[Lettere a Sancio] Londra. Aprile e’ il mese piu’ crudele.


Illustre Sancio Dittatore d’Isole,

che Aprile sia il mese piu’ crudele e’ cosa arcinota. Tirando su i lilla’ dalla terra morta, mischiando memoria e desiderio e tutto il resto.  Ma se non stai qua mica lo capisci, garantisco. Anche la poesia ha il passaporto ed appartiene alla terra come i lampioni, i tagli di luce sulle mani sui ginocchi in metropolitana, i negozi al dettaglio spilla piccioli degli indiani,gl’alberi i fiori i sassi. Insomma ti ci vogliono 9 mesi cosi’, che la nuvolaglia in bianchennero pesa sul fagiolo come tocchi possenti di cemento liquido.

Per dirti che ora li senti i marmocchi che sbraitano nei cortili, quei coretti festosi quelle salivette sbrodolanti, i guanciotti torturati dall’ossigenazione, le prime bestemmie pure i primi pruritelli i polpaccetti morbidi, le poppe sapienti della maestra la campana che congela tutti, monolituccoli affananti sparmigianati alla rinfusa. Tutti dentro il sole si lascia che e’ gia’ memoria. La citta’ esplode sussulta, suda perspira respira trasuda.

I giovincelli si scartano i bicipiti, il nero la fibra legnosa lo slavo la candida mole.

Le donne pure, che molte girano coi capezzoli che assaltano con possanza perforano i bastioni il reggipetto. Non ancora esattamente caldo.

L’uomo d’affare si slarga il colletto e tranfuglia il gargarozzo con insolita energia. Ha sete per la prima volta da mesi. Io gioco a tennis e le busco perche’ penso a Wimbledon come ritualita’ la danza leggiadra il passo delle stagioni la luce il risveglio il dritto in corsa di Nadal .E pure le universitarie che tintinnano nel loro inglese britannico.

Ma non e’ di questo che volevo parlarti. L’affare oggi riguarda il 262 Stratford- Plaistow.

Magari c’entra pure, che l’elettricità s’infibia nel petto il tempo, la battaglia gli affanni, che la primavera ti ricorda anche che non hai concluso un cazzo e tutte le sinestesie le puoi saltare in padella . Per le strade si spende e si spande e si spende. La forma biologica dell’entusiasmo.

Il 262 si sveglia  come ubriaco sul cartone, digrigna i pistoni, curegia un poco, sgratta la marmitta molla gli ormeggi viene a raccogliere la minestra umana. Un traffico della madonna a Stratford mo vengono pure le olimpiadi, un bordello di carni ora un tripudio per le zecche immobiliari  tempo due anni. Comunque l’ho capito subito che la putragna pazienza non ne aveva mica. Mezzi quarantanni capelli melmosi alluce di smalto sbucciato gravida che lo sta per scodellare fuma come James Dean in Gioventu’ bruciata.

Il tipico sfornato da Pub. Ti ci infilano a diciottanni, e ti levano a 40 dopo lentissima cottura, con una figlia sedicenne che si fa montare dal barbiere jamaicano, un marito idraulico che tifa West Ham, penuccio moscio reticolo di vene esplose agli zigomi, una disgrazia nelle budella che gia’ si fa di nicotina. Ascoltavano Maggie May dello Stewart secoli addietro, parlavano del futuro coi capelli sprizzanti e la fetta di limone nel gintonic.  Il pilota mica meglio. Ha fame d’asfalto si vede. Inturbantato è un sikh di seconda generazione, baffo impomatato sguardo spinto triangolare guarda noi che montiamo come verdure da tritare. L’oasi dei passeggini e dei sedili per vecchi e storpi sono il mio obiettivo. Mi piazzo la’ sono solo una manciata di fermate. Sono le 6 e la marmaglia riede verso i buchi rognosi ma oggi verso i giardini sgarrupati dove fra le mutande stese si bruciano salsicce si fa finta di giocare con passione coi pargoli. O robe del genere.

