle cose più liberiste che abbiamo avuto (forse ad eccezione dei governi “tecnici” post-tangentopoli e di quelli degasperiani).

    E tutto ciò nonostante Prodi avesse una maggioranza risicatissima, e a fare quelle robe là rischiasse tantissimo.
    Al contrario, Berluscono con la maggioranza parlamentare più grande della storia della Repubblica non ha fatto uno straccio di riforma liberale: è stato il baluardo delle corporazioni, della magistratura, delle lobby italiane.

    Il fatto che oggi il Pd sostenga indefessamente Monti va visto secondo me come esito di questo sviluppo. Allo stesso modo, Berlusconi sa che un governo Monti che faccia le liberalizzazioni non farebbe altro che accelerare il suo tramonto, contribuendo inoltre a orientare il giudizio storico sulla sua esperienza di governo.

  5. Se mi dici che Bersani ha fatto cose più liberiste di Berlusconi siamo d’accordo. E anche sul governo Prodi. Ma a ventidue anni dalla caduta del muro, questa “svolta” è talmente poco digerita da creare ancora disagi. Io penso che nel partito laburista attualmente nessuno si vergogni di definirsi a favore del libero mercato, per dire. Qui è ancora abbastanza comico sentire come un ex comunista si divincola di fronte a certe questioni.
    E a parte questo, credo che dal governo Prodi al pd, riguardo a questo punto, il passo indietro sia stato abbastanza netto. La ricerca di un equilibrio interno tra ex, post, furon, è abbastanza affannosa e la sintesi è ancora lontana.
    Inoltre, se è vero quello che dici riguardo al “coraggio” di Prodi nel portare avanti certe battaglie pur con una maggioranza risicatissima, è anche vero che il pd incontra ancora molta difficoltà a venderle presso il suo stesso elettorato. Il punto è questo. L’elettorato del pd è ancora in gran parte, tradizionalmente, “di sinistra”, e il pd non riesce a emanciparsi dal derby all’ultimo voto con vendola, per dire, o ferrero, diliberto, chissà chi altro. Questo vuol dire che quell’identità di cui si parlava non è stata ancora raggiunta.
    (Il rapporto coi Radicali, da questo punto di vista, è significativo).

    Ovviamente questo non significa che Berlusconi abbia fatto meglio, anzi. Basti pensare alla questione Alitalia (e sul campo dei diritti al caso Englaro).

  6. Sì, certo che sì. è ovvio che questa sinistra è paleolitica e il pd lo mandi giù come un uovo scaduto. Però discutevo del fatto che, per come la vedo io, un governo lib lib è più digeribile oggi da sinistra che da destra. E questo perché lo zoccolo duro dei vecchi comunisti oggi (anzi ieri) non vota(va) più il partito di Bertinotti (che si è letteralmente dissolto) e manco il demagogo fattucchiere Vendola ma la Lega al nord e ilPdl (o la Destra di Storace) al centro sud.
    Cioè: è proprio tutto il rimescolamento elettorale che ha portato Bersani a subire il referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici (e le municipalizzate), il quale referendum, alla fine, ha visto vincitore non solo e non tanto il mutevole (in 24h) Di Pietro, ma soprattutto La Lega.

    Quindi con tutti i passaggi assurdi italiani il quadro è questo qui. Cioè una destra di impianto oggettivamente socialista e centralista e una sinistra (potenzialmente) liberale.

    Sembra un incubo e forse lo è.

  7. In effetti questa situazione che descrivi è interessante e abbastanza condivisibile.
    Resta un punto però su cui non riesco a essere totalmente d’accordo. Tu dici che “Berlusconi sa che un governo Monti che faccia le liberalizzazioni non farebbe altro che accelerare il suo tramonto, contribuendo inoltre a orientare il giudizio storico sulla sua esperienza di governo”. E’ un’interpretazione suggestiva, forse sarà persino esatta, eppure ancora ho dei dubbi.
    La situazione attuale, provando a riassumere, vede pd e terzo polo sostanzialmente “costretti” a sostenere Monti, si sono esposti troppo per fare gli schizzinosi su singoli provvedimenti (le pensioni ad esempio). Sicuramente Bersani non vorrà addossarsi la colpa di far fallire un governo che ha sponsorizzato dalla prima ora come fondamentale per “salvare” il Paese.
    Il pdl si è invece lasciato le mani libere, avrà molto probabilmente i numeri per essere decisivo e negare la patrimoniale (e forse il ritorno dell’ici e la tassazione delle rendite finanziarie, se Monti andrà in questa direzione).
    Alla fine dei giochi, se riuscirà a giocarsi le sue carte e a mantenere unito il partito (ovviamente questa è l’impresa più ardua), potrebbe aver indirizzato l’azione di Monti quasi a piacimento e magari rivendicare le cose buone fatte (che lui avrebbe sempre voluto fare quando governava ma che gli alleati gli hanno sempre impedito di fare).
    E’ uno scenario, difficile ma non impossibile. Berlusconi, al momento, essendo in disgrazia, ha solo da guadagnare. Bersani, che pure i sondaggi davano in vantaggio, tutto da perdere.

  8. Secondo me la palla non è più nel campo del Pdl. Il punto vero è che Monti vuole avere dei ministri politici, espressi dai partiti, perché non vuole subire le loro mani libere. Vuole che si prendano la responsabilità (eventualmente) di sfiduciare un governo con un loro esponente.
    è questa qui la partita che si gioca adesso. Mentre Pd e Pdl ripetono il karma del “passo indietro dei partiti” e del governo di soli tecnici, Monti preme perché facciano “un passo in avanti” e si facciano corresponsabili delle scelte del governo.
    e se lo faranno e si otterranno i risultati sperati, beh allora la fine di Berlusconi sarà definitiva e operativa.
    Su tutto campeggia e vigila Napolitano che vuole fortissimamente riportare all’ordine gli scolaretti indisciplinati. La campanella è scoccata.
    In tutto questo davvero a rischiare davvero sono le ventennali posizioni conquistate da Lega e Pdl al Nord, mentre ad avere il vento in poppa è Fini, che oggi ha fatto pace con Alemanno, si sta sganciando da Casini e punta dritto dritto ad essere la nuova destra: liberale, sobria, europeista, praticamente tutto quello che Monti rappresenta.
    E anche il Pd se non se la gioca male, potrebbe intraprendere la strada di un lib lab europeista e federalista.

    Oremus.
    :)

  9. Sei troppo ottimista :) E dai pure credito a Fini…voglio dire…Fini. Quell’uomo ha un talento per dilapidare occasioni. E sarà sempre un numero due. Alemanno poi viene dall’esperienza riconosciuta di peggior sindaco di Roma, non so se è il caso di riavvicinarsi a lui ;)
    Peraltro, Casini è già pronto per il quirinale. A quel punto le mosse del terzo polo andranno seguite con attenzione. Supponendo che Fini, come ha fatto intuire, si sposti nuovamente a destra (e quanti elettori lo seguiranno nell’ennesima giravolta?), che faranno gli altri udc? e che faranno i tabacci e i rutelli? moriranno democristiani? e il pd continuerà a guardare a loro o a sinistra?
    Quel “se il pd non se la gioca male” è poi un periodo ipotetico dell’irrealtà, sotto sotto si stanno già menando :)
    Ma ti assicuro che vorrei la indovinassi tu stavolta :)

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