[Vittorio Arrigoni] Del dolore (Siamo tutti facebookianamente umani)


Fino a oggi sapevo solo vagamente chi fosse Vittorio Arrigoni e fino a oggi non avevo mai letto Guerrilla Radio. Perchè mai, quindi, dovrei interessarmene adesso, perchè dovrei avere un minimo interesse per la striscia di Gaza che vada oltre un disappunto momentaneo e fulmineo per qualche povero cristo saltato in aria da una parte o dall’altra della barricata. Non ha alcuna logica e tanto meno ha senso riconoscersi in uno slogan che non mi appartiene.

Restiamo umani.

Eppure è fastidioso, tutto questo è fastidioso. Prude. Non fa male, ma prude. Dopodomani avrò altro a cui pensare, il mio lavoro per esempio, e non mi importerà affatto di come questo sia morto come un cane, di quelli che muoiono a Gaza, sinceramente non mi interesserà, mi passerà sotto gli occhi la notizia e avrà lo stesso effetto della pubblicità di una compagnia telefonica.

Io faccio probabilmente parte di quella foltissima schiera di indifferenti che Antonio Gramsci tanto detestava, eppure sono decisamente umano.

Ma da fastidio, da fastidio non capire a fondo come si possa morire come cani per qualcosa che non ti riguarda; prima quel qualcosa la devi capire farla tua, poi farne parte, devi realmente spenderci tempo ed energie sopra, questo di certo Arrigoni lo ha fatto fino in fondo, ma tutti quelli del “restiamo umani”, per quanto il concetto sia accattivante, da dove riescono a tirare fuori tutta questa sfrenata empatia? È solo dispiacere? Cosa è?

Capisco che tutto il mondo debba sentire il bisogno di riscrivere lentamente o velocemente “Restiamo Umani” sul proprio stato facebookiano come a suggellare la propria adesione a quel gruppo preciso, come a dire questa cosa è mia e anche mia, è la mia battaglia e io davvero sono umano. Ma cosa significa? Davvero tutta questa gente capisce e prova un autentico profondo dolore? Oppure bisogna necessariamente esserci e basta, affermarlo facebookianamente?

Non posso e riesco assolutamente sentirmene parte, l’unico e solo sentimento che provo è di umana pietà e di dispiacere per la fine disumana di Vittorio Arrigoni, ma qualcosa continua a non essermi chiaro.

16 thoughts on “[Vittorio Arrigoni] Del dolore (Siamo tutti facebookianamente umani)

  1. Oggi è già un altro giorno. E domani sarà ancora più altro. Credo che la facebookiana partecipazione nasca dalla connazionalità italiana e dalla omologazione partecipativa imposta da fb. E dalla necessità di sentirci umani che certe immagini (uomo che muore come cane) risvegliano. Perchè un pò bestie siamo, gente che mangia spaghetti vedendo cose di guerra in tv. Altrimenti supplicheremmo tutti, ogni giorno, non solo su fb: per favore, restiamo umani. O semplicemente, lo saremmo, umani.
    Invece siamo Uomini e Donne a intermittenza. E ci piace molto esserlo(dipende da quale dittatore ci conviene di più, da quale genocidio ci fa pena di meno).

  2. Ovvio, “l’umanità” è una cosa che va è viene, ma è un costrutto un po’ fasullo che funziona solo a brevi distanze. Ieri, però, tutti, o quasi si sentivano talmente umani e capisco il perchè, ma mi chiedevo cosa fosse tutta questa faccenda. Due giorni fa non ero affatto umano? Io no di sicuro se il criterio che definisce un uomo come umano è quello di spendere un pensiero o uno stato di fb per un qualunque disgraziato che muore più o meno da cane e di certo non sarò umano per chissà quanti giorni.
    Il punto è che la categoria di umano non coincide solo in parte con la nostra natura, è fisiologico, abbiamo una spiccata capacità di dimenticare e soprattutto creiamo concetti, come quello di umanità (per quanto nobile sia) li applichiamo a noi, ma di fatto non sono applicabili, o almeno non del tutto. Fortunatamente c’è fb che permette di applicarli senza sforzo.

