[Monastir] La cava e il nuraghe. E i nostri video senza risposta.


Sigilli delle Fiamme Gialle, bloccati 143 mila metri quadri

Monastir. Cavina di Monti Olladiri

da L’UNIONE SARDA di mercoledì 05 maggio 2010

La “Dos srl” è nei guai. La Finanza ha messo i sigilli al cantiere della gigantesca cava. L’azienda ha risposto con 14 licenziamenti.
Le lettere di licenziamento sono già nelle tasche degli operai. Da ieri, quattordici dipendenti della “Dos srl”, la società proprietaria della cava di Monastir gestita dall’imprenditore e amministratore unico Marco Ugas, sono senza lavoro. «Altro non ho potuto fare. I sigilli imposti dalla Guardia di Finanza e dalla Procura non mi permettono di garantire le buste paga a persone che con me lavorano da tanti anni. La cava, gli stipendi, il nostro futuro sono nelle mani del Comune che solo con il cambio di destinazione d’uso del terreno potrà liberare i nostri impianti».
Erano state le Fiamme Gialle, una prima volta alla fine di aprile del 2009 (33 mila i metri quadri interessati dall’ordinanza) e poi alla fine dello scorso marzo, a mettere sotto sequestro l’intera area estesa per 143 mila metri quadrati su ordine del gip Simone Nespoli. Marco Ugas, 39 anni, è stato denunciato ed è indagato.
Secondo l’accusa mossa dal pubblico ministero Enrico Lussu avrebbe eseguito lavori edilizi nella zona sottoposta a doppio vincolo, quello archeologico e quello paesaggistico. Non solo, la cava avrebbe continuato a funzionare senza il permesso e il nulla osta del Comune di Monastir.
«L’attività estrattiva – si difende l’imprenditore – esiste da trent’anni, da quando l’impianto venne aperto da mio padre. Io l’ho ereditata agli inizi del 2001 rispettando in pieno i vincoli archeologici. Tra l’altro dove noi operiamo non esiste alcun nuraghe».
Non la pensa così la magistratura. La richiesta di dissequestro presentata dal legale della Dos srl, l’avvocato Anna Maria Busia, non ha convinto il giudice. La cava resta sotto sigilli. Così come sotto sequestro sono le altre attività che la società gestisce all’interno dei 143 mila metri quadri. «Dispongo di un’autorizzazione regionale per il riciclaggio. Di fatto non mi serve più. Ho un’altra attività commerciale per la vendita di piastrelle che con il lavoro estrattivo della cava non ha nulla a che fare. Ebbene, anche questa mi è stata chiusa», taglia corto l’imprenditore.
La questione ha contorni delicatissimi. Perché dopo il sequestro, il problema sta investendo i quattordici dipendenti diretti della società di Monastir, ma avrà ripercussione anche sull’indotto. «Questa è una delle cave più importanti dell’Isola che serve non soltanto la provincia di Cagliari ma mezza Sardegna. Tra diretti e indiretti, nella chiusura restano coinvolte un centinaio di famiglie», avverte Guido Lai, il sindacalista della Cgil che sta seguendo la complessa vicenda.
Nelle prossime ore il caso finirà ancora una volta negli uffici del Comune. «La nostra speranza è nel Piano urbanistico, solo il Puc potrà ridisegnare la destinazione di quest’area oggi classificata “H”, e cioè di vincolo paesistico-archeologico». conclude Ugas. ANDREA PIRAS
Eccola qui la morale di questo articolo. Basta togliere il vincolo paesaggistico e il gioco è fatto. Semplice no? Perché non lo facciamo anche noi a Nuraminis? Prendi il PUC, una modifica qui, un taglietto là e via. Altro che vincoli paesaggistici o archeologici o storici !!
Intanto prima che arrivi una nuova era delle libertà, qualcuno le regole le ha già scavalcate.
Arrori, siamo troppo avanti!


7 thoughts on “[Monastir] La cava e il nuraghe. E i nostri video senza risposta.

  1. Pensiamo anche ai 14 Lavoratori (e alle loro famiglie) che HANNO PERSO IL POSTO DI LAVORO…

  2. se il datore di lavoro avesse agito con coscienza, nel proprio mestiere, si sarebbe accertato di non andare contro la legge, non coltivando una cava in territorio sottoposto a vincolo… di conseguenza non mettendo a rischio il posto di lavoro dei propri dipendenti.

    Quando il lavoro non è a monastir, sarà da qualche altra parte. Conosco il sacrificio di dover lavorare fuori dalla sardegna x 15 anni per poter rendere felici i propri figli. Questo ha fatto mio padre quando si è trovato nella merda. Ma certo, ognuno fa quello che vuole. Era solo una puntualizzazione.

