[Cagliari, Italia] Un maestrale che ha spazzato via le nuvole.


Proveranno a dire che non è cambiato niente, perché Berlusconi cercherà di andare avanti, è chiaro, ma un sindaco di sinistra a Cagliari non si ricorda. A Milano sì, ché fino a Tangentopoli fu amministrata dai socialisti e quindi sostanzialmente con Pisapia torna a casa. Il vero miracolo, quindi, è quello di Massimo Zedda, SEL, 35 anni, nuovo sindaco di Cagliari.
Delle ragioni che lo fecero vincere – seppur di poco – al primo turno, si è già detto. Il trionfo del ballottaggio, se i numeri non mentono, va oltre quelle ragioni. Zedda e Fantola – 63 anni, ex DC, riformatore e referendario con Segni, senatore con l’UDC – al primo turno avevano sostanzialmente pareggiato, lo scarto fra i due era di circa 400 voti in favore di Zedda. Stavolta, con l’affluenza crollata di nove punti – rispetto a due settimane fa mancava il traino del referendum sul nucleare – Massimo Zedda ha ottenuto 8 mila voti in più, Fantola altrettanti in meno. E se ragionando a spanne, consapevoli che le cose non sono certo così facili, si può ipotizzare che gli 8 mila voti di Zedda si chiamino in tutto o in parte IRS, Movimento 5 Stelle e persino Futuro e Libertà – che al primo turno avevano candidati propri – è evidente che gli 8 mila in meno di Fantola si chiamano astensionismo, delusione e stanchezza nei confronti della precedente amministrazione. E anche candidato pallido: è difficile in condizioni di svantaggio vincere al secondo turno senza suscitare grandi passioni. All’entusiasmo dell’elettorato di sinistra si è contrapposta l’apatia di quello di destra, più di tutto questo spiega i numeri incredibili di Cagliari.

Proveranno a dirci che non cambia nulla, ma quando hai amministrato male e sbagli candidato un po’ ovunque, qualcosa cambia.
A Milano Pisapia ha ottenuto 50 mila voti in più rispetto al primo turno, la Moratti si è accontentata delle briciole. Se è evidente che l’elettorato del Terzo Polo ha fatto una scelta più marcata rispetto al suo gruppo dirigente è altrettanto evidente che la solita radicalizzazione dello scontro – ieri come quindici giorni fa  – ha fallito. La Moratti era un candidato debole e aveva amministrato male. Come già nel 93 con la vittoria della Lega, anche stavolta Milano è il laboratorio di una nuova proposta politica. E come allora diede il segnale che la cosiddetta Prima Repubblica era al capolinea, ora è al berlusconismo che indica l’uscita.

Poi c’è Napoli, ovviamente. Qui, a fronte di un astensionismo pesante – dieci punti in meno l’affluenza rispetto al primo turno, sedici rispetto al 2006 – De Magistris ha spazzato via Lettieri. Il primo ha raddoppiato i consensi rispetto al primo turno, l’avversario si è perso per strada 40 mila voti. La vittoria di De Magistris è la vittoria della persona, in fondo l’IdV era nella giunta Iervolino e pure in quella Bassolino a livello regionale. La sconfitta di Lettieri è la sconfitta di Berlusconi, la cui propaganda demagogica – rifiuti, abusivismo, persino il calciomercato! – ha finalmente mostrato il fiato corto.

Ha perso Berlusconi, quindi. E ha perso il populismo in genere. Perché Cagliari, Milano e Napoli hanno le loro facce nuove anche senza l’antipolitica di Grillo e le rottamazioni di Renzi.

Restate connessi, nelle prossime ore ci sarà il nostro report audio video sulla giornata di ieri. Intanto vi lasciamo a questo primo assaggio.

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One thought on “[Cagliari, Italia] Un maestrale che ha spazzato via le nuvole.

  1. Speriamo sia davvero il riscatto delle “persone”, non nel senso latino di “maschere”! bel post Montag..

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