[Lettere a Sancio] La divina maglietta. Inferno.


Egregio Sancio Governatore d’Isole,

sotto la doccia mi figuravo che la memoria s’attacca a qualsiasi cosa. E’ alla disperata ricerca di sostanza. Una radiazione che si deve esaurire negli oggetti. Te lo dico perche’ io compro da anni lo shampoo medesimo. Lo compro questo sciampetto perche’ mammina mi ci lavava il capo dopo le giornate di mare, e siccome gl’occhi grazie a questo cataplasma qui mi bruciavano mica allora riuscivo a vedere fra lo sgocciolamento spumeggiante il mare in lontananza, cosa che m’aiutava pure a distrarmi che mi cacavo dal freddo e volevo bestemmiare ma ancora le bestemmie mica le sapevo. Bei tempi.

Comunqe questo c’entra e non c’entra. Che da qualche giorno mi e’ venita una fissa, una di quelle compulsive che mi leccano il cervello corrodenlo, limando sospinto, per dire. Niente mica di madornale, e’ che mi devo comprare delle maglie bianche. Sai, l’estate e poi che mi sento un po’ James Dean un po’ Fonzie un po’ Brando in Fronte del porto un po’ Ghezzi (a proposito l’ho visto di recente sta ‘nguaiatissimo tutto un tourettare,poraccio) un po’ Verdone che fa Mimmo. Il punto e’ che l’idea di andare a cercare ste magliette che mi daranno uno stile da gonzo, ganzo si, ma imbecille, mi da fremiti e sudorazioni citroniche ed una mattinata quantomeno buttata giu’ per il cesso. Perche’ poi devono esse come dico io ste magliette. Ma stamane mi son svegliato col vuoto nel fagiolo e allora ci sono andato.

E siccome la prima cosa di queste tre maglie da guappo e’ che devono esser per quattro piccioli allora sono andato dritto dritto da Primark che e’ notoriamente la meraviglia dei frustrati del portacarte stracciato. Un cubo di prezzi d’appoco per quello che si chiamava proletariato prima che li spostassero in ufficio. Ora sono sputazzi dispersi del terziario. Comunque t’accennavo pocanzi che qualcosa te la devi sempre comprare che le stagioni ci sono sempre e con loro devi girare, perche’ sono stagioni e tu bestia e perche’ te le vendono per bene,poi, di sti tempi.

Il primo contatto, indiretto, e’ avvenuto in metropolitana. Questa tipa qui non e’ la prima volta che la vedo. Sta seduta a due scranni da me. E’ magrina, slungata per bene in una fusoliera solida con polpe leggere avvinghiate, agl’ossi. L’incarnato sbiancheggiante le ricopre l’ipotenusa del naso slavo. Mica lo so come sono i nasi slavi, ma una volta l’ho sentita parlare al telefono. A questa devo chiederle se quegl’occhiacci blu sono veri oppure brutta zoccolaccia sono lenti a contatto. Perche’ quel blu su quelle polpe sono il mare in tempesta che si rovescia sul mio cuore. E’ la terza volta che la becco, prima sul bus e poi sulla metro un’altra volta. Poeta che mi guidi, guarda la mia virtu’ s’ell’e’ possente, prima ch’a l’alto passo tu mi fidi, ho pensato pure e d’indentro l’ho seguita fuori dalla metro che nel frattempo siamo arrivati a Marble Arch e Primark li’ sta.

E allora dentro alla spelonca al pianodonne lo duca mio me lo perdo subito mi si sfa nel gorgoglio, tutto un brusio d’api regine di ventri svaccati e due molossi che fan la guardia colla giubba gialla e hanno la trasmittente per parlare in codice ma si grattano lo scroto da mane a sera e sbarbano il cervello a moltitudini, non ci rimane nulla nel cervello. Io lo so, che tutte le persone sono nessuna persona. Comunque,due babbuini annoiati. Ma sto divangando. Che vizio. Strollo per bene diretto al piano di sopra che la’ stanno le maglie. Quelle bianche. Ma le scale ‘ndo cazzo stanno miseria infame nel frattempo le vedo le cinture appese, tanti serpentelli attaccati per il grugno fiottano e rinculano quando una mano le carezza come in una preghiera tibetana i vasi s’avvitano. Vestituzzi a non finire!Fiori fiorellini fiorellasti te l’ho detto Sancio che la primavera l’e’ giunta!

