[Lettere a Sancio] La divina maglietta. Purgatorio.


Egregio Sancio Liberatore d’Isole,

sfuggito alla ragna del popolino e del popolazzo insomma del popolo mi sono sciacquato nelle rapide della strada, traversati i perigli la costipazione del traffico, spaperando stordito, sempre a mani vuote, mi son diretto verso Marks and Spencer che li’ qualche maglia come dico io ce l’hanno di sicuro. Pochi passi dall’inferno ti dico, 200 metri al massimo. Che Oxford street e’ organizzata per grossi gangli di richiamo nervoso e piccole risacche di  taroccamento. I grandi ripostigli e le gli angoli di spesa specifici.

Che ci deve essere qualcosa che ci sfagiola nel bordello, una richiamo per l’azzeccagarbugliamento i fastelli il gorgo, l’idea della scelta e della moltitudine parimenti quella ossessiva per il pezzo unico e il minuto e l’atomo ed il mocassino in vetrina. Induzioni e deduzioni del ciarpame.

All’entrata delle dita caraibiche dipanano myfunnyvalentine il suonatore di strada s’aggiunge alla brezza leggera, rastrella le ciocche delle belle al passaggio, sfila i capelli cadenti in disordini che ballano al sole. Li ricompongono sempre. Il vento esiste perche’ i capelli delle donne trovino la quiete. Ma insomma quelle nocche sbrunite s’alzano e s’abbassano sono una garanzia. Chet Baker aveva un cuore mulatto. Pure il mio mica e’ bianco e allora rallenta e si adagia sul pomellone della porta, scivolo dentro tutto unto la trombetta m’ha infracidato le movenze.

Una danza d’ovatte bigie scorre come sui fili, traiettorie parsimoniose passetti notturni precisi e savi sono le nonne le zie a caccia di drappi e stoffe e pudenda. Stesso affare il piano terra e’ sempre per loro. Perche’ il peccato diventasse originale il pomo e’ dovuto cascare per terra, si o no?! Fosse rimasto al secondo piano avremmo avuto la sega elettrica prima delle mutande ed una piu’ equa distribuzione di colpe fra la soave idiozia femminile e la tecnologica ferocia del babbuino pisellato. La sottomarca e’ l’iconografia antropologica del maschio.

Comunque il peccato persiste che mi pare di stare in una sacrestia nei giorni di Pasqua tutto uno sviolettare un rubizzare un lilleggiare di vestiti infiorellati. Stesso vestito stesso taglio, stessi fiori ma cromatizzate secondo le regolarita’ dei cicli mestruali. Qui in purgatorio la forza matura dei colori accesi ha radici nel grigiore dei ventri in via di spegnimento.

Il disgraziato e’ vinto sulla sedia che ospita i mariti in attesa, una faccia di solitudini borghesi mediterranee. Ben rasato, camicia a langhe verticali biancheblu capello brizzolato abbronzatura primaverile venti sterline uno spagnolo del sud. Una valanga di lipidi africani gli tracima sul lato, un donnone inturbantato gialleggiante. L’uno si sviluppa in latitudini l’altra in longitudini. Lui venne a Londra da giovane a sgoliardarsi lei spera che la 56 le vada ancora a pennello come l’ultima volta, un anno addietro.

Nell’arteria principale la vegliarda arranca in solitudine sul girello ha 25 secondi sul marito la salita s’inerpica deve accorciare la pedalata sgomita mi pare Chiappucci maglia a pois. Bugno, il passista, controlla da lontano.

La mogliettina sul cartellone s’imbarazza nel suo sguardo verticale, i due pezzi bordeaux le spianano il mons veneris e gli strabuzzano la terza gentile. Dall’altra parte un marito appenatornatodalavoro cravatta allentata maniche a rimbocco una sudorina da viaggio in metropolitana, vorrebbe prenderla sul tavolo ma finisce che deve farsi la doccia. Nessun’ombra del tavolo, della doccia tantomeno, del marito.

Ma non ho tempo per ste robe io devo trovare le mie maglie bianche che devo farmi una blusa come paperino solo che la mia, caro Sancio, e’ come quella di Martin Sheen in Badlands di Malick c’e’ pure la canzone di Springsteen ma il concetto e’ essere belli dannati e col ciuffo e senza panza e possibilmente appartenere ai ribelli che inseminarono il 68’ vergognandosene poi come, per dire, Kerouac, diventato fascista. Tutti in maglia bianca. Il bianco prima dei fiori. Il bianco prima il bianco dopo. Il il ciuffo mica ce l’ho anzi mi sto stempiando inesorabilmente ma fa lo stesso,va. Quindi vado al piano di sopra, anzi due che pure l’altro e’ per il gentilissimo sesso.

