Rubano il corpo di Garibaldi e donna Eleonora se la ride


Garibaldi nuovo Salvatore

È il 150° dell’Unità d’Italia. Ne abbiamo visto e sentite tante. In Sardegna poi è in corso una vera e propria guerra tra nazionalismi per accaparrarsi i santi da sistemare nei rispettivi musei di storia inventata. L’amministrazione comunale di Oristano ritiene che Eleonora d’Arborea sia una donna del Risorgimento italiano. I torti non ce li ha tutti. Anche perché la statua oristanese della mitica reggente sarda venne fortemente voluta (e pagata) proprio dai patrioti sardi del Risorgimento, con l’intento di collocarla accanto agli altri eroi “italiani” (Michelangelo, Dante, Cristoforo Colombo ecc ecc).

In altre parole, se oggi Eleonora d’Arborea è santificata dai sardi, se è alto il suo nome nella retorica dei nuovi nazionalismi statolatri dell’indipendentismo, lo si deve al romanticismo del Risorgimento, perché è stato lui a inventarne il culto

Comunque la verità storica non sta nel mezzo, ma su in alto da dove donna Eleonora ci guarda; nata e cresciuta a Barcellona, aveva di catalano il suo primo cognome (Bas), e della nazione sarda (come di quella italiana) se ne infischiava quanto di dischi volanti.

Di nazioni ne sapeva moltissimo, invece, Giuseppe Garibaldi, altro santo laico, al quale la devozione popolare italiana (e non solo) guardò come oggi si guarda a Padre Pio: popolani colpiti da malattie incurabili si risvegliavano dicendo di essere stati miracolati dall’Eroe dei due mondi; antiche confraternite sostituivano le immagini di stanchi santi cattolici con quella del Generale; donne infioravano le strade prima del passaggio del novello San Giuseppe (proprio come si fa ancora oggi per le processioni più sacre).

La religione civile garibaldina fu uno straordinario strumento di comunicazione di massa, capace di veicolare concetti complessi e rivoluzionari come nazione, libertà, popolo, italianità attraverso simboli comprensibili e rassicuranti per tutti. Nell’immaginario collettivo, Garibaldi divenne così il moderno salvatore laico, intercessore benedetto e infallibile, uomo-eroe capace di riempire, nel 1849, il vuoto sacrale seguito alla fuga di Pio IX da Roma.

La sua Caprera era luogo di pellegrinaggi mistici, dove l’economia di mercato era bandita a favore del dono: immaginette votive da lui firmate e brandelli di camicia rossa da lì partivano verso l’Europa, alla stregua di reliquie. Bruciando il proprio corpo dopo la morte, Garibaldi intendeva farne sorgente infinita di reliquie, da diffondere attraverso una rete globale di discepoli.

Ecco perché il Generale-agricoltore non volle essere sepolto, ma cremato in una grande (santa) pira. Lo scrisse nel suo testamento, mai rispettato. La sua morte non fu (né poteva essere) un fatto privato, ma questione di Stato. E lo Stato decise di seppellirlo.

Recentemente, la pronipote Anita ha confermato di aver ricevuto il permesso per la riesumazione del corpo dell’Eroe da parte del ministero dei Beni culturali. Ma tutto si è fermato perché “quattro mesi fa sono stata minacciata. Non è dato sapere da chi, ma Anita lo definisce un “potere forte, un personaggio dell’amministrazione locale dietro al quale stanno grandi forze. Mi ha detto che se fossi andata avanti mi sarebbe accaduto qualcosa di brutto”. Il sospetto è che in realtà in quella tomba il corpo del bisnonno non ci sia più. Insomma, Garibaldi potrebbe essere stato rubato.

Di santi trafugati  ce ne sono stati tanti, anche nell’ambito delle religioni delle nazioni. Oggi gli indipendentisti accusano gli “italiani” (a colpi di trekking) di avergli rubato Eleonora. Trafugata alla “vera” storia sarda, quella che resiste ad “ogni forma di revisionismo storico e culturale” (qualsiasi cosa voglia dire). La nostra eroina sarda, ghignante e maestosa, a chi appartiene? Agli indipendentisti sardi o ai patrioti italiani? Appartiene alla storia nazionale sarda o a quella italiana?

Certo, non basta controllare a chi è intestata la fattura della statua che campeggia in Aristanis. Bisognerebbe chiedere direttamente a lei: “Donna Eleonora, lei si sente più sarda o più italiana?

Lei se la ride, perché a differenza di tutti noi (e di San Garibaldi), lei è libera. Nella splendida e fertilissima età medievale si poteva vivere, morire, decidere, uccidere, governare, vincere o perdere dentro un spazio di mentalità non ancora contaminato dalla religione della nazione. Non era necessario farsi capire dalle masse contadine. Non era necessario suscitare sentimenti di riscatto nella popolazione sulla quale si regnava (o alla quale si chiede il voto). Eleonora non voleva il riscatto dei suoi contadini, né dei suoi stessi servi.

Perché avrebbe dovuto? L’obiettivo suo (e della sua dinastia) era guadagnare autonomia, centralità e autorevolezza nell’ambito della polis aristocratica e transnazionale del suo tempo; così da poter soddisfare le proprie urgenze familiari (e dunque istituzionali) entro la dimensione sociale e territoriale nella quale esse nascevano e si svolgevano: quella cristiano-mediterranea.

Altro che Garibaldi, altro che Italia, altro che nazione sarda.

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