[Nuraminis] L’alluvione è una passione.


Ripubblichiamo questo post (datato originariamente 11 novembre 2009) per rendere pubblico il dibattito che ha innescato.

* * *

Dopo l’intervista a Giorgio Plazzotta torniamo a parlare di alluvioni, allagamenti e affini. Ma lo facciamo senza scrivere. Solo con le immagini, che sono forse il modo più efficace di raccontarci.

Buona visione (… si fa per dire).

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8 thoughts on “[Nuraminis] L’alluvione è una passione.

  1. Nuraminis, Assemini, Selargius … e chissà quanti altri paesi sono interessati da abusi del genere!

  2. Ciao Nico, nel nostro caso l’interramento del fiume è un fatto antico.
    Però per mettervi rimedio hanno fatto una cura che sembra peggio della malattia…

  3. Carissimo Barrallicu, a proposito di alluvione e dei lavori in via Umberto penso che la soluzione sarebbe quella di spostare mezzo paese da un’altra parte. Tutto per colpa dei nostri nonni e bisnonni che hanno costruito le case dove c’era (interessante la vecchia mappa) un fiume ora imbrigliato in una galleria di cemento armato, ma che ogni tanto si ricorda di essere tale e mette paura. Anche a chi con la sua telecamerina si gode lo spettacolo dell’alluvione dal suo terrazzino: al coperto.
    A parte la facile ironia, è fuori dubbio che i lavori in via Umberto costati tanti soldi non sono risolutivi. Non lo saranno mai se non si impedisce all’acqua piovana proveniente dalla campagna di entrare nell’abitato. Un canale a salvaguardia dell’abitato che qualcuno ha provato a pensare e progettare. Per chi conosce solo un po’ il territorio di Nuraminis: pensate ad un canale che si allunga, in pratica, da Su Pardu al rio San Pietro e da qui oltre la 131, superando pendenze e dislivelli di decine di metri. Un’opera (quasi) faraonica.

    Restando con i piedi per terra (bagnati qualche volta dalle nostre care alluvioni), chi ha un minimo di esperienza e ricordo degli eventi passati si sarà reso conto in tutta onestà che gli effetti delle piogge torrenziali sempre più frequenti e cruente (mai sentito parlare di cambiamenti climatici?) che fanno cadere in un’ora tanta pioggia quanta ne cadeva un tempo in una settimana, sono stati attenuati dai lavori svolti. Il cui vero effetto, evidentemente, è quello di limitare i danni.
    E pazienza se questo non soddisfa la nostra ansia critica, la nostra pretesa di perfezione che ci porta a gridare allo scandalo per quasi tutto quello che fanno gli altri.
    Complimenti, comunque, a Su Barrallicu per il solo motivo di esistere, per la capacità di sollevare puntuale il coperchio su vicende importanti che altrimenti rimarrebbero in ombra.
    L’opinione di chi scrive, o di chi realizza un filmato, e che si staglia sempre in primo piano in ogni servizio pubblicato finisce però a mio avviso per essere stucchevole e irritare chi legge.
    Toglie, vale a dire, valenza al fine asciutto e pulito di raccontare, di informare. Ma forse sono io che non afferro bene il vero significato di un blog.
    E allora succede (è sempre la mia opinione sia chiaro) che un filmato, come quello sull’alluvione o sulla cava che ben conosciamo scada, da giusto resoconto di un fatto o di una situazione, nell’irriverenza e nella mancanza di rispetto. Specie se alla denuncia, filmata o scritta, non si fa seguire l’azione. Se non si esce, insomma, in strada a sporcarsi e bagnarsi le scarpe.
    Come hanno fatto la dozzina di persone, quel giorno ed altri in passato, che a vario titolo hanno spalato fino a tarda ora il fango e i detriti portati dalle
    alluvioni che ci hanno lasciato in dote i nostri avi scriteriati, che hanno costruito il nostro bel paese sopra un fiume.
    Gente che si è bagnata i piedi, e che nel servizio filmato dal terrazzino non compare.
    Verrebbe da chiedersi perchè, come pure perchè nella nostra amata comunità gli eventi negativi scatenino l’effetto opposto a mille altri paesi: dove la gente si riunisce nelle difficoltà, consolida i legami sociali, si arma (di una pala per esempio) e aiuta, si da da fare.
    Da noi, invece, si preferisce stare a guardare. Dal Cagliari Club o da un terrazzino di via Donori non fa molta differenza.
    A Nuraminis, chi ci vive davvero, è abituato a questa e ad altre mille contraddizioni.
    Caro Barrallicu… saluti cordiali e affettuosi, Ignazio Pillosu.