Nel pianoro dove riposano le scale hanno riprodotto un angolo studio, scrivania fiori foto dorsi di manuali di golf solo il profilo cartonato. Sulla poltrona da 199 £ si sbudina un vecchio, stremato. Osserva i passanti con pupille vacue, abbandonato in un angolo fittizio di un edificio fittizio in una strada fittizia di una citta’ fittizia dell’Occidente fittizio. Eroe nichilista difende le colonne d’Ercole. Notoriamente. Fittizie.

Uno dei manager sfila bellissimo cerbiatto jamaicano unmetroenovanta di nerbi avvolti da un completo grigio sluccicante, chioma rasta aggiungici un po’ di professionalita’ si capisce il gusto esotico che ha guidato la promozione.

Poi arriva Bubba, il fagottone nero della sicurezza il labbro inferiore da carpa scherza coi bambini ma niente promozione, troppe cicce troppa rotondita’ l’angolo e le geometrie rettiformi sono quello che ci vuole. Comunque Bubba non cerca gamberi ma furbastri come me e allora mi vede che scribacchio sul taccuino e me lo fa capire che mi tiene d’occhio. Che quando sfila lo sento sferragliare alla trasmittente coi tipi della video sorveglianza. Ma io sto buono e non nascondo nulla mica un cinese venuto a rubare i segreti, un giornalista collezionista filatelico di frottole, piuttosto. Se mi chiedono poi sto cercando tre maglie bianche alla Marlon Brando, mica bugie, se non ce l’hanno mostro pure del britannico disappunto.

Cerco le maglie ma sto circondato da manichini, come un viale di classiche memorie statue di plastica in posture divineggianti rappresentanti catarticheggianti. Soprattutto, rappresentanti.C’e’ il manichino bauscia in doppiopetto quasi selfmademan che guata lontano per carita’ non l’infinito ma lontano abbastanza. Il bravo scolaro attende spallucce curve mani dietro la schiena rispetto ed educazione a non finire, corpettini estivi sopra le camiciole a manica corta. Lo skipper di barba incolta s’appoggia agli argani ha un profumo di mare nel collo sa di avventure e cene in barca una candela soltanto nel mare infinito… che classe il professionista crudele col vizietto per le distese d’acqua…mica colpa mia se finisco fra i lini…guarda’ qua pero’…sti bei pantaloni beige chiari freschi leggeri coloniali volendo potrei…colle maglie bianche…poi solo 19 banane…proviamoli! Nei camerini un nugolo di sarti si smorza in bisbigli il metro sul collo che a Marks and Spencer c’e tradizione e servizio una sartoria di forme per la gente per bene e soprattutto piccolo borghese. Per bene perche’ piccolo borghese…le fondamenta di questo paese!Che umilta’!Che laboriosita’! La robaccia che vi diamo! E’ per la massa in verita’…ma ve l’aggiustiamo addosso e vi facciam sentire che e’ solo vostra. Comunque mi provo sti calzoni nel camerino n 15 mi sbattono niente male forse una taglietta in piu’ e ti sembrerei proprio il colonnello Kurtz che ti esce dalla spelonca col camicione largo in penombra un semidio guerriero filosofo rasato…si fotta la beat generation! Mi piace! Via il ciuffo! Essenzialita’ marziale e’ cio’ che vuole!Pero’…ste gambettine mi si stanno smagrendo…devo giocare un po’ di piu’ a tennis…mo colla bella stagione…eh eh…file e file di zampette pelose si allungano nel camerino…..uno specchio la vanita’ due specchi l’infinito…comunque non li prendo i calzoni che 20 banane me le tengo. No grazie vado a prendere la taglia piu’ grande, sa sto ingrassando…

Metto apposto i pantaloni alla Kurtz e un tipo ingiacchettao incravattato mi ferma. Ecco, Bubba m’ha fottuto. E’ indiano questo e senza ch’io abbia possibilita’ di replica sfodera un prontuario e mi recita la pappardella….sono salvo! Mi vuole solo rifilare la speciale carta di credito Marks and Spencer! Sfoglia fra le offerte tutte nello stesso verde pisello della sua cravatta…10% di sconto qui, 15% la’…lei va in vacanza? Perche’ con sta carta noi le possiamo organizzare anche viaggio pernottamento! Una vacanzina coi fiocchi! Allora?! La vuole? No guardi io compro poco poi di solito torno a casa per le vacanze e se viaggio sa, io sono un ribelle come James Dean o forse conosce il colonnello Kurtz insomma tutt’unaltro genere di scimmia, io…comunque lo lascio sgolare e me la batto cortesemente che le maglie bianche ancora non le ho trovate.