  3. Fortuna che i facebookumanoidi non li frequento più, almeno non su rete. Sarebbe abbastanza sgradevole se mai mi capitasse(sapete com’è), svolazzare nell’Eden senza più corpo, quindi senza più FB, e distinguere uno ad uno volti di sconosciuti navigatori che invadono il mio profilo, e mi passeggiano sulla faccia,sulle fantasticherie buttate lì per noia il giorno prima, credendo di fare a me cosa gradita. Mi viene in mente solo il Trittico del Giardino delle delizie, del buon Geronimo, il pannello più cupo sulla destra. Attuale come non mai, con gli ominidi che sbucano da ogni sacrosanto pertugio, invadenti e ingombranti, musici dissacranti e lottatori senza forza e senza senso.Qualcuno li aveva interpellati? OPS. Ho esagerato anche stavolta.ciao

  4. Errata corrige: “Il punto è che la categoria di umano coincide solo in parte con la nostra natura” senza il non

  5. Comq facebook è un mezzo. L’umanità, per come la vedo io, si misura in ciò che si decide di fare perché qualcosa che è disumano lo diventi un po’ meno.
    stare sul cuccuzzolo a sperare che qualcosa succeda è peggio che essere umani nella maniera di facebook.

  6. Come dar torto al solito Jemp, sempre puntualissimo! Dopotutto se penso alla rivoluzione del Magreb… regalo mille punti in gettoni d’oro a chi lo strumento sa usarlo con saggezza!

  7. Chiaro fb è un mezzo, cosa altro può essere e tutti scrivono quel che più aggrada.
    Ovviamente “l’umanità” si può misurare solo con le azioni, io di sicuro sto sul cuccuzzolo, faccio ben poco perchè le cose migliorino in giro per il mondo, per una serie di motivi, e chiaramente non mi piace stare sul cuccuzzolo, ma al momento questo è. In ogni caso trovo ipocrita farlo attraverso fb, trovo senza significato uno slogan che si ripete per uno due giorni poi tutto svanisce.

  8. Herrrr, torna presto che ti rubiamo un pò di pensieri prima di ripartire! Dice che gran parte dei barrallicchiani faranno Pasquetta nello stesso posto, nella stessa ora, nello stesso giorno: VERO è?

  9. ciao caro Jemp… non uso facebook, uso msn e 3 giorni fa ho scritto sul mio account msn Restiamo umani. raramente cambio la frasetta, e ho sentito l’esigenza di affermarlo banalmente e qualunquisticamente anche lì, come anche nei discorsi con amici, parenti e conoscenti negli ultimi giorni. La morte di Vittorio Arrigoni mi ha fatto male, mi ha fatto piangere. L’ho conosciuto un paio di anni fa qui a Cagliari, ci ha raccontato delle cose di cui altrimenti non sarei potuta venire a conoscenza. Delle cose che ha visto, filmato, scritto, mettendo a rischio la sua vita per una causa che ha sempre riconosciuto più grande, più alta della sua stessa vita… è triste, certo che è triste, che di questo se ne parli solo ora che la tragedia si è compiuta, e infatti sarebbe il caso di parlare di altro piuttosto che dei cambiamenti di stato su facebook, o di mettere in dubbio la sincerità di quanti abbiano voluto rendersi partecipi al cordoglio ANCHE attraverso queste cosettine. capirai. girando qua e là cercando informazioni sull’argomento non ho trovato altro che commenti, interventi, articoli che si appigliano a questo genere di cose. Pare facciano più notizia, piuttosto che il fatto che Vittorio Arrigoni è stato ucciso perchè era un libero informatore, tra i pochissimi internazionali presenti a Gaza. Questi sono i fatti, questo è l’argomento di cui vorrei leggere. Nessuno di noi facebookiani messengeriani, twitterani, posso ben immaginare, avrebbe tempo, forza, voglia, coraggio da spendere per imbaracarsi in qualcosa di così grande e faticoso come ha fatto Arrigoni, e infine di perderci la vita in modo orribile. Però non capisco cosa ci sia da stupirsi se in tanti abbiano guardato con ammirazione il suo operato, e abbiano sinceramente sofferto per la propria incapacità di intervenire. Se la sua morte è servita affinchè moltissimi venissero a conoscenza, attraverso GuerrillaRadio, o attraverso il suo libro dal nome impronunciabile, di quanto succede a Gaza, allora probabilmente quest’ennesimo sacrificio non è stato completamente inutile.
    restiamo pigri
    un saluto
    stella

