[Sardegna, Italia, Mondo] In morte di Cossiga (senza K).


Scritta sui muri negli anni Settanta, tratta da una mostra dal titolo "Kossiga boia".

E lo so che siete tutti in vacanza ma, diamine, è morto Cossiga! Non vorremmo mica bucare in pieno la notizia no?

Cossiga è stato fra i più fini interpreti della politica italiana, questo non si discute. E’ stato un servitore delle istituzioni, fedele e orgoglioso. Anche questo è difficile negarlo. Un antifascista, filoamericano e filoisraeliano, forse l’unico democristiano che potesse definirsi veramente tale. Una figura unica nel panorama politico italiano. Una figura controversa, dotata di devastante ironia, velenosa autoironia, singolare scaltrezza. Ha ricoperto tutti i ruoli chiave (e sempre in giovane età, almeno rispetto agli standard nazionali, tanto che lasciò la Presidenza della Repubblica a “soli” 64 anni, un età solitamente ancora troppo giovane per salire al Quirinale) e sempre ha lasciato il segno, in qualche modo. Insieme a Giulio Andreotti, è stato il simbolo (a ragione o meno) della continuità del potere e delle trame oscure dietro ai fatti più tragici degli ultimi cinquant’anni.
Ostentava con fierezza la sua sardità. Sulla bara ha chiesto la bandiera sarda, insieme a quella italiana. E ai funerali nessuna autorità.
Francesco Cossiga è protagonista della vita politica italiana dalla nascita della Repubblica. Il 17 aprile 1948 passa la notte nella sede del comitato provinciale della Democrazia Cristiana di Sassari armato di mitra e bombe a mano, pronto a contrastare l’eventuale tentativo di golpe dei comunisti in caso di sconfitta alle elezioni. Le armi le ha avute da Antonio Segni e provengono dagli Stati Uniti.

Entra per la prima volta nella squadra di governo nel 1966. E’ sottosegretario alla Difesa nel terzo governo di Aldo Moro e riceve la delega a sovrintendere Gladio, organizzazione clandestina sotto il controllo della Nato costituita per contrastare un’eventuale avanzata sovietica in Italia e l’ascesa al potere del partito comunista.
Quando la notizia dell’esistenza di Gladio diventa di pubblico dominio,nel 1990, Cossiga dichiara

era una cosa perfettamente lecita, anzi doverosa e senza doppi fondi

Tra il 1976 e il 1978 Cossiga ricopre la carica di Ministro dell’Interno.
Nel 1977, durante gli scontri seguiti a una manifestazione rimane uccisa – diciamo da un proiettile vagante – Giorgiana Masi: c’erano degli agenti di polizia armati, infiltrati tra i manifestanti. Pare che sparassero ad altezza d’uomo. Cossiga ha dichiarato di essere una delle cinque persone a conoscenza del nome dell’assassino di Giorgiana, ma quel nome non l’ha mai fatto.
Qualche anno fa, l’ormai quasi ottantenne senatore a vita Francesco Cossiga suggerisce a Maroni

dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…. Gli universitari invece lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta’. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si’. Si rende conto della gravita’ di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

Amen. Qualche mese prima di Giorgiana Masi, a Bologna i carabinieri avevano ucciso lo studente Francesco Lorusso. La reazione di Cossiga alle proteste fu di militarizzare la città.

Nel 1978 le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro e, dopo 55 giorni, lo uccidono. Cossiga mette in piedi due comitati di crisi. Alcuni fra i membri di questi comitati risultano iscritti alla P2: uno di loro, sotto falso nome, è Licio Gelli. Due giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Moro, si dimette. Anni dopo dichiarerà

Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro

E’ con un curriculum di tutto rispetto, quindi, che nell’agosto del 79 riceve l’incarico di formare il governo. Rimane in carica fino all’ottobre dell’anno successivo, poco poco. Abbastanza però. Assiste da Presidente del Consiglio alla tragedia di Ustica e alla strage alla stazione di Bologna: 166 morti per i quali verità definitive e complete non si sono mai avute, ma su cui Cossiga negli anni a venire ha ricamato mezze verità, in bilico tra provocazione e depistaggio.
A maggio dell’anno scorso, con 29 anni di ritardo, riguardo a Ustica dichiara

c’era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio

Nel 2008, sulla strage alla stazione di Bologna – che da Presidente del Consiglio imputò all’estrema destra – dichiara

fu causata fortuitamente e non volontariamente da una o due valigie di esplosivo che attivisti della resistenza o del terrorismo palestinese trasportavano per compiere attentati fuori dall’Italia

Nel 1985 diventa Presidente della Repubblica, coi voti di quasi tutto l’arco parlamentare. Tutto si svolge tranquillamente, fino al 1989. Dopo la caduta del Muro, Cossiga diventa “il picconatore” del sistema istituzionale italiano. Attacca la magistratura e i partiti. Se la prende con Occhetto, lo “zombie coi baffi” e col giudice Rosario Livatino

Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? … Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta

A seguito delle esternazioni su Gladio, la minoranza parlamentare ne chiede la messa in stato d’accusa (una sorta di impeachment nostrano). La magistratura delibererà poi l’archiviazione. Cossiga, a due mesi dalla scadenza del mandato, decide però di dimettersi. Siamo alla vigilia degli attentati a Falcone e Borsellino, in piena Tangentopoli e agli ultimi fuochi della cosiddetta Prima Repubblica.

Nella Seconda Repubblica, l’attività di Cossiga – diventato senatore a vita –  si distingue per le sempre numerose esternazioni e per i voti di fiducia dispensati ai vari governi, da Berlusconi a Berlusconi, passando per Prodi. Soprattutto, i voti del partito da lui fondato, l’Udr, sono determinanti nel ’99 per la nascita del governo D’Alema, il primo guidato da un ex comunista.

La verità sui fatti di cui è stato spettatore privilegiato, se non attivo protagonista, non l’ha mai raccontata. Ora che è morto, ci toccherà consegnare a Prodi la lista delle domande che avremmo dovuto fargli. Ma quasi certamente non risponderà, perché

la verita’ e’ che la menzogna, ben piu’ della verita’ e’ all’origine della vita, perche’ se gli uomini si sono evoluti e’ stato solo grazie alla loro capacita’ di mentire agli altri e a se stessi

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