    Mi farebbe piacere salutarVi per nome ma non è possibile.
    Mi chiedo: ma è così difficile uscire allo scoperto? Firmarsi col proprio nome? Sono le dinamiche e le procedure dei blog?
    JEMP…SEUDEU…. etc, davvero, mi riesce difficile immaginare qualcuno che vi chiami così nella vita (che amiamo a dispetto delle alluvioni e della cava che ci divora senza che noi facciamo nulla, di serio, per evitarlo) di tutti i giorni: magari la mamma che urla: , oppure l’amore che sussurra: , o ancora: .

  4. Caro Ignazio,
    Innanzitutto grazie per la mail, finalmente qualcuno batte un colpo.
    Ti rispondo subito sull’anonimato: non c’è. A Nuraminis tutti conoscono SuBarralliccu, sanno chi l’ha ideato e fatto. E sanno anche che mentre girava in cartaceo era firmato nome e cognome.
    La scelta dei nick name è dovuta, in primo luogo, allo spirito della rete, dove appunto ci si firma con i nick name (come forse sai). Il nostro non è certo il desiderio di rimanere coperti dall’anonimato (per fare questo ci basterebbe criticare dal portone di casa), appunto perché tutti sanno chi sono/siamo; Eppoi, caro Ignazio, ti basta andare sulle foto del nostro profilo facebook, c’è una foto con la cartaigienica dove sono taggati tutti i collaboratori del blog – nome e cognome – con relativo link al loro profilo facebook: basta chiedere amicizia per sapere chi siamo.
    Altro che anonimato, basterebbe seguire bene le cose prime di uscire con certe sparate.
    In secondo luogo ci interessa che a spiccare sia il nome del blog e non quello delle singole persone che ci scrivono: è infatti il collettivo che vogliamo valorizzare, la comunità.

    Per quanto riguarda i lavori di via Umberto, non sono d’accordo quasi su nulla rispetto a quello che dici. I lavori potevano essere fatti meglio, con griglie più larghe, più numerose e collocate a monte, non a valle del paese. Eppoi, guarda, la storia del paese la conosco bene, perché mi sono occupato di bonifiche e canalizzazioni nel Settecento e nell’Ottocento e ti posso assicurare che le alluvioni colpivano a ritmo impressionate il campidano già da tempi remoti.

    Ho sentito parlare di cambiamento climatico: ma i fatti di Capoterra, come quelli di Nuraminis, Furtei eccetera, sono il frutto di una coazione perfetta tra le bizze della natura e la strutturale incapacità dei nostri governanti comunali di offrire soluzioni reali, funzionanti – e non il solito “metterci una pezza” al quale siamo soliti assistere – per risolvere i problemi.

    Eppoi, carissimo Ignazio, noi abbiamo documentato quello che è successo con la documentazione video di cui eravamo e siamo a disposizione.
    Ma se esiste altro materiale che, come scrivi, testimonia l’opera delle persone che si sono sporcate le scarpe e i piedi, mi chiedo perché mai non sia stato pubblicato.
    Forse, esiste un deficit di comunicazione in chi ci gestisce e amministra, un deficit che è anche di competenza e di capacità espositiva (su tutto troneggia un sito internet che eufemisticamente può essere definito pietoso, ma che offre un’idea chiara e precisa delle attuali capacità nuraminesi di valorizzare le proprie iniziative, quando pure ci sono).

    L’assenza di capacità comunicativa, questa afonia strutturale dei nostri ceti dirigenti, fa il paio con una totale indisponibilità al confronto, con posizioni, idee, prospettive, proposte esterne a quelle della cerchia dei soliti noti a Nuraminis. Eppure c’è un bacino potenziale di ragazzi competenti, formati, bravi che potrebbero dare un contributo fondamentale al miglioramento delle drammatiche condizioni umane e sociali del nostro paese.
    Però no. Nisba. Anche le tue parole sono piccate e ironiche, e non tracciano una prospettiva di confronto sereno con le posizioni critiche – nel senso più ampio che questo termine può significare – che noi abbiamo espresso, esprimiamo ed continueremo ad esprimere.

