[Fuoriusciti] Viaggio a Marrakech


Sono reduce da una settimana passata a cercare di raccontare in un post tutto quello che ho fatto/visto/sentito durante un weekend a Marrakech. Giorni interi tormentati da dubbi e notti insonni infestate da tipologie testuali. Forma di dialogo? Un racconto? Pagina di diario? Alla fine ho deciso: metto le foto su Facebook (eccovi il link, non preoccupatevi, le potete vedere anche voi non iscritti) e poi me ne frego! Poi ho cambiato idea di nuovo. E ho buttato giù il post che segue.

Consiglio non richiesto? Guardatevi le foto e poi, se siete interessati a come l’ho vissuta io, leggete questo post.

La prima volta che ho visitato l’Africa non la scorderò mai. Ci sono stato con un’amica francese e un amico inglese. Un gruppo ben assortito che aveva lo spagnolo come lingua franca e che ha provato a parlare in francese per tutto il tempo.

Partiamo da Siviglia e atterriamo a Marrakech con un po’ di ritardo. Per tutto il viaggio ci siamo stupiti di come dall’alto non si notassero molte differenze paesaggistiche fra la Spagna del sud e l’Africa del nord. Grosse città, grossi paesi in mezzo al nulla. Non ci metterei la mano sul fuoco, ma penso che anche con il nostro sud ci siano poche differenze. Scendiamo dall’aereo. Sono in Africa. Non proprio, mi correggo, sei su una pista di asfalto. Tanti pensieri, tante idee, tante sensazioni. L’ho sognato a lungo, il mio primo viaggio in Africa. La conosco così poco: tanti film sopratutto, ma anche un po’ di Wikipedia e Google Earth. Libri pochi, purtroppo. Ma c’è altro che mi ha portato là (a parte un’offerta Ryanair). Sono stati amici e amiche del Marocco, Senegal, Cameroon, Congo, Africa del Sud. Sicuramente mi sono dimenticato qualche Stato, ma non arrabbiatevi. Sappiate che tutti voi mi avete fatto intravedere un granello dell’altro mondo. Mi avete incantato e ipnotizzato. Eccomi qua. Vediamo se avete ragione.

Superiamo allegramente gli interminabili controlli dei passaporti e usciamo alla luce del sole. Subito ci placcano (solo metaforicamente però, perché avevamo il Grande Gigante Gentile a fare da deterrente per gli eventuali ipotetici aggressori) in tre per offrirci un taxi. 10 Euri per portarci un centro, contro gli 8 dell’autobus. Saliamo sulla Uno Gialla (!) e in dieci minuti siamo nella piazza Jama‘a el-Fnaa, centro di Marrakech.

Nel breve tragitto che ci separa dall’hotel riceviamo diverse disinteressate proposte (chiamiamole così) di aiuto: 8 di alloggio, 5 di pranzi, 3 di cene, 1 hammam, e 1 di fumo. Decliniamo gentilmente tutto (ebbene sì, tutto!) e ci dirigiamo all’Hotel Essaouira, che ci chiede 20 euri a notte per una stanza di 4 persone. Sistemata la burocrazia, usciamo a fare un giro. Rinizia la danza delle “offerte di aiuto” e i gentili (ogni tanto ci dimentichiamo di esserlo però) rifiuti. Di che? Di alberghi, gite fuori porta, ristoranti, cene, pranzi, visite guidate per la città, fumo. Insomma qualunque cosa vi possa venire in mente. E ce le hanno chieste a ogni metro. Sempre. Di notte e di giorno.

