[Samugheo] Gli anni sospesi – Un sardo nel campo di concentramento di Dachau


Sabato 7 agosto sarà presentato a Samugheo il libro Gli anni sospesi, la storia di Giuseppe Porcu, racconto di un sardo nel campo di concentramento di Dachau.

Il libro scritto dal giornalista e scrittore  Nello Rubattu, racconta i due anni di prigionia – dal 1943 al 1945 – che questo sardo originario di Dolianova – trascorse nel primo campo di lavoro – e poi di sterminio – costruito dai tedeschi, quello che servì da esempio e sperimentazione e che diede origine a tutti gli altri.

Il libro ci narra di un uomo “resistente” e antifascista, di classe 1920, che lasciò la Sardegna per prestare servizio militare in Piemonte. Fu nella caserma del Sestriére che iniziò il suo percorso di resistenza e di lotta, che lo portò prima in Francia, dove si arruolò nella Legione Straniera, per poi tornare nelle carceri italiane e infine giungere a Dachau.

Il libro racconta di un combattente che lottò contro l’ingiustizia e l’assenza di libertà e che fece parte di gruppi di resistenza anche dentro il campo di concentramento situato alla periferia di Monaco di Baviera.

Nei due anni di prigionia, Giuseppe Porcu visse esperienze laceranti e profondamente umilianti. Vide molti uomini morire di fame, malattie, ingiustizia e follia. Eppure in quei due anni pensò sempre di dover resistere e di dover vivere.

E’ una storia intensa e forte, che milioni di essere umani non hanno potuto riportare e che colpisce per la semplicità nel raccontare episodi drammatici e tragici, dove trovano spazio anche piccole storie di solidarietà e collaborazione.

È la storia di un sardo come noi, di un uomo come noi, che trasferisce nella nostra vita e nella nostra memoria, rendendola esperienza, ciò che deve essere raccontato e MAI dimenticato.

“Chi mai ci ripagherà dei calci dei kapò, delle loro urla, della fame e del freddo che abbiamo dovuto patire? Chi potrà mai sapere cosa sono stati per i nostri piedi quegli zoccoli di legno pieni del nostro stesso sangue misto al fango della LagerstraBe? Chi potrà mai sapere cosa sono stati per noi quei pidocchi che ci hanno tormentato per anni interi e del tifo che diffondevano? Chi potrà mai ricompensarci della vista di quei deportati come noi che ogni giorno, a centinaia, morivano per tutti i malanni causati dalle condizioni igieniche dei campi, dalla malnutrizione, dalle botte?

Per me essere uscito vivo da Dachau è stato un miracolo. Io, come gli altri che hanno avuto questa opportunità, posso dire di essermi salvato dall’inferno.

Il libro sarà presentato in Putzu ‘e cresia alle 21.30, al lato della chiesa di San Sebastiano, nella piazza centrale.

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