[Lettere a Sancho] Londra Cagliari sola andata


Egregio Sancio Governatore d’Isole,

Karim ha uno squasso di domino divelti nel cavo orale, un Karakorum rugginoso sul quale traversa la lingua come una buriana inzuppata. Mentre risaliamo l’utero di Londra verso Stansted sento il suo schioccare cammello accentarsi sullo sferragliare del trabiccolo. Szampettiamo come un canide spelacchiato fra le luci dei lampioni, leccando muri, annusando le tolette nelle finestre accese e gustando con cameratismo le gole tabaccose dei camionisti tatuati. Esistono dei principi, Sancio,  quando ci si illude che questa umida puttana sia andata finalmente a dormire. Siamo amanti sfiniti che carezzano con brama impossibile la pelle ancora ossigenata della nostra donna, planata come piuma dai cieli del piacere all’erba rorida del sogno.

 Almeno cosi’ penso, io che me la sto dando a gambe per l’ennesima volta, e lascio sto bordello a chi arriva, a chi ha ancora stomaco per la digestione di sto cataplasma d’illusioni. Un momento perfetto per essere artisti, Sancio, le partenze. Tutte fandonie. Un fagiolo decente produce sulla tavola del cesso, mentre guarda il ragu’ addensarsi nel suo sague venoso, mentre sbava sulle caviglie sottili di una giovenca al galoppo. E comunque non potrei mica vagheggiare, che ho fatto l’erroraccio di spunzecchiare Karim, 48 anni, Bangladesh, 5 marmocchi ed un taxi, sulla politica americana.

Quando da noi c’e’ un problema a casa, diciamo, fra due fratelli, prima si discute e si cerca di far la pace. Poi se questo non e’ possibile allora si chiama una persona anziana, da fuori, per chiedere consiglio. Sti stronzi invece arrivano e bombardano gli stati che fanno loro comodo, con  sta fregnaccia della democrazia, uccidono donne e bambini innocenti e poi presentano il conto. Che ti credi che sia diverso in Libia? Sta a vedere adesso che succede col NTC. Tutte cazzate. Loro ed i mezzi di informazione. Si fottano BBC e CNN. Conosci “Press TV?”, l’emittente iraniana?. Si?! Bene allora sai che in Barhein per esempio gli spaccano il culo a sti poveracci che la democrazia la vogliono davvero. Ma siccome ci sono i sauditi allora Obama e la Clinton se ne fottono ed in galera ci infilano pure i medici che curavano i feriti, gli stronzi. Ma mica nessuno ne parla. Quando Bush chiese il permesso per le basi, nel 2001, il governo nostro era pronto a farsi fottere. Per fortuna l’opposizione minaccio’ di far cascare tutto e allora se ne andarono in Pakistan, quel paese di farabutti. Visto che e’ successo dopo l’uccisione di Bin Laden? Eh, mica tanto amici come prima…

 Nonostante sia a Londra da 28 anni Karim ha un inglese raccrapicciante. I suoni alveolari gli rimangono appiccicati alla patina di tartaro. Stento a decifrare. Ma ha ragione, ad incazzarsi. Ed io penso che la decadenza dell’ultimo impero della storia sia proprio qui, fra le fauci sbavettanti di questo tassista ridente, che dorme poco la notte per sfamare la cucciolata e s’informa non col cervello, ma con la bile. Reale o no il declino e’ sulla bocca delle masse, e si sparge come radiazione sui gesti, e i giornali, ed i voti, e le politiche e le guerre e le rivoluzioni. Comunque lascio la mancia e carico la mia baracca di burattini sul carrello, addentrandomi fra gli specchi di Stansted, dove frotte di giovani europei sonnecchiano sparsi sul pavimento, becchi spremuti come lattine di birra dopo una festa. Sono le 3 e la ragazza lo sa, come non farmi dormire.

Il ceck-in apre alle 4.05. Io sono fra i primi, insieme ad una famigliola di amici sardi incontrati per caso. Tornano per laccarsi di sole, loro. Io per slavarmi di grigio. Ho un bell’ambardan come con me. Bagaglio a mano dove ho infilato tutte le tecnologie. Il sacco da viaggio, fidata bisaccia di vagabondaggi. Un saccone da quattro soldi vendutomi per il trasloco da una calda pargoletta polacca, a Stratford. La chitarra. Ho pagato per tre bagagli da stiva ed un eccesso di 9kg. 29 kg in tutto. Ma li ho pesati a scrocca la’ sui nastri addormentati della British Airways. In tutto fanno 40 kg. Ecco perche’ guardo con ansia la fighetta che posa il suo culo profumato sul sellino. Braccia candide e glabre, capelli neri raccolti a crocchia, filamenti delicati che si sciolgono sulla nuca. Occhi morbidi dietro gli occhiali da segretaria. Poco trucco e, occhio e croce, una seconda soffice e capezzoli rosei larghi e gommosi, d’aspirazione piccolo borghese. Una terza, forse. Il mio tipo. Pericolosissima per le mie tasche.