  3. oppure vuoi che ti faccia un elenco dettagliato di quanti sono che hanno perso il posto di lavoro in questi ultimi due anni, per colpa di uno stato menefreghista, che sta lasciando crollare l’economia e ci ha totalmente abbandonato a noi stessi, costringendo le persone a barattare 2-3- euro in meno dallo stipendio, o finendo in cassa integrazione.. vogliamo parlare di quei poveracci accampati da mesi in piazza matteotti, o degli operai della vinyls, o senza andare molto lontano, agli operari della miniera di furtei??? se vuoi possiamo parlare di migliaia di operai che hanno perso il lavoro.. e non solo vicino a casa tua.. anche in emilia, in veneto.. ne sono finiti molti nella merda..

  4. Pensiamo al modello di sviluppo che ha determinato questa situazione.

    Pensiamo al fatto che i lavoratori vengano usati come un pacco, come per una sorta di ricatto alle istituzioni.
    Tu mi blocchi tutto? E io licenzio.

    Pensiamo se vogliamo ancora svendere gli unici beni che se valorizzati non si esauriscono come fanno invece le cave (il paesaggio e i beni culturali) e pensiamo soprattutto alle norme che disciplinano le cave e se queste vengono puntualmente rispettate oppure no.

    Nel caso di Monastir sembrerebbe (e sottolineo il condizionale) di no.
    A Nuraminis sicuramente le norme sono state disattese dal momento che la concessione prevedeva che le operazioni di ripristino dovessero svolgersi contestualmente all’attività estrattiva.

  5. “A Nuraminis sicuramente le norme sono state disattese dal momento che la concessione prevedeva che le operazioni di ripristino dovessero svolgersi contestualmente all’attività estrattiva.”
    INESATTO.
    In tutte le coltivazioni di cava, per legge, le operazioni di ripristino devono svolgersi contestualmente.
    La regione Sardegna ha avocato a sè, per legge, TUTTE le peculiarità (legali, amministrative, decisionali, ect) inerenti le coltivazioni di cava. Mi meraviglia che dopo tre anni che scrivo e documento sempre la stessa cosa (anche in SuBarralliccu), ovvero che SOLTANTO la Regione Sardegna può entrare in merito a tutto quello che riguarda la coltivazione di cava e le amministrazioni locali non hanno nemmeno il potere consultivo (vuol dire che anche se un sindaco sbatte il pugno sul tavolo lo lasciano cantare).
    Perchè invece non fai la stessa campagna che stai conducendo contro l’Amministrazione di Nuraminis (che avrà le sue colpe su altre cose ma non nella storia delle cave) contro i veri responsabili di queste cose, ovvero La Regione Autonoma della Sardegna? Ma forse è un osso troppo duro per te….
    Quasi dimenticavo: la cava di Monastir è stata chiusa perchè cavava in una zona protetta da vincoli archeologici mica, diversamente continava a rimanere aperta in barba a qualsiasi volere di qualsiasi amministrazione locale; è ovvio che, vuoi per ritorsione, vuoi perchè se non guadagni è difficile pagare uno stipendio, 14 lavoratori stanno a casa.
    Sai come andrà a finire? Te lo dico io:
    Ricorso al TAR da parte della Ditta e della Regione Sardegna. Il TAR quale sentenzierà che la cava potrà proseguire il suo lavoro girando alla larga dalla zona archeologica protetta utilizzando il rpincipio di salvaguardia dei posti di lavoro. Questo farà felice la Regione Sardegna perchè continuerà ad incassare i diritti di estrazione, la Ditta perchè potrà riprendere l’attività ed il lavoratori che ripercepiranno uno stipendio e saranno tutti felici e contenti. O quasi. Si accettano scommesse.
    Ti facci una domanda volutamente provocatoria: una collina (mah) di reperti archeologici vale mettere alla fame 14 famiglie oggi come oggi?
    Aspetto una tua risposta.

  6. Senti Giorgio, ho capito che adesso sei in preda anche tu ai raptus da campagna elettorale, però stai un attimo calmo e proviamo a riflettere un attimo.

    Sai bene che di cave ne abbiamo parlato mille volte e sai benissimo – lo sappiamo davvero tutti, fino alla nausea – che le competenze in tema sono regionali.

    Ma secondo te, se una comunità nota qualcosa che non le piace (tipo che distruggono e basta e non ripristinano nulla, tipo che le norme in tema di cave vengono violate) deve stare ferma a guardare senza fiatare?

    La regione non controlla, lo sappiamo. E dunque cosa si fa?
    Stiamo tutti zitti perchè – come tu ci spieghi – la competenza è regionale?

    Come per la questione del Pub riduci tutto ad un problemuccio normativo, a questione burocratese: è un metodo “pilatesco”!