    Perché tu, invece, tu vorresti un modo asciutto e pulito di raccontare, qualsiasi cosa significhi questa espressione. Magari vuol dire limitarsi a riportare la notizia, giocando a quell’equilibrismo giornalistico al quale siamo tanto abituati, dove lo sforzo maggiore è profuso non nel servire chi legge, ma nel non disturbare troppo l’amministratore di cui si sta parlando.
    In questo modo, anche il condono comunale di Nuraminis e Monastir passa così, come una cosa normale, berlusconianamente normale: tanto ormai le questioni morali di berligueriana memoria le abbiamo ficcate nel tritacarne post-contemporaneo che ci siamo costruiti noi stessi, per ripulirci la fedina partitica, poter dire di essere diventati liberali, cattolici, democratici e poter così imbracciare il santo patrono senza grossi problemi di coerenza (politica).

    Eppoi, Ignazio, ti prego di non scadere anche tu nella personalizzazione del dibattito, mi stupisce da un giornalista come te. Dirmi che io vivo attaccato al computer…. Chi mi conosce lo sa (e tu, sia ben chiaro, non mi conosci manco per nulla) che non è così. Io lavoro moltissimo sul territorio e all’estero, mi confronto e faccio parte di una rete che le cose le fa, non le racconta sul giornale (tanto che ti dico, caro Ignazio, delle cose che faccio io non ne parlo nel mio blog, ma se vuoi ti mando il mio curriculum vitae).
    Però anche quando stavo a Roma o a Londra ho tenuto acceso il blog e l’attenzione sulle piccole realtà locali sarde. E se ciò è stato possibile è perché non sono solo, esiste un radicamento sul territorio, possibile solo se nei posti ci vai e conosci la gente.
    Se non ti fidi di quello che dico manda una mail a uno delle 23 persone che ruotano e scrivono in questo esperimento scalzo e feroce.

    E comunque, se proprio devo dirtela tutta, in tanti a Nuraminis mi danno atto di non essermi mai limitato a parlare e basta. Subarralliccu è una realtà, che tu in un articolo di diversi anni fa definisti pieno “di fatali contraddizioni” (fatali per chi? per te?), eppoi abbiamo tirato su con mille euro murrungiati Visioni Sonore, grazie ad un gruppo splendidi di ragazzi che ci hanno lavorato. Sono stato io che alla festa dell’Unità ho raccolto le firme per il referendum sulla fecondazione assistita, che ho chiesto di parlarne in consiglio comunale a Nuraminis dove abbiamo organizzato un bel dibattito. Ho partecipato alla vostra festa del grano, organizzando un convegno, magari piccolo e trascurabile, ma era il vostro. Eppoi, il calendario della Proloco: quando l’ho presentato tu non c’eri! Dov’eri, a raccontare chi si sporca i piedi?
    Eppoi forse sai di quello che abbiamo fatto a Furtei, organizzando un sit-in per la bonifica del sito, dove sono arrivate centinaia di persone, partiti, e rappresentanti di tutti i livelli istituzionali.
    E quando Videolina ne ha parlato ci abbiamo messo le facce, i nomi e i cognomi. Ma, forse, la cosa ti è sfuggita.
    Capita.
    Tutte queste iniziative possono essere giudicate come brutte o mal riusciste: però ci sono state. Cosa fatta capo ha, diceva qualcuno.
    Esistono altri esempi in questo senso, e quando ci è stato chiesto di parlarne lo abbiamo fatto, perché a noi interessa che succeda qualcosa.

    Eppoi, carissimo, visto che ti interessa così tanto l’aspetto privato di questa cosa: Ci sono una serie di amici che mi chiamano Jemp: è il nome che usavo quando suonavo in un gruppaccio musicale che si chiamava Melanie.

