[Arbus-Bugerru] I Motorpsycho live @Capo Pecora


Motorphycho. Non ascoltarli è un delitto.

Può far sorridere, ma non è una burla. Il 5 giugno i Motorpsycho han calcato le rocce di Capo Pecora. Come nei migliori miracoli di padre Pio. A pochi chilometri da Bugerru. A un’oretta di macchina da Cagliari. Dalle ore 18.00 alle ore 21.30.

Questo è quanto è accaduto.

Però, prima che vi racconti cos’è stato per i miei occhi, per il mio cuore e per la mia adrenalina questo evento indimenticabile, lasciate dar sfogo alla mia vena polemica.

I Motorpsycho erano inseriti nel calendario di concerti del Dunajam. Il Dunajam (per dovere di cronaca) è un festival che da qualche anno ha luogo in Costa Verde, per partecipare al quale bisogna prendere contatti con gli organizzatori, rigorosamente in inglese, tramite l’apposito sito. Dico rigorosamente in inglese perché altrimenti i suddetti si puzzano che il mittente potrebbe essere italiano, o peggio ancora sardo, e non si prendono la briga di rispondere.

Dopo aver preso contatti con l’organizzazione, e dopo che essa ha appurato la nazionalità del mittente, si richiede una quota di partecipazione pari a 600 euro, che comprende le spese per il pernottamento, le colazioni e le cene.

Naturalmente, coloro che hanno versato questa modica cifra possono avere informazioni sul luogo e sull’ora in cui si svolgono i concerti, che ruotano tra spiagge e altri meandri della zona e vengono definiti di volta in volta. Io, che sono una squattrinata (ma questo potrebbe non essere importante) e che vivo ad un’oretta di macchina dalla Costa Verde, mai mi sognerei di spendere 600 euro per un qualsiasi Dunajam. Manco se in scaletta ci fosse una riesumata Janis Joplin.

Riassumo quanto è stato detto fin qui: il Dunajam è un festival per soli stranieri che ha luogo sulle spiagge sarde.

A marzo, dopo aver scoperto l’esistenza di questo festival per vie del tutto casuali, ho chiesto delucidazioni tramite il sito, ma nessuno ha mai risposto, nemmeno per spiegarmi che avrei dovuto pagare quel malloppone di soldi per potervi partecipare.

Niente. Nisba. Nada. Sarà che ho commesso l’errore di scrivere in italiano. Però, ho giurato proprio su padre Pio che non avrei perso un concerto dei Motorpsycho in Sardegna per nulla al mondo, a costo di battere la Costa Verde palmo per palmo, fino a stanarli.

Dopo accurati pedinamenti, soffiate e batticuori io e i miei impavidi amici abbiamo avuto vaghe informazioni sul probabile luogo dell’evento. Muniti di formaggio, panini, maionese, e un’immaginetta dell’immancabile padre Pio stretta nella mano sudata, ci siamo mossi in direzione Capo Pecora. Con una speranza sempre più labile di veder suonare dal vivo uno dei gruppi, a mio avviso e non solo, più significativi degli ultimi vent’anni, ci siamo mossi verso quest’improbabile quanto bellissimo Capo Pecora.

Siamo giunti a destinazione che erano da poco passate le 20.00, e già appena scesi dalla macchina una chitarra sbilenca che risuonava nell’aria ci ha fatto intuire che si, era tutto vero. Quindi abbiamo corso tra sabbia e rocce, e superato quel lieve promontorio lo spettacolo che ci si mostrava davanti era esattamente quello che ormai da mesi bramavo vedere.

Emozionati come bambini abbiamo corso ancora, fino a sistemarci a pochi passi dal trio. Poi le nostre teste hanno cominciato a muoversi come yo-yo impazziti. Il gruppo che da qualche anno accompagna mirabilmente i miei viaggi fisici e neuronali, le mie malinconie, le mie corse in pineta, i miei pensieri notturni, i miei risvegli, era lì, davanti a me.