    Guarda, voglio essere molto chiaro, e ti riporto due articoli di due diverse deliberazioni riguardanti altre due cave nuraminesi, contenenti le prescrizioni che debbono essere rispettate perché i progetti di coltivazione delle stesse da sottoporre ad autorizzazione possano essere accolti dalla Regione:

    DELIBERAZIONE N. 18 / 31 DEL 26.3.2008
    Procedura di verifica ai sensi dell’art. 31 della L.R. 18.1.1999 n. 1 e della L.R. n.
    15/ 2002, art. 8, comma 2, relativa all’intervento “Progetto di coltivazione di una
    cava di inerti per opere civili in località Palas de Grutta” in comune di Nuraminis
    (CA).

    LEGGI BENE
    “gli interventi di recupero morfologico e ambientale delle aree e dei fronti di scavo dismessi dovranno essere immediatamente intrapresi e dovranno essere condotti contestualmente alle attività di coltivazione, garantendo l’immediato risanamento delle aree degradate da pregressi lavori di estrazione”

    DELIBERAZIONE N. 53/30 DEL 4.12.2009
    Procedura di verifica ai sensi della L.R. n. 15/2002, art. 8, comma 2 relativa al “Progetto di coltivazione cava esistente in località Ferranti e Su Nuraxi, in comune di Nuraminis (CA)”.

    ANCORA:
    “già durante l’esecuzione dei lavori di coltivazione, dovrà essere assicurata la messa in opera di misure di protezione visiva e contenimento polveri degli scavi e degli impianti rispetto alle aree adiacenti, tramite l’inserimento di essenze arboree ed arbustive autoctone; la protezione visiva dovrà essere efficace anche rispetto ad elementi sensibili presenti a lunga distanza”

    Allora chi deve controllare sul rispetto di queste norme?

    Possibile che il Comune si debba limitare ad alzare le mani e a dire: “non è mia competenza!”
    Sicuro?
    Davvero?
    E la politica?
    E la retorica sull’ambiente e sull’ecologia?
    E le promesse di investire sul territorio?

    Vogliamo davvero eleggere persone che si limitano a dare questo tipo di risposte?
    Oppure vogliamo votare gente che su questo si prende un impegno NETTO, CHIARO, distinguibile?

    Bo, vedete un po’ voi.

  7. Premettendo che NON sono in preda da “raptus da campagna elettorale” e che, pur appoggiando (cosa oramai universalmente conosciuto) una candidata, questo non significa che usi sempre la mia testa per pensare (dicendola alla Ligabue “A sbagliare ci riesco benissimo da solo”) mi sembra che non sia chiaro un concetto: non ho detto assolutamente che l’amministrazione comunale, dato che non ha competenze in merito se ne deve lavare le mani. Ci mancherebbe altro! Contesto semplicemente che i tuoi post in materia proseguono a martellare l’amministrazione comunale senza spendere una parola sull’amministrazione regionale, vera colpevole di questo stato di cose. Cerchiamo, per un attimo, di capire cosa potrebbe fare un’amministrazione che non ha voce in capitolo in questa storia. Andare in Regione a protestare come ente giuridico? Verrebbero presi a pernacchie (scusa il termine). Però, obietterai, qualcosa dovrebbe farla, in fondo è il suo territorio. Io un’ideuccia l’avrei anche se comporta un qualcosa che (purtroppo) da queste parti ho visto poco: l’unità e collaborazione. In pratica si tratterebbe di mettere in piedi un movimento cospicuo di persone che vogliano realmente protestare civilmente contro questa situazione (di più, al momento, legalmente non si può fare) e gli amministratori potrebbero mettersi, non dico a capo di questo movimento ma appoggiarlo in tutte le sue azioni in modo tale che si crei un fronte compatto di, perchè no, una forma di disobbedienza civile. Il compito degli amministratori dovrebbe essere, oltre che stare in testa ad ipotetici cortei con tanto di fascia tricolore (evita di ridere), studiare leggi & cavilli da poter adoperare in questi contesti (la classica sabbia negli ingranaggi).
    Lo stesso discorso, mutatis mutandis, si può applicare alla faccenda del pub.
    Poi si tratta di vedere quante persone ci stanno. Da una parte e dall’altra.
    Per concludere voglio sottolineare che la mia testa, le mie opinioni e miei punti di vista sono esclusivamente miei e non dettati da ipotetici raptus da campagna elettorale. Sto appoggiando chi vuole portare avanti le cose per cui ho scritto in questi anni. Nel caso in cui si rivelasse una mera promessa elettorare, ci andrei contro senza pensarci molto. Non ho grandi possedimenti tranne i miei principi e questi non sono in vendita. Per nessuna ragione. Spero di essere stato chiaro.
    Giorgio Ghiglieri

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