[Genova] Gli architetti avevano ragione


Genova: cementificazione selvaggia

Genova, 31 gennaio 2011. Un gruppo di architetti italiani,  facenti parte degli studi di progettazione Baukuh, Gosplan, Obr, Sp10studio, Una2 (con sede a Genova) hanno sottoscritto un manifesto provocatorio e visionario dedicato alla capitale ligure: genovamenounopercento (GE-1%)

Si tratta di un programma di riprogettazione della città all’insegna della demolizione: totalmente gratuito, mette al centro nuovi modelli urbani, necessari per ottenere una città bella ed efficiente.

“Il boom edilizio degli anni ’60 e poi la perdita rapidissima di quasi un terzo della popolazione lasciano sul terreno un paradosso: da un lato circa il 10% di case vuote, dall’altro un territorio saturo di palazzi fin nel fondo delle valli e in cima ai monti”, affermano gli architetti nel manifesto, “L’obiettivo è quello di demolire l’1% del costruito, creare nuovi vuoti urbani, nuove aree verdi e migliorare la qualità della vita”.

Per rispondere alle esigenze abitative dettate da una stagione industriale ormai lontana, Genova è cresciuta in modo disordinato e frenetico. Sono stati costruiti palazzoni ovunque, ipotecando così la possibilità di realizzare aree verdi e strutture per la mobilità.

Il  manifesto ha l’obiettivo di affrontare e risolvere questo limite, attraverso il coinvolgimento dei  genovesi nel processo di pianificazione di una città più a misura d’uomo: “ognuno può segnalare un edificio che vorrebbe demolire”, dice l’architetto di Baukuh. L’edificio potrà essere fotografato e postato su un sito creato ad hoc (www.genovamenounopercento.it). Dopo la demolizione la popolazione sarà nuovamente chiamata a esprimersi una volta completata la progettazione.

Così recita il quinto punto del manifesto:

La demolizione è un atto positivo; Demolire per liberare spazio; Demolire per piantare alberi; Demolire per circolare meglio; Demolire per ricostruire meglio; Demolire per risparmiare energia; Demolire per difendere il territorio; Demolire per valorizzare il paesaggio

Sono passati nove mesi dalla pubblicazione del manifesto GE-1%. Nel sito internet è presente una sezione dedicata agli edifici da demolire, corredata da fotografie inviate dagli utenti. E’ stato creato anche uno spazio facebook. Gli stessi architetti, dopo aver lanciato la campagna di partecipazione rivolta ai genovesi, hanno promosso l’iniziativa in diversi modi: sul web, sui quotidiani locali, in conferenze d’architettura, nelle università.

L’amministrazione comunale di Genova come ha accolto  l’iniziativa? Non è dato saperlo.

Certamente il dibattito libero e di ampio respiro promosso dagli architetti è stato ancora una volta schiacciato dagli spazi stretti delle scelte istituzionali. Oggi, a ricordarci quale importanza potesse avere la proposta è stata una tragedia, una catastrofe idrogeologica.

Per quanto ancora dovremo continuare così? Com’è possibile ricostruire gli ambiti di dibattito e discussione sul futuro delle città avvicinando cittadini e professionisti e concretizzando in azione politica i risultati?

Ancora per quanto, le nostre amministrazioni favoriranno la rendita immobiliare e l’abbandono della città alla dittatura dell’incuria?


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