[Furtei]. Ex miniera d’oro. Dal Parlamento al National Geographic.


Aggiornamento uno.

Ma pensa un po’. La vicenda della ex miniera d’oro di Furtei – e dello scandaloso stato di abbandono nel quale si trova quel sito – finirà niente meno che sulle pagine del National Geographic del prossimo Ottobre. Chissà se anche questa nuova vetrina convincerà i sardi a darsi da fare per trovare le milionate di euro necessarie alla bonifica del sito.

Staremo a vedere.

Aggiornamento due.

Intanto, in data 2 ottobre 2009, è arrivata la risposta del governo all‘interrogazione n. 5-01560 a prima firma Amalia Schirru relativa, come sanno i due o tre che leggono questo blog, alla Bonifica e risanamento del sito della miniera di Furtei. Pubblichiamo integralmente il testo della risposta, perchè è importante che tutti sappiamo gli impegni che la Regione (e in particolare l’assessorato all’Industria) ha formalmente assunto rispetto a questa importatissima questione.


In risposta all’interrogazione n. 5-01560 presentata dall’On. Schirru ed altri, dove viene segnalata la situazione in cui versa l’area mineraria di «Santu Miali», ubicata nel comune di Furtei (VS), sulla scorta di quanto comunicato dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna e all’Amministrazione Regionale, si rappresenta quanto segue.

Il 17 dicembre 2008, presso il sito di cui trattasi, si è tenuta una riunione per verificare le condizioni di sicurezza della diga fanghi della miniera e per accertare potenziali situazioni di pericolo per l’ambiente e, a seguito di questa, il 13 febbraio 2009, sono stati effettuati specifici campionamenti per appurare la qualità delle acque del bacino denominato «IS Concas», di quello denominato «Su Masoni» e delle acque presenti nel canale di raccolta che confluisce nel Rio di Santu Miali.


Dalle analisi condotte è emersa la presenza di «significative» concentrazioni di alcuni metalli pesanti (Fe, Mn, Cu, Zn) nelle acque dei bacini «IS Concas» e «Su Masoni», mentre nel canale di raccolta delle acque piovane ne sono state riscontrate «moderate» concentrazioni.

Successivamente, in data 6 maggio 2009, si è tenuta una riunione del comitato provinciale del Medio Campidano per l’ambiente a cui hanno partecipato il Direttore del Dipartimento ARPA Sardegna di Cagliari e il direttore del Servizio Controlli ed attività di campo e nel corso della stessa si è sottolineata la mancanza di risorse finanziarie atte all’assicurazione delle attività essenziali di gestione del sito da parte del personale dell’azienda in liquidazione. In particolare, l’ARPA Sardegna ha fatto presente la necessità di garantire un presidio del sito da parte di personale per il puntuale controllo delle pompe di regolazione delle acque dei bacini minerari.

La Regione Autonoma della Sardegna ha riferito che tutti gli atti necessari a garantire le manutenzioni di sicurezza del sito minerario sono poste in capo all’Assessorato dell’Industria considerando, innanzitutto, che esso è preposto alla verifica e al controllo delle attività di chiusura, di messa in sicurezza e riabilitazione ambientale di miniere e cave dismesse e che dispone anche della società in house Igea e della società compartecipata Consorzio TEA (Igea e IFRAS) in grado di fornire, con adeguata celerità, le prestazioni specifiche necessarie alle manutenzioni di sicurezza suddette.


L’Assessorato dell’Industria della in data 27 gennaio 2009 aveva adottato le seguenti misure prescrittive:

entro tre mesi, la predisposizione del piano della caratterizzazione interessante le aree impiegate per le strutture di deposito o comunque delle aree utilizzate per depositare in via temporanea o permanente rifiuti di estrazione, da sottoporre per l’approvazione all’organo competente;

entro due mesi, l’eliminazione dei cumuli di materiali di estrazione ubicati in prossimità dell’impianto di trattamento;

entro due mesi, il completamento dell’intervento di riabilitazione ambientale del cantiere Santu Miali Cima (rinverdimento);

entro otto mesi, previo emungimento delle acque e, ove necessario, mediante trattamento delle stesse ai fini di ricondurle entro i limite di legge, la messa in sicurezza e la riabilitazione delle aree degli scavi dei cantieri Is Concas 1 e 2, Santu Miali est, Sa Perrima e Su Masoni, mediante adeguato riempimento ottenuto con riprofilatura delle pareti di scavo e/o con riempimento di rifiuti sterili di estrazione e con successiva riabilitazione ambientale delle stesse aree;

entro quattro mesi dalla data di approvazione del piano di cui al punto 1, da parte dell’autorità competente, l’esecuzione del piano di investigazione iniziale e l’analisi di rischio delle aree adibite a strutture di deposito dei rifiuti di estrazione che non hanno subito processi di trattamento;

entro sei mesi dalla data di approvazione del piano di cui al punto 1, da parte dell’autorità competente, l’esecuzione del piano di investigazione iniziale e l’analisi di rischio della struttura di deposito contenente i rifiuti dell’impianto di trattamento;

entro due mesi dall’approvazione dell’analisi di rischio, la predisposizione del progetto di messa in sicurezza e/o di bonifica delle aree interessate dalle strutture di deposito;


entro quattro mesi dall’approvazione dei progetti di messa in sicurezza permanente e/o di bonifica, l’esecuzione degli interventi approvati dall’autorità competente per le aree interessate dalle strutture di deposito dei rifiuti di estrazione non interessati da processi di trattamento;

entro sei mesi dall’approvazione dei progetti di messa in sicurezza permanente e/o di bonifica, l’esecuzione degli interventi approvati dall’autorità competente per la messa in sicurezza permanente dell’area della struttura di deposito dei rifiuti di estrazione derivanti dai processi di trattamento,

rimarcando, inoltre, che tra le manutenzioni di emergenza doveva essere posta immediata attenzione alla problematica del trattamento delle acque dei bacini sterili e degli scavi minerari, principale fonte di rischio per l’ambiente.