Lei e’ sopra il numero di chili pagato di 11 kg.

Gia’…senti…ehm…ho per caso incontrato sto gruppo di amici qua. Le bimbette non hanno mica bagaglio da stiva. Che mi dici se piuttosto di pagare i chili in eccesso sborso per aggiungere ad una di loro una borsa da stiva? Costerebbe 25 cicche piuttosto che…100…no?!”

La smorfiosa mi guarda. Cerca d’essere gentile ma, sento la pressione crescere dietro la precisione burocratica delle parole.

Ok, devo chiedere al mio manager. Solo un attimo.

Se la squaglia. Ho una speranza. La folla dietro mormora e i papini con i mocciosi al collo cominciano a scoccare occhiate da australopiteco infoiato.

Si, guardi…mi dispiace…ma il manager dice che per ragioni di sicurezza non e’ possibile attribuire bagagli ad altri passeggeri.

Tesoro mio, dentro st’affare ci stanno solo i maglioncini da bravo ragazzo italiano che mi compra la mamma. Qual’e’ il pericolo? L’ammorbidente alla scorza di limone?…Su…e poi…guarda…facciamo che tu non lo sai e che gli amici miei si presentano con una valigia da aggiungere….

Affilo gli occhi, spalanco il sorriso e le sparo una posa che paro Connery nei tempi d’oro. Te lo faccio sussultare quel clitoride ammuffito, segnorita….

Sarebbe una buona idea. Ma purtroppo lei mi ha gia’ comunicato che la borsa le appartiene. Preferisce pagare con la carta o in contanti?

Cagna. Tiro fuori la carta che le banane le ho prelevate tutte dal conto ma non si sa mai magari riesco ad andare sotto e me la pago cosi’ la fuga di mezzanotte.

Mi spiace ma la transazione non appare possibile. Puo’ accomodarsi due sportelli piu’ in la’, dove il mio collega sara’ lieto di aiutarla. Dopo aver pagato la prego di venire dritto da me per ritirare il passaporto e la carta d’imbarco.

Sgualdrina. Mi faccio largo fra i signoroni inglesi e le loro zaffate di crema nutriente e mi paro davanti all’impiegato. Doppiomento rasatissimo, incisivi convergenti e riporto. Un pederasta, al meno.

Centodieci sterline, sir.

Mi sfoglio il cuore a pezzi da 20.

Senta, posso lasciare un attimo qua il carico? Vado, piglio carta e passaporto e ritorno. Sa, meglio non attraversare di nuovo di traverso le file…eh?!

Mi spiace, ma se lascia il bagaglio incustodito verra’ rapidamente sequestrato dalla sicurezza.

Ecco. Hanno schiacciato il bottone. Che, Sancio, tu lo sai, che io sono uno di quegli anarchici mesti, gentili, nnammurati, ma che se mi pestano gli zebedei divento una frigida isterica. Ok, il pederasta lo mollo la’ senza dirgli nulla, coi bagagli.  Ma vado a passo d’oca verso la segretaria. Sta servendo due babbucce inglesi tutte scagazzate per il week end ad Alicante. Non mi piace perdere, specialmente con le pupe.

 Ok dammi il passaporto. Veloce.

Sto servendo dei clienti la prego di aspettare.

Dammi quel sanguinosissimo passaporto dolcecuore. Ho i bagagli a fare in culo e nessun tempo da perdere.

Le ho detto che verra’ servito solo quando avro’ terminato con le signore.

Lei e’ inetta ed ottusa. La vostra compagnia una stalla per il gregge che produce un servizio di merda.

 La bimba si scolla dalla sedia e parte verso il suo manager, spiagnucolandosela. Io guardo i mammut inglesi che se aprono bocca tiro fuori l’accento da guappo di Brooklyn alla Joe Pesci in Goodfella e ci punto il mandolino sulle tempie, alle zoccole. Mica dicono nulla.

Arriva il manager, una canna di bambu’ afflosciata da trentanni di sigarette, presidentessa del club della tombola domenicale nel suo verdeggiante buco di merda dell’Essex.

Come la posso aiutare, sir?”

“Come mi puo’ aiutare…ascolta signora bella…l’amica sua la’ mi ha detto di andare a pagare l’eccesso, e di tornare immediatamente da lei. Ho pagato per carita’ di Cristo. E l’altro tizio la’, il dormiente, mi ha detto che non posso abbandonare i miei bagagli. Ora, io non ho dei bagagli. Ho una stramaledetto camion di spazzatura. Non posso attraversare di nuovo le file, sara’ d’accordo….basta solo che la signorina mi dia rapidamente i documenti. Ho i bagagli che mi aspettano e l’aereo che parte fra non molto. Non mi faccia perdere tempo anche lei.”