  10. Stella, rispondo perché ti rivolgi a me, anche se il post non l’ho scritto io. Questo blog è fatto da tante persone diverse, con opinioni diverse e punti di vista eccentrici.
    C’è però un aspetto che condivido in quanto scritto: è la riflessione fatta su questo modo post-moderno di stare sull’albero, a guardare che succede, magari lamentandosi o indignandosi di come accade, ma senza essere disposti a fare nulla perché le cose vadano in modo diverso.

    E non sta scritto da nessuna parte che si debba scegliere se stare sull’albero o farsi ammazzare. Non è questo il punto. Il punto è che ci muoviamo sull’onda delle emozioni, del fuoco di fila dei mezzi di informazione, che sceglie cosa deve diventare importante e cosa invece non lo è.

    Perché la gente non si emoziona per quello che succede in certi paesi africani, dove la gente muore così come Arrigoni tutti i giorni?
    Non fiaccolate, né sitin, neppure un click su facebook che non costa nulla.
    Ho assistito a manifestazioni oceaniche contro la guerra in Iraq degli americani. Giusto: quella guerra poteva essere evitata a parità di risultato: ne abbiamo le prove oggi.
    Però nemmeno un click per i dissidenti siriani in carcere. nemmeno uno per quello che accade oggi in Egitto. Neppure uno per quello che Hamas fa con i palestinesi che dissentono rispetto ai suoi metodi e alla sua ideologia.
    tutto questo non perché la drammatica vicenda umana e civile di Arrigoni non sia rilevante e degna di centralità.
    Però mi chiedo: forse che le altre situazioni non lo sono altrettanto?

  11. uè, si si ho fatto un pasticcio, ho scritto su quell’onda emozionale di cui parli… quel ciao jemp era un salutino perchè ho visto il tuo nome tra i commenti, sarei dovuta andare a capo
    boh comunque, non è che la questione Arrigoni sia stata poi di tutta questa centralità… le istituzioni hanno praticamente taciuto (giusto napolitano ha buttato lì la frasetta di circostanza), i mass media gli hanno dedicato lo spazio minimo sindacale… probabilmente, a quanto riferite, il popolo di facebook si è interessato autonomamente alla vicenda… per ragioni che sono anche piuttosto alla luce del sole, essendo lo sciagurato protagonista una persona, appunto, assolutamente fuori dall’ordinario.
    per il resto io cerco di informarmi, per quanto sia difficile, su una moltitudine di questioni… ci sono una serie pressochè infinita di cose che mi fanno incazzare: quello che sta succedendo in siria, in sardegna, in parlamento, nella redazione dell’unione sarda, le violenze sugli animali… e poi c’è che sandro bondi è stato ministro dei beni culturali, poi ci sono le allarmanti fandonie sugli sbarchi dei tunisini… molte, moltissime cose rivoltanti succedono su questa terra e un sacco di gente ogni giorno si indigna… solo che magari, come ben sai, non tutti hanno la criticità per approfondire ciò che televisioni e giornali si dimenticano di approfondire. ci sono poi alcuni avvenimenti che per una eccezionale concentrazione di elementi colpiscono la gente più di altre, come nel caso arrigoni, e ciò non mi è parso assolutamente pilotato dai mass media, come dicevo. e può essere anche un bene a volte concentrarsi su un argomento alla volta, senza farne un pretesto per sviscerare tutti i mali della società… che son tanti tra cui molti inguaribili.
    poi immagino che tutto quel fottio incredibile di gente che sta lì tutto il tempo a mettere mi piace/non mi piace più, trovi anche quel paio d’ore al giorno per darsi concretamente un briciolo di possibilità di vivere in un mondo un po’ mejo di questo. immagino. credo. spero.
    vabè.
    cià cià

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