[Nuraminis-Villagreca] La memoria collettiva va tutelata! Campagna comunali online. Episodio OTTO.


Un manifesto per il nostro centro storico. Coscienza in progress.

Cancellare la memoria è possibile, si comincia inconsapevolmente e ci si ritrova un giorno ad inventarsi una nuova identità. Sarà comunque un’identità posticcia, un revival stilistico più o meno indigesto.

Così oggi, ci troviamo a parlare ancora di mancata sensibilità nei confronti della nostra memoria, in generale, e in particolare della memoria architettonica dei centri storici.

Mancata sensibilità perché riteniamo che nei nostri due paesi molto poco sia stato fatto per salvaguardare il patrimonio architettonico e nulla, davvero nulla, per valorizzarlo, migliorarne le caratteristiche di vivibilità e diffondere la cultura del recupero e del riuso.

Generalmente, l’approccio rispetto a questi temi si è limitato a due modelli d’azione:

1. Tutela estrema, nel quale i vincoli di tipo conservativo prevalgono sulle capacità d’intervento paralizzando il patrimonio storico,

2. Demolizione, nel quale il pretesto della “necessità di abitazioni” prevale sulla tutela del patrimonio.

Tuttavia, il centro storico necessita invece di una cultura della tutela differente, capace di riconoscere correttamente gli ambiti nello strumento di piano, individuare gli usi ammissibili e le condizioni di riconversione, riproporre nuove funzioni per l’edificato storico; una cultura in grado di arrestare il declino e preservare l’identità, cultura che potrebbe divenire propulsiva anche in termini economici e di ricadute occupazionali.

Questo terzo approccio trova riscontro nella proposta di piano avanzata dalla Regione Sardegna negli ultimi anni.

La legge paesaggistica regionale, in materia di centri storici, oltre a rinnovare l’obbligo ai comuni di dotarsi del piano particolareggiato, elenca una serie di azioni di tutela e conservazione alle quali le amministrazioni devono attenersi.

La legge impone che ogni comune debba dotarsi di un piano particolareggiato, in estrema sintesi, stabilisce come deve essere effettuata la ristrutturazione di uno stabile ubicato all’interno di zone ben definite della città che, per ovvie ragioni estetiche, non possono vedere la modifica di facciate o quant’altro che vada a stridere con il contesto architettonico in cui il fabbricato oggetto della ristrutturazione si trova.

Il piano particolareggiato contiene inoltre una serie si schede tecniche che affrontano lo studio dei caratteri architettonici di ogni singolo immobile; schede che devono essere visionate e portate a conoscenza di chi dovrà operare in quel contesto, il quale dovrà attenersi alle disposizioni in esse delineate.

L’amministrazione Soru, sulla scia del piano paesaggistico regionale, decise di finanziare e distribuire a tutti i comuni della Sardegna i manuali per il recupero del centro storico, ritenendo come prioritaria la divulgazione e la conoscenza del tema a tutti i livelli di interesse, dall’amministratore al pianificatore, dal progettista all’utente.

La scelta di integrare la normativa paesaggistica con una così forte azione divulgativa si dimostra fondamentale. Il segnale è chiaro: accanto alla volontà d’attuazione del piano paesaggistico c’è la necessità di sensibilizzare i cittadini rispetto al tema del recupero, della tutela e del riuso.

Mi chiedo cosa sia stato fatto su questo versante nel nostro paese. Sono mai stati distribuiti questi manuali? Chi deve operare nel centro storico conosce questi strumenti di supporto?

Aldilà degli adeguamenti del piano urbanistico comunale, oltre alla redazione del piano particolareggiato, quali sono/saranno le azioni di promozione, di rilancio, di valorizzazione delle opportunità nel centro storico? Ancora, in che modo le amministrazioni uscenti hanno supportato gli strumenti di piano?

La risposta è sotto gli occhi di tutti.

Quel che è più importante ora, è capire cosa intendono fare su questo versante i futuri candidati sindaci.

Cercheranno di comprendere le dinamiche di certi vincoli e contribuiranno alla loro applicazione o condurranno vigorose battaglie per sbloccarli (peraltro vane)?

Promuoveranno la conoscenza, la cultura e la sensibilità rispetto a questi temi o si limiteranno ad applicare le disposizioni nazionali?

Opereranno verso il rilancio del centro storico o tenteranno a tutti i costi di screditare le azioni di tutela incentivando la demolizione?

E se dovessero dirsi favorevoli alla nostra proposta, in che modo e con quali mezzi decideranno di dar vita a questa rinascita del centro storico?

Sono alcune delle tante domande che cominciamo a porvi su questo tema.

Attendiamo le vostre risposte. Invano? Buona visione.

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