“Ma non c’e’ problema sir…vada pure a prendere le sue valige e si metta in coda. Verra’ servito nonappena la mia collega avra’ terminato con le signore.”

“A che che bellezza! Il buon senso inglese! Fantastico! Ragionevolissimo! Siete proprio una compagnia di macachi! Vuole che mi metta in fila…no problem…”

“Per favore sir, si tranquillizzi”.

 Si, si, come no. Riacciuffo la baracca, viro, e punto lo sportello dove le bagascie mi attendono. Sono una fockin’ spaccaghiacci russa nucleare. Do una spinta di braccia al carrello e prendo velocita’. Mo mi rimetto in coda, ci puoi contare baby. Passo senza pieta’ su tutto cio’ che incontro: storpi in carrozzella, passeggini, donne vecchi bambini borse, tavole da surf imballate, addetti alle pulizie, commessi inservienti coppiette sbaciucchianti scanso tutto sono una prua indiavolata che doma le acque procellose.

 “Ehi! Che maniere! Che maleducato! Pazzo! Sconsiderato! Idiota!”, mi dicono dietro. Andate tutti a fare nel culo. Eccomi al mio posto. Guardo Bonny e Clide con livore.

“Grazie, sir.”, fa la manager.

“Grazie a te, mamma.”

Viene il mio turno.

Puo’ imbarcarsi a partire dalle 5.15 presso l’uscita 13. Porti la sua carta con se. Faccia buon viaggio.”, fa la smorfiosa segretaria.

“Fuck off slut”, mormoro a fior di labbra. Ho perso il mio tocco alla Connery. Meglio alzare i tacchi.

 Poi siccome il sacco da vagabondo ha le cinghie svolazzanti ci si deve impilare in un’altra fila dove un sanguinosissimo ciccione di pelo bisunto recita indefesso le stesse due frasi da duemila anni e avanti il prossimo e per favore la carta d’imbarco e poggi sul nastro il suo bagaglio e attenda un attimo verifichiamo grazie mille bye bye bye. Mica simpatico. Un sicofante burbero che ti fa sentire in colpa per la mole o la stravaganza delle tue bisacce. Manco fosse un affare personale. Un’altra mezzorettina di ruminanza collettiva. Mica finita qui. Ora viene il bello: Al-Qaeda ha lasciato il segno, almeno negli aeroporti.

 Che lo vedi subito che gli addetti al controllo sono un covo di demoni giulivi. Tuttinfila si carte alla mano sedute sugli scranni due signorotte pustolose controllano i documenti, ancora, scorriamo fra i nastri che spasso! Dedali che si montano e smontano all’infinito! Visioni! Eccolo un altro tricheco e’ lui il signore dei nastri! Apre chiude varia combina allaccia slaccia annoda avvolge si sbrina!

 “Dove passo?”

“Qui cumpa’, nel buco grosso…”

“Amo i buchi grossi cumpa’….”

“Ci scommetto cumpa!’”

Ha trovato pane per i sui denti il balordo.

 Ma la fila e’ un orrore, e l’orizzonte e’ il varco lunare nel fondo, dove gli ominidi si spogliano e passano fra le terribili cornici d’Ercole. Ma che gioia! Che giubilo fra le polpe in attesa…che pruriti e noie e speranze….Annetta Lofaro trascina il suo trolley e cerca d’incunearsi, ha una faccia tutta smorta che tutti lo devono capire che sta poco bene e la fila la deve saltare…che indignazione fra le mummie inglesi….comprensione invece dalle lesbiche spagnole, un grumo di dred e orecchini e ascelle pelose e fighe pelate e calzoni di fustagno e magliette a riguzze e culture d’asfalto! Errabondaggio! Un esame all’anno all’universita’ della Mancia! Caralho! Vinacce di Pamplona! Svago! Saber! Ablar l’ingles! Londres ciudad de puta madre! I lettoni mica se la spassano invece! Macine di polpe bianche incalcestruzzite nelle speculazioni immobiliari del nuovo quartiere Olimpico! Venite muratori d’Europa! Da da da! Lettoni polacchi lituani rumeni moldavi bielorussi! Tutti a lavorare per l’Olimpico lupanare! Niente assicurazione! Salario minimo! Dal lunedi al venerdi! Dalle 7 alle 17! Poi una birra un rutto e a letto! Le famiglie attendono, mogli rotonde che svivacchiano affrescando volgarita’ nelle unghie! Pargole che sciamano in edifici dove prima regnavano Crushev, Causescu! Ora c’e democrazia! Come no! Soprattutto in Bielorussia! Il teatro li si fa nelle case! Catecumenale l’arte d’opposizione! Venite! Teste di ponte! Tre anni e le famiglie seguiranno! Bimbi britannizzati! Mogli primarkizzate! Le domeniche al parco! DA DA DA! I portoghesi poi! Madeira! Lisboa capital! Porto! Alantexia! Fronti basse pelo duro denti grattuggiati! Braccia bruciate dai forni! Ristoranti! Pulizie! Baby sitting per le studentesse! Escort da 800 a notte! E gli italiani! Si! Il quartetto davanti che parla di vestiti! Televisione! Simona Ventura! Raffaella Carra’! Calimero! Carosello! Studio Uno! Mina! Celentano Modugno Cotugno Baudo Bunga Bunga bunga che ti ribunga alla fine s’allunga! Una nazione di stilosi! Di stiletti ammaccati! Pagliacci intelevisiti! Pareggio di bilancio! Sbilancio! Un alternarsi di pretozzi e papponi da 160 anni! Ingiolittiamoci! Tradizione! Democrazia giovane cercasi dittatore a modo! Rifatto! Ecco! Una democrazia estetica! Labbra al botulino urlanti scaracchiano il nulla!