Infiammiferato mi ritrovo la putragna sulla destra, un beduino pakistano di fronte, una coppia di gorilla neri sulla sinistra, con poppante incastonato in passeggino supersonico. Lui ha il petto da surfista e gl’intestini da guardiano del parco. Lei s’impecia in mezzo chilo di gommamericana sfarfuglia con decimetri di unghie posticce sul blackberry. Il bambino guarda nel vuoto. Un filosofo. Razza mista lingua inglese. Poi c’e’ il baronetto Charles, che irrompe con una slavina di pancia s’incupisce nella basetta monumentale stagna di London Pride e arpiona la pagina sul Portogallo in crisi del Daily Mail. Ha classe, e’ di quelli che rosicano solo le unghie senza merda sotto.

Comunque si salpa, il pilota s’allunga nelle marce automatiche e’ un golem d’acciaio rosso a due piani che disegna spazio intorno e sputazza periferai con sapienza. Caron dimonio con occhi di bragia. Dentro le gelatine si squassano i ginocchi fremono i polpastrelli si sbiancano nelle tubaglie. Gl’arrapati hanno il bacino facile lo struscio e’ tatticamente inevitabile, moralmente accettato. Gli sguardi si arrovistano la musica frigge fuori dagli auricolari e’ tutto uno sbandarsi uno sfiatare un tremolare.

Lo sento subito che sono stato sfigato. Il pakistano e’ una cloaca fumante. Appena ruttato da una friggitrice e’ una coscia di pollo cruda marcescente. Gli vedo i filamenti biachi variare sul viola… la scorza ruvida nelle guance flagellate dall’acne purulento.

L’ascella mefitica manda porzioni di vento monsonico, una scia di ricordi subcontintali di poca acqua e meno sapone. Schucchiaiato da un’aereo dritto dentro l’ufficio degli stomaci persi dello zio. Hamburger e patate per 2 pound e venti. Ali di pollo ad un pound l’una. E cosi’ via. Gli puzzano anche i rognoni, deve avere un pisellaccio bisunto, gli umori che gli sgocciolano dallo scroto.

Tanto sono solo un paio di fermate mi dico, quella puttanaccia. Ma non resisto.

Charles se n’e’ accorto pure lui, borbotta qualcosa. Cerca anche lui d’esprimere il suo sdegno. I gorilla nel frattanto si sono uniti al piccolo filosofo. Baciano il vuoto con la calma dell’iride. Beati loro. La putragna mostra la riga del culo, la geometrica perpendicolarita’ dell’amosciamento maschile. Il pakistano,poveraccio, e’ solo l’infiammazione dei suoi occhi stanchi.

Mi esce, infine. Guardo Charles, scuoto il fagiolo, ridacchio e sospiro: “Fuck”. L’olezzo,voglio dire. Eccolo la’, e mo chi lo ferma il vecchio Charles.

“Amico mio- fa al pakistano- cazzo puzzi come l’inferno”. La puzzola lo guarda, mica sa cosa dire. Sbalordisce. Nemmeno voglia d’impennarsi.

“Gesu’ Cristo fratello, ma non la usate il maledetto sapone in Asia?”Un geografo Charles! Humbolt! La disciplina e la ragione europea allo sguinzaglio!

“Fottiti”, riesce a dire il pakistano, “Maledetto ubriacone!”

“No, Fottiti tu, sanguinoso straniero!”

Eccola, me l’aspettavo!La putragna!Scende in campo!

“Tu e la maledetta razza tua!Venite qui portate la merda e vi prendete i benefits del governo!Proprio un bell’affare!Putrido!”

Il laido si sta incazzando ora. L’indice gli oscilla come un metronomo!

“Brutta cagnaccia merdosa!Vaffanculo tu e quella sgualdrina di tua madre!”

Guarda guarda guarda la situazione s’arroventa!Mi sento il colpa pero’…per di piu’

I corpi prendono a smuoversi, le cinetiche s’impigliano…qua finisce male…ma il pilota sikh e’ impietoso, circumnaviga l’isola di Stratford e si pianta, prima di imbucare Plaistow road. Fuori!Dentro!Muoversi!Occhio al predellino!S’abbassa!Deve salire un invalido in carrozza!

Mica Spazio!Puff!Spuff!Le massaie sfondano come bufali in rotta,armate di sacchi del Tesco, il pane quotidiano!Baguettes all’aglio!Infime salse bolognesi!Le vaschette di frutta mista! L’estate!Meloni,Kiwi,Mango!Che impeti zuccherini!Pure il gelato ed il sidro!Una sciacquata di prodotti nuovi di zecca! Quel che ci vuole per preparare il fegato all’estate!Aria nuova!Gli scolari poi!Tutti uguali nelle casacche!Dentro e fuori!Incravattati dalla gentilezza britannica!Segregati in quarta zona dal salario minimo!Tutti uguali!Le gloriose rivoluzioni!Si riparte!

