[kalariSpring] Il sindaco tra le muse inquietanti


Ottone veglia su Massimo

Caro Barralliccu,

come promesso me ne sono andato zuzzurellando per le aule del municipio. Nell’anticamera della sala consiliare ho visto un lunghissimo desco. Sopra un pesante posacenere di vetro, spesso, color ambra. Dentro delle ciccuzze, una delle quali decorata da una bella corolla di rossetto. Ho varcato la soglia con quel sapore negli occhi. Come coi biscottini di Proust. I pregiudizi si nascondono sotto i sassi come le serpi. Non so perché vi sto raccontanto ‘ste robe. Forse è che vorrei fidarmi ma non mi fido mica, e quei mozziconi mi hanno fatto pensare a De Gasperi, Togliatti e tutte le altre combriccole fumose. Ma quand’è che è finita quella politica là? Quella delle giacche inzaccherate di nicotina e di ascelle senza deodorante? Nel ’92? È finità poi per davvero? Mah, vagheggio. Ecco il pezzo.

Il sindaco Massimo Zedda ha presentato ieri al consiglio comunale le linee guida del programma politico per la città di Cagliari nel quinquennio 2011- 2016.

La lunga ed estenuante declamazione, ispirata ad un libello di 45 pagine, è stata preceduta dai ringraziamenti rivolti dal sindaco a Massimo Fantola, suo avversario nelle elezioni di maggio. “Fantola – ha detto Zedda – ha mantenuto toni civili durante tutto il corso della campagna elettorale. Una cosa non comune in questi tempi di aggressioni politiche”.

È stata anche l’unica concessione fatta da Zedda all’opposizione, accusata, nel corso di tutta la presentazione, di inefficienza, autoreferenzialità e classismo.

Le risorse stabilite dal governo di Roma per la città di Cagliari ammonteranno nel 2012 a 31.667.592 euro. Un taglio di oltre 10 milioni necessario per il patto di stabilità sancito dalla manovra di agosto. Efficienza, trasparenza e risparmio diventano cosi’ il vocabolario essenziale della nuova giunta.

Una delle prime scommesse sarà l’inversione del trend che ha portato la popolazione della città, negli anni 2002-2010, ad una riduzione del 4%. Con la realizzazione di nuovi edifici pubblici, il recupero di immobili e la riqualificazione/ristrutturazione di aree “dimenticate” come S. Elia, S. Michele e S. Teresa, Zedda spera di tamponare la fuga dei cagliaritani verso l’hinterland. Uno stillicidio che grava pesantemente su costi ed efficienza del CTM, finanziato dal comune per il 70 % del suo capitale.

Potenziare e promuovere la metropolitana leggera sarà il tema dominante”, si legge nelle dichiarazioni programmatiche. Allo stato attuale il servizio si estende per 6.5 km e trasporta 5.600 passeggeri al giorno. L’obiettivo di Zedda è di raddoppiare la lunghezza ed il bacino utenti, triplicare i passeggeri. Nelle intenzioni anche la creazione dell’asse piazza Repubblica – piazza Matteotti, “centro intermodale naturale”.

La coesione comunitaria immaginata da Zedda non è solo di natura logistica. Tutti gli elementi del Piano convergono verso una visione di integrità ed identità sociali. Da qui si dipanano i propositi rivolti a pendolari, immigrati alla città che invecchia (il rapporto è di un giovane ogni 2.38 anziani), alla famiglia. Propositi che il comune non intende lasciare all’incoerenza degli interventi volontaristici ed assistenziali. Ma questi sono forse i passaggi più teoretici del libello. Verrà istituito, leggiamo, il registro delle unioni civili, chiara apertura ad alcune forme di unione omosessuale.

Chiaro è anche l’orgoglio del sindaco per la risposta data alla chiusura dell’anfiteatro romano, avvenuto a ridosso della stagione estiva. Le manifestazioni sono state spartite fra la fiera e l’Arena di Quartu, con un risparmio del 50%. “In tal senso – annuncia Zedda riferendosi a cultura e spettacolo – i lavori pubblici si muoveranno anche con il ricorso ai concorsi di idee”. Questi dovrebbero interessare anche il controverso parco archeologico di Tuvixeddu.