Ma arrivo al momento cruciale…via la giacca…via l’orologio le monete l’accendino la cinta le scarpe il laptop dalla sacca…sono pronto! Il vegliardo davanti ha dei liquidi…uno sciroppo! Che no sia mai! La salute prima di tutto! Se lo ciuccia in un colpo! Aaaaaaaaaaaaaaah! Rinfrescante! Ora si po’ passare! Il mio turno….tutto liscio…No! Sliquido io pure! Che sara’ mai! Un’altra fila per il controllo…..

Gli addetti alla sicurezza se la ridono…tutti compagnoni…buddies…li mortacci vostri sono le 5.30 io parto alle 6! Ma eccola la polentona inguantata…

“Potrei controllare la sua borsa?”.

Sempre gentili sti figli di troia. Come nelle colonie. Chiedetelo al Kenya, al Sud Africa…rimborsati dopo 60 anni per le torture dei Brits…ci vuole tempo…la Storia…ma comunque…pure io fregato da uno sciroppo! Quello per l’intossicazione da burger turco del giorno prima! Sancio! Nulla di grave…lo lascio qui…ma imperterrita la mucca persevera…mmmm….yes….mmmm….yes….

“Potrei chiederle cosa contiene questa busta, sir?!”

“Denaro mamma”.

“Potrei chiderle quanto…?”

“Poca roba con l’ultima rapina in banca. Circa XXXX banane.”

Mica ride. Agguanta il trasmettitore e chiama un bla bla bla in codice.

“Signora sono i miei risparmi. Ho chiuso il conto in banca. Posso portarne fino a 10.000. Si o no?”

“Certo sir. E’ solo una pura formalita”.

Sono stanco di questo dannato paese. Arriva il maggiordomo, tutt’un sorriso.

“Tutto bene sir? Come andiamo?”

“In ritardo.”

“Ah….a che ora parte il suo aereo?”

“Fra mezzora”.

“Non si preoccupi. E’ questione di un attimo. Cosa faceva, se posso, nel Regno Unito?”

“Lavoro e studio”.

“Posso chiederle cosa ha studiato?”

“Giornalismo.”

“Dove, se posso?”

“London School of Journalism”.

“Ah…la definirebbe una esperienza positiva?”

“Una grande scuola di pragmatismo anglosassone. Un valore andato ormai a farsi benedire in questo paese.”

“Ah! Ah! Ah…….”

“Va bene signor Foschi lei e’ assolutamente…affidabile.Le auguro buon viaggio”.

“A te”.

 Inutile sperare di dormire durante il viaggio. Accanto a me una famiglia di nonna inglese, nonno sardo, figlia  di occhio barbaricino e zizze inglesi. Nipotino inglese. Nessun papa’. Il bambino piscia il bambino caca il bambino piange il bambino ride il bambino dorme. Io no. Il nonno sardo muto e duro lavora alacre per tutta la traversata. Sfioccina avanti ed indietro come un somarello. Non parla, grugnisce in un inglese timido, cavernoso. Ma e’ quando si atterra fra le chiazze di ocra bruciata ed i palmizi di Cagliari che qualcosa cambia. Gli si spacca un sorriso nel grugno di pietra, da un’orecchia irsuta all’altra. Acciuffa il nipotino con la zampa di terracotta e lo sballotta in una danza di gioia. Il virgultino mica ci capisce una fava.

Sono tornato a casa, Sancio.

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