    Caro Ignazio, grazie per la tua lettera. Vogliamo suscitare una reazione e ci stiamo riuscendo, visto che i Nuraminesi (diverse decine) si aggiungono ai nostri contatti, ci scrivono e ci mandano il materiale. Se mi mandi “i piedi sporcati dalla buona volontà” stai tranquillo che non esiterei un secondo a pubblicarlo, ma non so se la cosa confermerebbe quello che diciamo noi (che i lavori son stati fatti male), o quello che dici tu, che la questione di un corretto scolo delle acque a valle non può avere soluzione.

    Speriamo di vederci presto di persona
    stiamo organizzando delle cose che ci porteranno nel cuore della nostra amata Nuraminis

    a prestissimo
    Giampaolo Salice
    Jemp
    Giampaolo
    Subarralliccu

    p.s.
    se sei d’accordo pubblicherei la tua mail e la mia risposta per rendere pubblici i nostri argomenti
    fammi sapere se sei d’accordo.

  5. Giampaolo, finalmente trovo il tempo per risponderti. Certo che puoi
    pubblicare la mia mail e la tua risposta, ci mancherebbe, ma fammi
    aggiungere che comunque non era mia intenzione scendere sul personale,
    tantomeno offendere. Volevo stuzzicarvi, anche ironicamente ma con
    rispetto, sull’aspetto dei nick che fatico a comprendere perché
    provengo da una storia personale che mi ha portato a mettere la faccia
    e il nome su quanto ho fatto: fin da ragazzino. Senza equivoci.
    Sul
    tema dei lavori in via Umberto ti lascio volentieri l’ultima parola. Io
    non sono ne storiografo ne ingegnere, e non penso di avere la verità in
    tasca: se avessi una qualsiasi responsabilità in materia mi affiderei
    ad esperti, per migliorare quanto gia fatto.
    Documentazione sulle
    scarpe sporche? Francamente non so se ne esista. Certo quando stavamo
    pulendo le strade non ci siamo posti il problema di fare foto o
    filmati.
    Ho grande stima nei giovani, anche di te. Basti pensare che
    ti aveva invitato come relatore al convegno della Sagra del Cereale
    (che non era la nostra, tantomeno mia, ma del paese) era stato il
    sottoscritto: proprio nell’ottica di valorizzare le risorse e le
    competenze importanti di ognuno dei nuraminesi: vicini e lontani.
    Non
    condivido il quadro che fai del paese: .
    Certo Nuraminis ha grandi problemi, ma anche diversi
    punti di forza che andrebbero messi a frutto meglio. Io gli voglio
    bene. E’ il paese dove sono nato, della mia gente, della nostra gente.
    Dei miei genitori, dei nostri genitori, che ce l’hanno lasciato così:
    magari imperfetto ma nemmeno invivibile. E’ qui che io ho scelto di
    vivere e di crescere la mia famiglia. E’ qui che ho costruito la mia
    casa. Da dove mi basta guardare dalla finestra per avere la percezione
    del tempo e delle stagioni. Capire se il vento soffia da sud o da nord
    (chi c’est bent’ e’ soli e bentu estu), o vedere se le nuvole che
    appaiono dalle parti di Villacidro porteranno acqua o meno.
    Io penso
    che la vita sia fatta anche di piccole cose, semplici. E a me piace
    viverle così. Riscoprirle ogni giorno: magari camminando a piedi nelle
    strade, scansare le molte buche e osservando i muri di ladiri
    sbrecciati e abbandonati che nascondono la storia semplice dei
    nuraminesi che ci hanno preceduto. Camminare in strada e fermarmi (mai
    abbastanza) a parlare con la gente, gli anziani specialmente che hanno
    sempre una piccola storia importante da raccontare.
    Come vedi, senza
    accorgercene, stiamo sollevando delle questioni sulle quali varrebbe la
    pena discutere, confrontarci. Di persona magari, e allargando la
    discussione ad altri temi e a chi ha voglia di farlo. Facciamolo, io
    sono disposto, però senza affanni, senza ansie. E non per parlare di me
    o di te, ma di Nuraminis e di tutto il resto.
    Troveremo certo il tempo
    di parlare dei lavori di via Umberto, della cava o del condono dei
    tributi comunali (di cui mi sono occupato personalmente e che è un tema
    delicato che non ha nulla a che fare con Berlusconi e scudi fiscali)
    che va nella direzione del contribuenti nuraminesi che non sono
    delinquenti, e della Pro loco da cui sono stato fatto fuori dalle
    stesse persone che poi ti hanno chiamato per sostituirmi nella stesura
    del calendario.
    A presto Giampaolo, auguri per tutto.

