[Cagliari] Bufera sull’Ersu. 32 dipendenti indagati per troppe assenze


Timbra (ma poi non uscire)

Ersu quanto ti amiamo. Prima è stato il turno dei nostri post dedicati alla difficile condizione dei ragazzi disabili della casa dello studente di via Trentino; adesso diamo invece spazio all’articolo comparso su L’Unione Sarda di oggi. Al centro sempre l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario o, per meglio dire, 32 dei suoi dipendenti, indagati dall’autorità giudiziaria per troppe assenze. Ecco il pezzo.

L’Unione Sarda, 27.10.2011

Ai carabinieri arrivavano molte segnalazioni: gli uffici dell’Ersu erano spesso sguarniti e i clienti si lamentavano. Così, due anni fa, i militari avevano organizzato un servizio di controllo. In borghese, si erano appostati e avevano annotato entrate e uscite. Il risultato di quel lavoro è stato descritto in una dettagliata informativa consegnata al sostituto procuratore Guido Pani che ha aperto un fascicolo per truffa aggravata ai danni dell’ente regionale per il diritto allo studio.

I successivi accertamenti hanno individuato molti dipendenti dell’ente, forse troppi, in verità quasi tutti, lasciare il posto di lavoro. Ed erano stati iscritti nel registro degli indagati per truffa. Dopo sei mesi lo avevano pure saputo attraverso la notifica della proroga delle indagini. Che, però, si sono presto arenate davanti all’impossibilità di dimostrare che, nel momento in cui i dipendenti erano fuori ufficio, in realtà risultavano dentro. Insomma, mancava la prova della truffa. Di lì la conclusione del pm Pani: archiviazione.

GLI INDAGATI Il giudice delle indagini preliminari, invece, non ha evidentemente ritenuto che fossero stati effettuati tutti gli accertamenti necessari. Così non ha accolto la richiesta di archiviazione e ha fissato, per il 16 dicembre, un’udienza in cui deciderà il da farsi. Molto probabilmente ordinerà nuovi atti istruttori al magistrato che ha coordinato le indagini dei carabinieri.

Ecco perché 32 dipendenti dell’Ersu, in sostanza un ufficio intero, restano sulla graticola giudiziaria. Si tratta di Augusto Ortu di Monserrato, Franco Figus di Quartu, Maria Pia Gerina di Elmas, Egidio Loche di Quartu, Mario Gonario Noli di Sinnai, Ivana Perra di Serdiana, Rossella Pinna di Settimo San Pietro, Olivio Melis di Decimomannu, Salvatore Zurru di Cagliari, Rosanna Arcerio di Monserrato, Francesco Puddu di Cagliari, Maria Rita Farris di Sestu, Maria Teresa Concas di Quartu, Giada Casti di San Sperate, Danilo Sarigu di Elmas, Maria Grazia Medda di Serramanna, Antonello Giuliano Frau di Decimomannu, Lorenza Bertolini di Siddi, Anna Patteri di Quartu, Lorena Pilloni di Quartu, Pietro Orrù di Serrenti, Roberto Masala di Cagliari, Alessandro Puddu di Cagliari, Carla Farris di Sestu, Gianfranco Fadda di Capoterra, Stefano Basciu di Cagliari, Anna Rita Zucca di Serramanna, Enrico Meloni di Quartu, Luigi Serra di Villacidro, Paola Tuveri di Cagliari, Giorgio Cuccu di Elmas, Cinzia Porcedda di Sestu.

Tutti hanno già nominato i difensori di fiducia in vista dell’udienza davanti al giudice Giovanni Massidda e ora la vicenda giudiziaria è nelle mani degli avvocati Stefania Scamutzi, Giuseppe Andreozzi, Rita Sanna, Athos Cadeddu. Quanto all’Ersu, sarà tutelato dall’avvocato Luca De Angelis.

LE ASSENZE La storia che ha portato 32 persone sotto inchiesta non è chiarissima anche perché, al di là del reato contestato e dei nomi degli indagati, si sa davvero poco.

Sembra di intuire che il giudice Massidda abbia intenzione di ordinare nuove indagini al pm Pani per acquisire alcuni dati legati al badge o comunque ai registri delle presenze in ufficio. All’Ersu è tutto informatizzato e dunque non dovrebbe essere difficile rilevare le presenze in ufficio di ogni singolo dipendente. Il problema sta tutto qui: i carabinieri hanno notato che quasi tutti i dipendenti dell’Ersu lasciavano il posto di lavoro in un orario in cui, in teoria, sarebbero dovuti essere dietro la scrivania. Gli inquirenti devono però provare che gli assenti risultavano effettivamente presenti in ufficio: solo in quel caso si potrebbe contestare il reato di truffa ai danni dell’ente regionale.

Le indagini fino a questo momento non hanno acquisito i dati relativi alla registrazione delle presenze, stando così le cose le annotazioni dei carabinieri sulle presenze non hanno alcuna rilevanza probatoria. Un altro motivo di perplessità è legato al fatto che sotto inchiesta c’è quasi tutto l’ufficio, il che è davvero singolare. Di lì la necessità di nuovi accertamenti in grado fugare ogni dubbio residuo. (mfch)

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