E io me li studiavo, questi tre bei norvegesi, e avevo un sorriso enorme stampato in faccia, e come me tutti quelli che avevo intorno, come me inebetiti. E l’orizzonte splendidamente rosso che si stagliava alle loro spalle, unito all’incantevole paesaggio, aiutavano molto. Non conoscevo nemmeno un pezzo dell’ultima ora di scaletta a cui son riuscita ad assistere (in cuor mio continuavo a sperare almeno in una “Hey Jane”), ma lo stesso l’euforia e il totale coinvolgimento emotivo non mi hanno mollato nemmeno per un secondo, forse perché non hanno mollato per un secondo nemmeno loro, che sorridevano beati, ciondolavano la testa, entravano e uscivano e rientravano nel groove con una naturalezza ed una spontaneità impressionanti, senza mai perdere un colpo.

Un viaggio da paura, tra cavalcate adrenaliniche e crescendo mozzafiato. Passatemi l’infantilismo: per tutto il tempo ho avuto l’istinto di alzarmi e andare ad abbracciarli e dirgli grazie grazie grazie per condividere tutto questo con me. Ma naturalmente, come tutte le più belle cose, è durato quanto un battito di ciglia, e voltando la faccia ho potuto notare con sommo rammarico che intorno avevo solo spilungoni biondi e che nessuno parlava la mia lingua, a parte quella ventina di volti conosciuti (forse pure meno) che come me avrebbero venduto il gatto pur di non perdersi lo spettacolo, e si son lanciati in pedinamenti e quanto sopra.

Dopo il concerto ci è stato spiegato abbastanza esplicitamente (in inglese!) da un uomo burbero e barbuto sulla quarantina, che noi sardi non eravamo ospiti (!) graditi, e che volutamente il festival è riservato ai turisti e realizzato in una prospettiva così elitaria, perché se così non fosse non gli sarebbe stato possibile metterlo in piedi. Per fortuna, un grazie sentito, con annessa mano sul cuore, del chitarrista-boscaiolo che ci è passato di fianco, mi ha fatto ridimensionare la stizza.

Non so quanto la presenza di quel paio di centinaia di sardi (forse pure meno) che si sarebbero scomodati per vedere i Motorpsycho suonare dal vivo, avrebbero potuto rovinargli la festa; non voglio addentrarmi in faccende di introiti, e non so quanto possa fregarmene se un evento inaccessibile ai sardi smettesse di avere luogo in Sardegna.

So, però, che se avessi perso qualcosa che per me è stato così bello e significante (cosa che si sarebbe potuta tranquillamente verificare, data l’assoluta segretezza che lo circondava) sarei andata a cercare gli organizzatori e, quantomeno, gli avrei rigato la macchina.

P.s.: scherzo, non rigo macchine almeno dalla terza media.

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5 thoughts on “[Arbus-Bugerru] I Motorpsycho live @Capo Pecora

  1. non credo che ci sia stato un solo sardo che abbia pagato quella cifra, anche se non posso esserne sicura. difatti, come ho scritto, non hanno mai risposto a mail scritte in italiano. il loro timore è quello che se ci fossero sardi a partecipare, questi potrebbero lasciar correre la notizia. timore che potrebbe essere comprensibile, ma anche no, dato che si tratta di suolo PUBBLICO e dato il trattamento che ci è stato riservato, che mi ha fatto porre la domanda: ma questi? si fanno la festa sulle nostre spiagge e pretendono pure che non ci avviciniamo a dare una sbirciatina? no no io ce la do la sbirciatina, e avrei voluto che fossimo cento a darcela. anche perchè, mi ripeto, non credo che si sarebbero scomodati in molti di più. se io organizzo una festa in spiaggia non posso lamentarmi se corre la voce e arrivano cento persone in più di quelle previste. le feste private le faccio a casa mia, e giro la mail alla manciata di amici che voglio, non ci faccio un sito internet a far sbavare quelli che non voglio.

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