Charles non puo’ accettare l’offesa…la putragna e’ una del branco,bianca inglese ed alcolizzata…ecco che passa all’azione…spinge il miserello…il laido decolla,le ossicina si frastuonano all’indietro!

“NEGRO!!!”

Che erroraccio Charles!!!S’e’ dimenticato del gorilla!

E il laido s’e’ spetasciato sul piccolo filosofo!La fine!

“Quale cazzo e’ il tuo problema vecchio!”

La gorilla strilla ulula e’ gia una prefica china sul corpicino inerte… gia’ se la ride pero’ che non e’ la prima volta…stasera poi magari si scopa nonostante il cesareo…e il piccolo Nietzshe e’ intatto…nemmeno una graffietto!

“Stronzo!Puttana!”, la gorilla suona la carica, il marito si gonfia diventa enorme…pure piu’ nero…io mi sto cacando nelle calze…

“Tu chiudi quella fogna cagna!”

O no Charles!Pazzo che sei!Ci vuoi far tutti ammazzare!Coglione!

Il funesto gorilla orscura il sole,stabilizza gli ammortizzatori del bus…e’ una montagna di carbone scoppiettante pronta a riversarsi su Charles, sulla putragna e sul povero italiano!

Il laido che fine ha fatto?Si rialza,sacramenta!Ma ormai e’ superfluo…troppo magro!Gavrlo!

Gli spettatori intorno se la ridono…parte il tifo…si prende posizione. La vecchia baffuta gia’ chiama la polizia!Aiuto!Che schifo e’ diventato questo paese!

La minestra umana gorgoglia sobolle,il sikh li mortacci sua se ne fotte…chissa’ quante ne vede…ma deve fermarsi!Le telecamere lavorano per lui!Chi se n’impipa!

Troppo tardi!L’oscurita’ s’e’ rovesciata su Charles!Una capocciata degna di nota!Spledido gesto atletico!Charles sbrancola….piu’ ubriaco di prima!

La putragna e’ una gatta scuoiata!I succhi intestinali le zompano sull’ugola!

“Assassino!”

“Basta basta faccio io!”Devo intervenire…basta con questi scempi…una vergogna….e questo sarebbe il melting pot!Una bufalaccia!Prima la saponetta poi i diritti universali!Poi il panteismo cosmopolita!Tutte cazzate!Mi avambraccio in difesa!

Interviene un ragazzone,cerca di dividere il grugno di Charles dalla fronte del gorilla!Un incidente in autostrada!I pompieri!

La putragna e’ incinta!Non dimentichiamolo!Ma la gorilla non ha pieta’!Si stiracchia e le rifila un gancio alle unghie colorate!Via!Via quelle guance cineree!Un po’ di colore non guasta!Rosso carminio!

Finalmente il bus si ferma il sikh s’e’ accorto!Si aprono le portine!Tutti i tifosi fuori!

Nel terso cielo primaverile!Urla schiamazzi sgomitate le patate rotolano dalle buste!Io sto incastrato!Prima le donne i bambini!S’affonda!A riveder le stelle!Mica quelle di Charles!

Mi tuffo anch’io!Fuori si ride!Gli scolari sono tutti in fibrillazione…

Arriva la polizia…qualcuno deve aver chiamato durante il tafferuglio!

Che efficienza!Me la svigno!Mica affari miei!E’ primavera caro Eliot!

Ciao gorilla!Dingnita’ feroce!

Ciao putragna!Che ti venga su almeno muratore!

Ciao laido!Tuo figlio avra’ il deodorante e sara’ integrato!Prendila facile!Non dirgli di ste robe!

Charles!Io ti capisco pure!Questo labour ha spalancato il vaso di pandora!Le colonie si riprendono tutto!Le nazioni hanno memorie biliose!Ma siete un popolo di aristocrazie spennate!

Ciao a tutti!Io sgambetto lontano!Libero!Il blu del cielo m’irrora le narici!Che spasso!

Sai cosa Sancio?!Poggiata la borsa a casa…in camera…ho levato le scarpe…devo confessare…mica gelsomino…

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