Gialli  blu arancio,arancio di sicilia,arancio washington, verde ziguli’, viola morositas! Rosso culo di babbuino!Canarino filirubino da cancro al fegato! Maniche corte strette, ascella protetta sprotetta,busto. Senz’ascella. Calzine calzette righine rigotti marinai di tutto il mondo,imprimaveritevi! Il reparto delle calze a velo! Le gambe all’insu’ dei manichini sforbiciano staccano si dipanano frullano in tutu’ ammiccano, sprizzano sull’acqua all’imbrunire sulle piagge s’incrociano! E tutto il gregge di femmine che scartabella inventaria registra misura col potere della mente, va alle forme allo specchio in bagno e ritorno, forse quello della sala da pranzo mi fa piu’ magra quando mamma o i bambini sono a scuola! Io mi sto incinghialendo di brutto!Mi sta venendo un durone! Devo trovare le scale ad aspirazione maschile o sono perso! Una selezione di puledre mica da ridere!Vado verso il reparto reggiseni!Ho deciso!

Traverso il richiamo delle creme corpo, ignoro i rossetti, mi tuffo e riemergo fra fermagli e borsette e cappelli superpanama devono avere un nome francese,insomma quelli che portava Audery Hepburn! Ma tutte le commesse sono dei gabinetti! Indiane e nere e razze miste di pessima qualita’! Risucchiate dalla borgata senza il minimo ritegno!Le vedi,chador a tutto spiano,meste meste,oppure le nere incazzose,abbaianti gracchianti croccanti!Alcune vagano altre trascinano carrelli pieni d’articoli, la roba che le immonde bestie han scartato nella pugna! Ratto al reggipetto m’avvento! Le bimbette provano e riprovano gli occhiali da Lolita! Le adolescenti inglesi poi!In treno per un’ora solo per Primark!Mamma te l’aveva promesso! Eccola! C’e’ pure lei!Due biondazze di tetta candida e culo a strapiombo! L’una in atto sfatto l’altra in potenza implume!Dov’e la generazione di mezzo! Un esercito di mammifere ha invaso le armerie! E ancora manti mantelli sandali sandaletti! Una famiglia di tailandesi le sta provando tutte! Buoni buoni da una parte a turno le donne fanno scivolare le scarpe le provano in serie! Che ordine e rispetto! Nonna mamma e figlia! Non vanno oltre il 38 manco a pagarle! La mandria sfila rinfila squassa il piede ergonomizza gli alluci scrocchiano schicchiano si lussano!Piedi di tutti i tipi! Piatti smorti legnosi rugosi coccodrillosi impomatati diritti mancini d’alluce storto dritto oblungo smaltato pinnato piccoli grandi neri gialli rossi crema nutella pistacchio! Son fottuto! Vedo articoli dappertutto pur’io! Poppe,zinne,tette meloni susine bocce mammelle mammelloni a punta a pera a risacca petto piatto, sisse divergenti rugose cadenti infoiate puntute bollenti!Gambe e braccia! Floscie molli argute saccenti sportive lentigini vertigini per l’incavo del ginocchio! Tanto tenero e puro! Feticcio!E che feticcio! Materno necrofilo posmoderno romanzesco pittoresco barbaresco  picaresco piratesco! Da camino o notte stellata!Da sgroppata o anguillamento d’amore!Perline bracciali merletti colletti!La bufera infernal che mai non resta! Voltando e percotendo li molesta!

Ho una missione io! I reggiseni! No! Cazzo dico! Le maglie! Le maglie bianche! Ecco le scale mobili!Mi sprecipito!Arranco che ci sto da cinque minuti ma gia’ sbrancolo…eccolo il reparto uomini!Tutt’unaltro colore!Blu grigio bianco nero celestuzzo…al massimo beige o ruggine…sempre lo stesso affare fin dalla porta di casa!Fiocco rosa o celeste! Ci stanno molestando da secoli con queste cazzate!Basta! Fatt’inculare Smith!

