[Fuoriusciti] Uganda: la legge anti-omosessualità è davvero stata abbandonata?


Un mese fa, il mondo si è mobilitato attraverso una raccolta di firme per fermare una legge anti-omosessualità in Uganda, nell’ultimo di una serie di episodi che hanno portato il paese africano agli onori delle cronache in relazione al mondo Gay-Lesbiche-Bisex-Trans, o GLBT (su tutti l’omicidio dell’attivista David Kato nel gennaio 2011, ma anche questo e questo).

La regolamentazione anti-omosessualità non è però una novità di quest’anno. Proposta dal parlamentare David Bahati nel 2009, ha già attraversato un iter parlamentare lungo diciotto mesi che si è interrotto poco prima dello scioglimento del parlamento nel febbraio 2011 (forse anche per via della pressione internazionale) e potrebbe essere rimessa in agenda dalla neoeletta assemblea legislativa. La legge inasprisce le pene previste per i cittadini che compiano atti omosessuali. Dagli attuali quattordici anni di carcere si passerebbe all’ergastolo, e alla pena di morte se i colpevoli sono positivi all’HIV, minorenni, recidivi e in altri casi specifici. Non solo: il testo prevede anche l’obbligo per tutti i cittadini (pena tre anni di carcere) di segnalare i gay alle autorità e un freno ad alcuni aspetti dei programmi anti-AIDS, ritenuti promotori dell’omosessualità.

I promotori della legge si dichiarano adesso pronti a cancellarne gli aspetti più controversi, a cominciare dalla pena capitale, ma sostengono che l’approvazione delle norme anti omosessualità sia indispensabile per proteggere la società ugandese, e in particolare i bambini, da questo fenomeno ritenuto dilagante ed estremamente pericoloso. La legge, che gode del sostegno di numerosi deputati, potrebbe quindi essere presto ridiscussa in parlamento ed approvata.

Il sentimento anti-omosessuale è diffuso nell’opinione pubblica ugandese, e gli argomenti portati avanti dagli attivisti anti-gay hanno facile presa. I più comuni sono quelli classici, in primis il fatto che l’omosessualità sarebbe non-africana (ma bensì un’importazione occidentale), e soprattutto l’associazione tra omosessualità e pedofilia e la convinzione che i gay si infiltrino nella società e nelle scuole per attirare bambini e adolescenti e trasformarli in omosessuali. In un paese profondamente devoto come l’Uganda, alcune chiese cristiane fanno leva su questi argomenti per sostenere provvedimenti repressivi, e la voce della ragione, minoritaria, rimane spesso in secondo piano. L’Uganda lotta da anni contro l’AIDS, e c’è ancora molta disinformazione sulla trasmissione del virus HIV. Una simile legge anti-omosessualità rischia di colpire, attraverso la paura di conseguenze legali, una delle categorie più a rischio, e così anche di mettere a repentaglio gli enormi sforzi fatti finora per ridurre la discriminazione e diffondere informazione sull’HIV/AIDS e le cure disponibili.

Nel gennaio 2011, il periodico ugandese Rolling Stone ha pubblicato in copertina un elenco dei 'principali omosessuali ugandesi', con un'etichetta al lato che diceva “Impiccateli!”

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