[Grisu nel paese dei musei] Diario_007


C’era una volta un famoso pirata chiamato Julien Pibisie che solcava continuamente gli oceani alla ricerca di nuovi tesori. Numerose ricchezze erano presenti a bordo della sua nave: oro, incenso, mirra, cammelli e re magi; ma il tesoro preferito del feroce Pibisie era una semplice ballerina di plastica rubata in un assalto a una nave extrafiabesca qualche anno prima.

Il Comandante Pibisie era affiancato nelle sue azioni piratesche da tre pirateschi gatti: il glorioso Gatto con gli stivali, l’alcolizzato Stregatto e il bravo Grisu. Quest’ultimo aveva trovato casualmente il posto dove ogni notte Pibisie riponeva ubriaco la chiave della stanza del tesoro. La tasca dell’accappatoio! Proprio strano questo crudelissimo pirata…perciò aveva incominciato da qualche tempo a stare sempre più da solo… e sobrio.

Mentre quegli altri tracannavano rum rubato nelle peggiori navi dei Caraibi, lui poteva da bravo trascorrere tante ore in tranquillità nella stanza del tesoro, tra libri antichi e splendidi dipinti. Accadde che, un giorno, in una delle sue sortite segrete, udisse un quasi impercettibile pianto: era la ballerina di plastica che, proprio quel giorno, si era svegliata molto critica riguardo al proprio aspetto estetico. Non riusciva a smettere di piagnucolare il suo disappunto di fronte ad uno specchio del 700 che non rispondeva alla sua semplicissima domanda…– Specchio delle mie brame chi è la più bella del reame? – Commosso da tanto dolore, il bravo Grisu con voce spocchiosa disse – Sei tu! – E in effetti non stava mentendo, trovava la ballerina veramente bella, probabilmente perché in vita sua non aveva conosciuto che gatti e pirati, ma questa è un’altra storia.

Lei smise subito di piangere, anche perché quel dannato specchio si era svegliato, e ora aveva finalmente qualcuno con cui chiacchierare…o meglio con cui lamentarsi! Diede inizio a un lungo soliloquio in cui confidò allo specchio la sua triste vita e gli infiniti problemi che, in quanto ballerina di plastica, aveva dovuto affrontare…Innanzi tutto per entrare nel corpo reale di ballo era stata praticamente costretta a diventare anoressica; inoltre, a causa dei tantissimi allenamenti, non aveva altri amici che i suoi due agenti, il gatto e la volpe…O almeno così credeva fino a quando i due farabutti, per salvare la pellaccia nell’arrembaggio di Pibisie, decisero di abbandonarla tra le grinfie del perfido pirata.

Grisu fu molto colpito dai racconti della povera ballerina: ogni notte andava a trovarla mascherato da specchio e ascoltava quella vocina di plastica piangere il suo dolore. Dentro di lui cresceva un sentimento che mai nessun gatto prima aveva provato per una ballerina di plastica…un misto di amore e trascendente fastidio cosmico al piagnucolio. Capì che bisognava prendere in mano la situazione…Chissà quanto ancora avrebbe potuto reggere prima di tornare al Rhum & Rut con gli amici.

Fu così che quella notte fece il suo ingresso trionfale, e dopo avermi presentato alla poverina come Anacleto suo fedele gufo scudiero, sciolse il mistero riguardo alla sua intima identità! –Don Grisu della Mancia per servirla – disse…– AHAHAHAH – quella scoppiò a ridere nel vederci e nell’udire un nome così buffo! In effetti, la sua confusione psicologica era tale che riusciva a ridere e piangere contemporaneamente…

Il povero Grisu ci rimase malissimo e incominciò a fracassare tutto attirando così l’attenzione dei suoi compagni gatti e di Pibisie che, dopo qualche minuto, arrivarono in assetto da guerra nella stanza del tesoro…Seguendo il manuale del perfetto gufo scudiero decisi di continuare a seguire l’evolversi della situazione da una posizione privilegiata, possibilmente aerea.

La prima visita fu quella del glorioso gatto con gli stivali; costui non fece in tempo a entrare che si beccò un lingotto di venti chili in testa lanciato dal Grisu Furioso. Fuori uno!

Poi venne lo Stregatto con la sua ascia…– Es su gun elma madu bag ascia! – biascicò ubriaco. Grisu era così incazzato (e sordo) che avendo sentito pesanti ingiurie contro sua madre nell’antica lingua della sua infanzia (di cui lo Stregatto peraltro ignorava non solo vocaboli e sintassi, ma persino l’esistenza), lo trafisse con una gigantesca lancia firmata “Longino–Water Inside”. Dalla ferita sgorgarono alcol e sangue prima che lo Stregatto stramazzasse a terra maledicendo/perdonando Grisu per non sapere cosa avesse fatto. Fuori due!

Tutto questo testosterone risvegliò l’animo plastificato dell’impertinente ballerina. Innamoratissima, guardava il suo eroe combattere quei bruti che la facevano soffrire, rinchiusa in una volgarissima nave.

Poi venne Pibisie. – Questa nave l’ho rubata per compiere un tremendo attentato e tu non mi fermerai di certo! – Detto questo, richiamando il lato oscuro della Forza, si avventò contro Grisu. Fu una battaglia cruentissima, senza esclusione di colpi, con un sacco di effetti speciali! Fino a quando, involontariamente, Grisu scivolò dalla battaglia dentro una bottiglia di plastica che l’astuto Pibisie aveva posto per intrappolare l’audace gattaccio…Chiudendo il tappo, quasi a volergli rendere l’onore delle armi, il pirata rivolse un ultimo sguardo verso l’imprigionato Grisu, prima di scaraventarlo nell’oceano davanti agli occhi sbigottiti della ballerina, la quale svenne a terra come morta.

Ogni volta che torna alla mia mente quest’antica storia, penso a quanto spesso capiti che le nostre prigioni siano costituite dello stesso materiale di ciò che amiamo. C’est la vie.

La povera ballerina dopo varie vicissitudini, raccontate in un’intera collana di fiabe, giunse a Pont Canavese, in provincia di Torino. Attorno a lei fu costruito il Museo della Plastica(*) che ancora oggi è possibile visitare.

 

P.s (*) Il Museo della Plastica è oggi di proprietà del Gruppo Cannon, un gruppo industriale italiano leader nel settore delle tecnologie per la plastica, per Energia & Ecologia, per la pressofusione di Alluminio e nell’Elettronica Industriale. 

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