Comunque per tagliare corto chiedo alla commessa la distolgo, sta cercando di piramidare uno sfascio di cardigan….mi ci guida lesta lesta…li addestrano che ti credi…che se un cliente si lamenta son cazzi da cagare monito dopo monito i manager s’incazzano segnano nel libro nero (dopo il fiocco celeste o rosa c’e’ sempre il libro nero) e poi te lo puoi scordare quello sbavo in piu’ di salario minimo che ti danno! Niete piu’ cinema al lunedi’ economico! Niente sconto staff per le chincaglierie di Primark! Niente I phone con abbonamento! Niente giochini elettronici del cazzo in metropolitana!Niente! U nuddu mescato cu nienti! Vorrei conoscerli poi sti menager….incastrati castrati pure loro nel viluppo…ma questa e’ un’altra storia…Ma ecco le maglie bianche! Grazie grazie mille! Tutte impilate i piranha se le scaninano tutte!  Ce l’avete quello ma nero?No?E perche’ no? Io lo voglio nero! Allora giallo! Prendimelo! Dei primati!

Il frocetto italiano ha appena finito di lavorare e ciarla al telefono…”guarda sto da Primark e’ bisissimo…non trovo mica nuuullaaaaa…” , la matriarca araba osserva i cerbiatti ed approva, mentre si snodano i fuscelli delle zampe nel cotone…si figlio, no figlio….i cinesi si sgingillano fra i cappelli, l’indiano sfreccia sul carrello una risma di camice, fregne anche al piano di sopra!O No! E che valchirie! Scambiano gargarismi d’intesa coi guardiani vichinghi! Mi concentro sulle maglie…no troppo fina..ti si vedono pure i peli dell’ombelico con questa…canotta no, verde no, collo a V manco a parlarne…io la voglio bianca girocollo aderente di cotone cazzuto in pacco da tre a dieci sterline massimo! Che orrore! Sono ributtante! Ma le devo avere! Dove?! Dove sono le maglie alla James Dean per tutti i numi! Questa e’ per lo sport, questa e’ per la nanna questa e’ usa e getta questa ha il taschino questa e’ una polo questa andrebbe pure se non fosse per bambini. Lo sapevo! Inculato! Non c’e! Solo roba che si sfibra, lisissima in partenza…c’e’ il tempo in quella qualita’…il ritmo della massa….l’affanno della massa….comprare per poco, di pronto aggancio il gusto, dis-gustata e’ la scelta dell’anima veloce, il consumo lipidico e’ tutto! Un pensiero lontanissimo dalle ossa…per cosi’ dire…insomma la maglia alla Brando non ci sta! Eppure e’ semplice!Vabbe’…ansimo,sudo, gorgeggio!Devo fuggire! Trotto a ritroso ora conosco la strada! Mi spremo nelle scale mobili!Pan patapan a falcate marziali…di nuovo il settore donne…mi riperdo…guardo i cartelli, il gorgo prende a vibrare mi svolteggia…pant pant…cessi, camerini di prova, cassa centrale, laterale occipitale l’addetto alla gestione della fila e che fila!Decametri e decametri di carni in attesa! Lui e’ storpio il poraccio!Impugna il ginocchio ad ogni passo!Si scompassa! Che fatica! Striscia come una lumaca azzoppata! Tanti non pensavo che morte ne avea disfatti! Scalpito recalcitro sgomito! Ma nulla! Una tempesta di colori mi si sliquida nell’iride!Tremolo! Vaneggio! Mutande! Fighe pelose! Le ascelle di Rosa Luxembourg! La fabbrica! Il 900! L’uscita? No!  Uno schizzo di succhi m’avvelena il groppo! Pigiami, ciabatte lilla’ denti sorrisi estivi tramezzini strapparsi di bucce di mela! Smasticano! Il vociare sale, sale sale s’impenna, la nonna rimbrotta la pupa,la pupa scogliona la nonna! La coppia s’intorciglia in un bacio di lingue biforcute! L’uscita! Vacillo…m’affloscio…e venni men com’io morisse. E caddi come corpo morto cade.

No mica m’e’ successo nulla. L’ho trovata l’uscita. Mi sono appicciato una cicca e mi sono avviato verso Marks and Spencer. Ma questa e’ la prossima cantica.

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