Altro tema fondamentale è quello dello stadio S. Elia, icona di delicata manipolazione: “Nel caso si aprissero altre possibilità per il Cagliari Calcio, vorremmo fare dello stadio un centro polivalente aperto a tutti gli sport”, recita il Piano.

Ovunque, fra le righe del discorso di Zedda, i richiami ad ecologia, solidarietà e modernizzazione. Così gli uffici comunali chiuderanno contestualmente (contemporaneamente), con lo spegnimento automatico di luce e termo-condizionamento.
Gli orti urbani sorgeranno nelle aree degradate, “sviluppando il filone anglosassone dell’agricoltura self made e l’idea della città giardino”.

Il Piano delle Aree del commercio su aree scoperte, approvato sul finire della scorsa consiliatura e sospeso da quello attuale, verrà rivisto e adattato alle incombenze legali ed alle necessità di sfruttamento del suolo pubblico. “è mancata la visione d’insieme”, e gli ambulanti di via Trento dovranno attendere per avere una visione più chiara del loro destino.

Il turismo è un altro nodo fondamentale: “Non è finora esistito un piano strategico di marketing territoriale, con una programmazione a medio e lungo termine degli eventi e delle manifestazioni turistiche e ricreative”. Per la festa di Sant’Efisio, lamenta Zedda, sono stati spesi 145.000 euro per le tribune, contro 35.000 di incassi.
Una mozione portata dal consigliere Paolo Carta (Unione di Centro) ha contestato l’idea di Zedda di applicare la tassa sul turismo, “un euro per ogni stella” da richiedere ad ogni turista in arrivo.

Zedda ha chiuso la presentazione rivolgendosi a quelle considerate come le muse della buona tradizione amministrativa di Cagliari: Ottone Baccaredda, Francesco Cocco Ortu, Luigi Crespellani, Sebastiano Dessanay, Luigi Pirastu, Umberto Cardia, Salvatore Ferrara e Paolo De Magistris: “Sta a noi adempiere al nostro compito con disciplina e onore. Buon lavoro, per il bene della nostra città ”

Insomma, caro Blog, ecco qua la dichiarazione d’intenti. Il libercolo, so mica chi l’ha scritto, non suona male. Ma gli intenti sono baciati dalla musa del futuro. Mica una delle parche. Una sgualdrinella, piuttosto. Difficile riassumerlo in poche righe. C’è tanta altra roba. Che se la vadano a leggere, se hanno voglia. Io son stato due ore a sentire il pivello, che mi pare un bravo ‘uaglione, bere litri d’acqua ed incespicare, qui e lì.

Per esempio, non ho capito cosa vuol fare il sindaco sul versante Cualbu-Coimpresa-Necropoli-Regione. E poi, la tirata finale, declamata con passione, m’è mica piaciuta. Ma era ineluttabile. Poesia e prosa nella politica, sempre.Difficile dare un giudizio d’insieme.

Mi ricorda un po’ Rodrigo, comunista lavapiatti argentino incontrato a Buenos Aires, un po’ Elisabeth, pupa canadese ecologista missionaria beccata nelle Honduras, un po’ John, manager di Leeds che mi faceva scarpinare in un ristorantaccio di Londra. Elisabeth avrebbe scelto prima Rodrigo, con la sua barbetta e la sua cantilena, ma poi si sarebbe data a John, silenzioso ma con lo strano vezzo del clavicembalo e dello sky gliding.

Tutti insieme andrebbero d’accordo solo davanti ad una pinta di birra. Io li conosco. Ma stiamo a vedere. Spero il pezzo vada bene. A presto,

Sinceramente vostro,
Carletto Infelici.

p.s.
Che ne direste di “Su Scraxiu”, per il ristorantino? Troppo crasso?! Meglio “Da Giulia”?! È che non mi fido delle donne, non fino in fondo. Una bella pancia fa compagnia uguale. Scusate il disturbo. Ciancio.

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