La piazza Jama‘a el-Fnaa è bellissima e grande, spuntano minareti da ogni angolo e quello della Moschea Koutoubia è il più grande e il più bello. A ogni metro le persone insistono per venderci qualcosa, per mostrarci il loro negozio, per accompagnarci da qualche parte. Ci si fa in fretta l’abitudine e giriamo spavaldi per tutte le stradine. Nei due giorni successivi visitiamo tutti i mercati tipici, i Suq, che si distinguono per i prodotti venduti, che danno il nome al suk stesso), anche se poi molto spesso alcuni negozi si ripetono all’infinito. Ho visto cose che voi umani… stradine larghe mezzo metro e lunghe 10 con 37 erboristerie che DEVI assolutamente visitare sennò ci rimangono male…

Visitiamo A PIEDI anche TUTTI i monumenti che la guida consiglia: le tombe Saadine (spero che in italiano sia così), i giardini di Majorellela cupola Almoravide, la medersa Ben Youssef, la sinagoga, il palazzo della Bahia, il museo di Marrakech, due o tre parchi e tante moschee (purtroppo da fuori perché non ci facevano entrare e non son buono a far finta di essere musulmano) nonché stradine caratteristiche a volontà. Architettura e stile decorativo abbastanza simili a quelli di CordovaSivigliaGranada. Primo pensiero in proposito: che seghe che siamo noi europei (io fuori dall’Europa mi faccio trascinare e divento molto molto MOOOLTO antioccidentale) a dover copiare tutto! Non abbiamo proprio un minimo di decenza. Secondo pensiero: deficente, guarda che la capitale culturale era in Spagna nell’epoca in cui hanno costruito la maggior parte di queste cose. E tu ci stai vivendo da marzo. Terzo pensiero: universo o chi per te, ti chiedo scusa per la mia stupidità.

PEEEEEEEEE naturalmente anche qui si sentono PEEEEEEEEEEEEEE gli echi delle vuvuzuelas PEEEEEEEEEEEEEEE tutte le persone di qui esultano ad ogni gol segnato PEEEEEEEEE da una qualsiasi squadra africana PEEEEEEE come se fosse la loro PEEEEEEEEE altro che da noi PEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE come? PEEEEEEEEEEE trois tajines et une boutelle d’eau, si vous plait! PEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

In sintesi? Bello, un posto da visitare. E in un weekend la città si visita più che bene (abbiamo avuto anche il tempo per riposare dormire fino a tardi, perdere allegramente ore nelle colazioni, pranzi e cene e fare ben due hammam). Decidiamo a malincuore di non uscire dalla città e di riservarci il meglio a un prossimo viaggio. Garantisce la Routarde, che si è fatta due settimane nelle montagne con una guida berbera. E se garantisce lei, io mi fido. Ma la prossima volta che ci torno voglio vedere le altre città del Marocco (Casablanca tappa obbligata) e anche quello che città non è.

Marrakech è un altro mondo, abbiamo visto povertà e ricchezza, occidente e oriente, Europa e Africa. Ripartiamo contenti e felici e con tante foto. Io con il Libro, una djellaba, scacchi e alcuni ricordi.

Il primo è allegro e divertente: un ragazzo che non riuscendo a fermarci ci urla dietro “Voilà les amis de Sarkozy!”.

Il secondo è divertente da morire: è lo sguardo misto di intesa, pena, pazienza e sapienza fra il mio amico inglese e un cameriere marocchino che mi osservavano mentre rovinosamente cercavo di versare il tè alla menta nei nostri bicchieri.

Il terzo mi lascia ogni volta a bocca aperta: è la piazza Jama‘a el-Fnaa di notte, fitto delirio ricco e pieno di persone e di vita.

Il quarto è una cosa che non si sente in Europa da un po’ di tempo: sono le voci dei muezzin che arrivano da tutte le parti e che ascolto con stupore e curiosità cinque volte al giorno.

Il quinto è tristissimo per vari motivi: è la Coca Cola, onnipresente anche qui.

Il quinto è la sensazione mista di tristezza e felicità quando sono ripartito.

Il sesto è la certezza di un ritorno.

L’ultimo è un abbraccio a tre davanti alla porta di casa che non dimenticherò mai.

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3 thoughts on “[Fuoriusciti] Viaggio a Marrakech

  1. bellissimo, mi sembra quasi di sentire gli odori, i rumori, in un misto di mistero e curiosità. meraviglie d’Africa, Andrea..

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