Passo per la zona sartoriale dove poche anime s’aggirano, figuri smunti un bivacco di manipoli di tasche rigonfie…il banchiere olandese e’ tutto un fremito! Boero Lui! Il neretto lo segue e’ la sua ombra smilzita…tutto tronfio pettoruto perspira acidi che si sgallona pinte a non finire nel meriggio… sbuffa spanta prova misura…”vede, in banca devo stare comodo” prova e riprova le movenze volteggia si spancia arrota gl’omeri.

Io sto alle mutande, fuoco fuocherello m’approssimo alla meta…mutandoni di tutti i tipi giovini tradizionali con agguanto della proboscide obliquo che classe sfilare il batocchio scavando fra i cotoni…a pochi passi una coppia di inglesi ultrasessantenni pondera intorno al cappello coloniale di lui…una memoria cominciata nei libri di storia…Kipling…il galantuomo e l’avventura…la famiglia africana pure decide del cappello…tutt’intorno la scelta e’ comunitaria…la mia Africa!!! L’americano in completo di jeans s’inugola al telefono, ha dei baffoni mi pare il generale Custer rotacizza il rotacizzabile prendera’ la prima maglia senza pensare a nulla…al piano di sopra la gara ciclistica s’e’ invertita…l’arabo in carrozza arranca sruota il trabbicolo segue la matrona sfoglia indumenti li deposita sul carrello manco fosse la mietitura…ripassa il boero col servitore, il porello lo insegue con un modello di giacca imprenditoriale, “Provi questa! Si! Si! Le sta benissimo!”…passano…arrivo alle maglie…bella questa…ma 15 piccioli l’una…collo a V no abbiamo detto…quest’e’ nera questa blu…fammi vedere qua…troppo fina no no no….il brusio dell’aerazione mi raffredda i pensieri…la ciurma di supervisors inglesi mi placa il cuore. La bella britannia…20 o 30 anni per la compagnia…una gentile signora mi si fa vicino…mi chiede…m’aiuta…mi vuole portare sulle polo, sto per cascare per via delle rimanenze di Pantene nei suoi capelli, ma resito…lo dico…”Guardi signora io sto cercando della roba economica”….come le cambia l’espressione la mia rivolta…mi dice che quella roba sta dove sono gia’ stato senza speranza…se la svigna lasciandomi coi miei sensi di colpa…riecco Bubba…cerco di nascondere il taccuino, ok e’ venuto il momento di levare le tende. Il Boero ha comprato nel frattempo. Ringrazia il ragazzo per il servizio ricevuto, si propone alla cassa con quel suo fare pugnace e liberale. Paghera’ solo dopo aver digrignato una battuta brillante alla cassiera. Il servetto, rimasto indietro, scambia opinioni sul calcio con un altro compagno d’epidermide, intento a spazzare la sala. Volano gommosi  ritmati nelle loro vocali di periferia.

Ma non ho tempo, Bubba m’e’ alle calcagna. Noncurante mi faccio snastrare dalle scale mobili,primo piano…piano terra…Bubba mi segue, mano alla trasmittente…ora mi giro e lo affronto…faccio valere i miei diritti di cittadino perbene…meglio di no, mi pare incazzoso anche se ha il labbro da scemo del paese, allora faccio per l’uscita…quella laterale dove un divano e’ la prima immagine dei magazzini…lo passo lo supero…esco alla luce…mi giro…Bubba sta la’che mi guarda, soddisfatto della sua operazione d’enzima carezza il divano,  due piazze di grigio traslucido  sormontato da una cuscinaglia di variazioni di viola e variazioni di rossi e intermezzi verdi e  pistacchi. Ributtante. Sa di crema corpo da nonna in decomposizione.

M’appiccio una paglia facendo conchetta, tiro dalla bocca e ributto dal naso. Infilo gli occhiali da sole. Guardo Bubba, piu’ sfrontato di Fonzie, piu’ silenzioso di Dean, piu’ ontheroad di Kerouac. Forse non qui amico, ma avro’ cio’ che cerco, dovessi attraversare questa maledetta strada centinaia di volte. Che sia chiaro. Oggi vado di fretta, altrimenti ti avrei fatto ingoiare quelle mostrine da due soldi. Bubba manco se l’incula i miei pensieri da guappo di rango. Fissa una sberla che fra tremare il marciapiede coi tacchi a spillo.

Abbiamo gli stessi gusti eh amico? Non sei poi tanto male compagno…la sventola trastulla una busta gialla di Selfridges…la mia ultima speranza….abbi cura Bubba, sei un bravuomo. Il commercio ci divide, la passera ci riunisce in volo. Io volo per te. In paradiso. Classe economica che la terza l’hanno abolita.

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