[Portovesme] Quando il lavoro di oggi è la morte di domani, dove sono le alternative?


Petrolchimico, carbone, diossine, polveri. A corto termine sono sinonimi di lavoro, stipendio, possibilità di sussistenza. Oggi si chiamano soprattutto Vinyls di Porto Torres e Alcoa di Portovesme, dove in questi giorni i lavoratori stanno occupando gli impianti e manifestando per evitare il licenziamento.

A lungo termine, invece, significano un contributo significativo  all’insostenibilità ed all’acceleramento del già irreversibile cambiamento climatico. Detto così sembra una cosa lontana, che riguarda altri, ma se si scopre che proprio attorno all’Alcoa di Portovesme, produttrice di alluminio, a settembre scorso, sono stati individuati dall’ARPA Sardegna concentrazioni di fluoro nell’aria che superano sei volte il limite massimo consentito dalla legge (e che quindi c’è tanta gente che respira quotidianamente una buona dose di acido fluorico “gratuitamente” -oltre a carbone, diossine e polveri varie-) allora uno inizia a sentire un certo fastidio.

Se poi, pur nella difficoltà di un momento storico come l’attuale (ancor più in un’area depressiva dal punto di vista lavorativo come la Sardegna) e nella disperazione più assoluta, si guarda al futuro e si pensa cosa significherebbe che al proprio nipotino venisse diagnosticato un cancro o una leucemia per la merda che gli si è fatto respirare e bere, anzi per la quale si è lottato con le unghie e con i denti, allora fa proprio paura.

Chi non ha da mangiare non può permettersi il lusso di essere lungimirante, e questo è un fatto. Ma i politici italiani, oltre a non avere probabilmente idea di cosa significhi avere fame, pare che ultimamente abbiano anche abbastanza tempo libero per “sbagassarsi” ed occuparsi degli affari altrui da poter iniziare a fare quello per cui vengono pagati. Che si spremano le meningi per creare alternative, perché se la lotta continua ad essere tra sostenere la morte o sostenere il coma, abbiamo già perso tutti in partenza.

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3 thoughts on “[Portovesme] Quando il lavoro di oggi è la morte di domani, dove sono le alternative?

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