Tuttavia, successivamente a quella data, sono subentrate le seguenti vicende:

Con sentenza del Tribunale di Cagliari n. 15/09 del 5 marzo 2009 è stato dichiarato il fallimento della società S.G.M. S.p.A e la relativa liquidazione e il successivo 20 aprile, con nota del curatore fallimentare Dott. Fabio Murgia, è stata comunicata alla Regione Sardegna la rinuncia della concessione mineraria, che sarebbe dovuta scadere naturalmente il 4 ottobre 2009. In tale data il curatore ha dichiarato, altresì che, a far data dal 30 giugno 2009, non avrebbe potuto garantire la presenza di personale per la sorveglianza degli impianti e la custodia delle pertinenze.

Dal 5 marzo 2009 fino al 5 marzo 2010 è stata riconosciuta per un massimo di 42 unità lavorative la C.I.G.S. prevista «a zero ore», a rotazione e compatibilmente con le esigenze della società S.G.M. S.p.A di garantire la guardiania del sito» (Decreto concessione CIGS fasc. 32057/B del 25 maggio 2009).

Su richiesta da parte del Presidente della Regione, il Giudice fallimentare ha autorizzato la curatela fallimentare all’amministrazione dell’attività di guardiania fino al 30 ottobre 2009.

La chiusura della miniera, rimasta in attività per soli quindici anni, ha determinato una grave situazione ambientale e di allarme sociale. Infatti ha lasciato nel territorio, oltre ai quarantadue lavoratori senza occupazione, vuoti di escavazione, una diga di fanghi colma di liquami dove sono presenti in misura considerevole cianuro e altri metalli gravemente inquinanti e nei bacini Is Concas e Su Masoni discariche di materiale di scavo.

In questi mesi gli operai hanno prestato volontariamente servizio per garantire il presidio del sito minerario e gli interventi di prima urgenza per il controllo dei bacini d’acqua, che contengono cianuro, metalli pesanti e altri prodotti derivati dalle lavorazioni eseguite nella miniera e che non devono fuoriuscire dai bacini e inquinare l’ambiente. Per garantire condizioni di sicurezza è necessario un presidio continuo del sito con operai che conoscono l’impianto per mantenere in esercizio pompe, macchine, canali e gli altri sistemi appositamente predisposti.


La situazione esposta esige interventi indifferibili e urgenti ai quali la Regione Sardegna, non potendosi sottrarre, ha fornito una prima risposta con deliberazione della Giunta Regionale n. 34/20 del 20 luglio 2009 per far fronte agli interventi più strettamente urgenti, dando mandato all’Assessorato dell’Industria di disporre gli atti necessari a garantire le condizioni di sicurezza del sito in argomento.

In attuazione di quanto sopra, in data 7 settembre 2009, è stato formalizzato l’incarico con la curatela del predetto fallimento per la custodia e le attività di vigilanza del sito ai fini di garantire le necessarie condizioni di sicurezza dello stesso.

Con successiva deliberazione n. 37/7 del 30 luglio 2009 la Giunta regionale, ha assegnato all’Assessorato Industria il compito di disporre gli atti necessari per la predisposizione, ai sensi del decreto legislativo 152/06, del «Piano della caratterizzazione» la cui esecuzione è propedeutica alla progettazione dei successivi interventi di messa in sicurezza permanente e/o di bonifica del sito.

Attualmente, è in corso, da parte dell’Assessorato dell’Industria, la predisposizione degli atti per l’affidamento, a soggetto giuridico avente specifica qualificazione, della predisposizione e della esecuzione del Piano della caratterizzazione, nonché della progettazione ed esecuzione degli interventi di messa in sicurezza permanente e/o di bonifica.

È allo studio, inoltre, la possibilità dell’impiego dei lavoratori attualmente alle dipendenze della S.G.M. da utilizzare nelle attività sopradette.

In riferimento a quanto sopra, giova precisare che l’ambito territoriale in cui ricade la miniera di Furtei citato nell’atto non è collocato in aree ricadenti all’interno del perimetro del sito di bonifica di interesse nazionale del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, per le quali la Direzione Generale per la Qualità della Vita del Ministero dell’ambiente conduce le istruttorie nell’ambito del procedimento amministrativo di bonifica.


La competenze in materia di censimento ed anagrafe dei siti da bonificare sono demandate alle Regioni sulla base dei criteri definiti dall’ISPRA. Le azioni di prevenzioni e ripristino ambientale a carico dell’operatore dovranno essere realizzate seguendo le procedure operative ed amministrative previste dall’articolo 242 del decreto legislativo 152/2006. Resta impregiudicata, tuttavia, per quanto previsto dall’articolo 1 del Decreto di Perimetrazione del sito di interesse nazionale del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (decreto ministeriale Ambiente 12 marzo 2003), l’iniziativa della Regione Sardegna di proporre modifiche della perimetrazione del sito «nel caso in cui dovessero essere individuate altre aree esterne al perimetro provvisorio con una possibile situazione di inquinamento».

Ad oggi, non risultano pervenute richieste da parte della Regione Sardegna relative all’estensione alle aree minerarie in riferimento del sito di bonifica di interesse nazionale del Sulcis-Iglesiente-Guspinese.

2 thoughts on “[Furtei]. Ex miniera d’oro. Dal Parlamento al National Geographic.

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