[Ulassai-mondo] “Giocavo con grande serietà ad un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte”. Maria Lai


Conversando con l’amico Jemp  ho pensato di condividere con voi la mia esperienza di conoscenza dell’opera e della persona di Maria Lai.

Nata a Ulassai (Nuoro) nel 1919 Maria Lai si è formata come artista tra Roma (dove ha studiato con Mazzacurati e Prini) e Venezia. Il suo ingegno si manifesta sin dalla tenera età: di carattere schivo, la Lai ha esposto alle mostre con larghi intervalli di tempo, dimostrando sempre una certa reticenza a rispondere alle domande sulla sua arte, ma sempre generosa nel raccontare l’arte con le sue mani.

Dagli anni Settanta ha sviluppato un linguaggio originale nella realizzazione di tele cucite che danno vita a scritture illeggibili e materiche, evocative di stati d’animo e di pensieri. La comunicazione con lo spettatore è affidata alle sensazioni che la trama descritta dai fili e il contatto con la stoffa suscitano, in un passaggio diretto dall’artefice al lettore-interlocutore. I libri di ceramica, invece, conferiscono alla scrittura la memoria di un gesto forte, che lascia il segno.

A partire dagli anni Ottanta, la sua ricerca artistica si è indirizzata soprattutto verso interventi sul paesaggio, su vasta scala, come l’azione Legarsi alla montagna del 1981.  Tutto ebbe inizio quando  Il sindaco di Ulassai la contattò per affidarle la costruzione di un monumento ai caduti. «Non credo ai monumenti», rispose lei.

Maria propose che Ulassai diventasse, attraverso un’opera, una metafora del mondo, forse di un mondo migliore. Maria ha un’intuizione geniale che parte da una leggenda che “lega” e intreccia la popolazione di Ulassai: una bambina, rifugiatasi in una grotta durante un temporale, si salvò da una frana seguendo un nastro azzurro che apparve nel cielo. Ebbe così l’idea di utilizzare ventisei chilometri di tela azzurra per unire tutte le case del paese tra loro e poi alla montagna che lo sovrasta.

L’idea di Maria divise il paese in favorevoli e contrari, con il parroco che dal pulpito ammoniva sui pericoli dell’arte moderna. Vinse lei, alla fine: il paese intero, donne, uomini e bambini, lavorarono insieme per tagliare e stendere quel nastro azzurro lungo le vie di Ulassai.

«Lasciai a ciascuno la scelta di come legarsi al proprio vicino – ricorda Maria – E così, dove non c’era amicizia il nastro passava teso e diritto, dove l’amicizia c’era invece si faceva un nodo simbolico. Dove c’era l’amore veniva fatto un fiocco».

L’arte di Maria è “gratuita”, facilmente realizzabile come una stretta di mano, forse per questo più significativa di un monumento alla memoria. Bellissime le parole di Filippo Mena sull’intervento artistico di Maria Lai:  “qui ad Ulassai, l’arte è riuscita là dove religione e politica non erano riuscite a fare altrettanto. Ma c’è voluta la capacità di ascolto di Maria Lai che ha saputo restituire la parola a un intero paese e rendersi partecipe della memoria e dei fantasmi della gente comune, aiutandola a liberarsi della parte distruttiva di sé e ad aprirsi con disponibilità nuova al colloquio e alla solidarietà.”

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3 thoughts on “[Ulassai-mondo] “Giocavo con grande serietà ad un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte”. Maria Lai

  1. Bello, bello e davvero interessante. Son certo che avrai in mente (almeno) tanti potenziali post quanti sono gli artisti sardi.

  2. Ringrazio l’amico teutonico che mi dà sempre allettanti suggerimenti..ci penserò, non potrei mai tenere l’arte lontana dalla mia mente.

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