  6. Caro Ignazio,
    I motivi e le ragioni per vedersi e discutere sono tante e numerose e sarei lieto di profittarne per un dibattito vero e franco.
    Ne avremo occasione, in particolare in questo periodo pre-elettorale.
    Il nostro blog è impegnato a creare occasioni di questo tipo (a Nuraminis e non solo).

    Le ansie (quando e se ci sono) vengono spazzate vie dalle cose che si possono fare insieme, senza dubbio. Purché, appunto, ci sia la disponibilità ad accogliere visioni del mondo e le scelte personali diverse dalle proprie, senza giudicarle (e non sto dicendo che tu l’abbia fatto). Io non mi permetto di giudicare le scelte di vita delle persone, e provo un rispetto ammirato per chi ha la voglia di stare a Nuraminis, spendendovi la propria vita (e i propri soldi).

    Mi piacerebbe un mondo dove, però, la cosa fosse reciproca. Ti dico, Ignazio, che il fatto di vivere a Nuraminis spesso è una clava data in testa a chi per questioni di lavoro-studio-professione-affetti privati se n’è dovuto andare: come se il solo fatto di andare fuori ci e mi renda un nuraminese di serie B. E nel dire questo, so di non parlare solo a nome mio.

    Io ho sempre combattuto questa visione settaria e provinciale dell’appartenenza. E se Su Barralliccu ha un senso è proprio per dare spazio ad un’idea aperta e contaminata dell’essere comunità che, proprio per questo, non ha paura di confrontarsi con l’esterno.

    Eppoi, basta scorgere i dati anagrafici nuraminesi degli ultimi 150 anni: Nuraminis ha una storia di “fuoriuscitismo” importante, che andrebbe letta, compresa e valorizzata: ci sono decine di ragazzi fuori, che studiano, si imparano le lingue, si professionalizzano, ma che non vengono mai coinvolti nelle cose del paese. Mi chiedo perché, dal momento che sarebbe un interesse primario del paese farlo: solo le comunità che riescono ad avere un rapporto positivo con chi è fuori (ma con la testa è rimasto dentro) possono vincere la sfida della glocalizzazione, la miscela di locale e globale che ci permette di trasformarci senza dimenticare chi siamo stati.

    Pubblicherò il nostro scambio precedente e questo come commenti al post sull’alluvione, perché mi pare che possano contribuire a quel dialogo diverso, aperto e pubblico, che da tempo cerchiamo di innescare. Nessuno ha verità in tasca o ultime parole da pronunciare (io/noi meno che mai): stiamo solo cercando un punto da dove iniziare, un bandolo della matassa, un luogo virtuale-fisico dove riprendere i discorsi sulla nostra comunità e tra le sue diverse anime, nel punto in cui, non si capisce bene quando, si sono interrotti.

    Il nostro è un tentativo, pieno di contraddizioni feconde (solo chi non fa nulla, non commette errori). E se questo tentativo a volte è aspro, questo è: ce ne assumiamo e me ne assumo la responsabilità. Del resto, se il sottotitolo del nostro blog è “vivisezioni di paese” un motivo dovrà pur esserci.

    Ancora grazie per il tuo contributo, che spicca su chi non ha mai voluto aprirlo con noi per “non abbassarsi” al nostro livello (sic!) rinunciando così a quelle vette di nervosa e sprezzante indifferenza che solo la paura può far guadagnare.

    Giampaolo

    p.s.
    Non conosco le vicende che stanno dietro alla Pro Loco: io ho sempre collaborato con l’istituzione, quando mi è stato chiesto (quando c’eri tu e dopo). Nel mio appunto mi riferivo all’assenza della notizia sul giornale in cui scrivi, relativa alla presentazione del calendario, un’assenza che non capivo e non capisco, nemmeno ora (quel calendario ha pagato lo scotto per precedenti vicende interne dell’associazione dalle quali io sono fuori, e nelle quali non mi è mai interessato entrare).

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