[Sardegna] Il ping pong degli elettori


Il nuovo governatore della Sardegna è Ugo Cappellacci (PdL), che ha vinto con uno scarto percentuale di circa 8 punti rispetto al governatore uscente Renato Soru. Dopo i primi commenti e reazioni “a caldo”, dovuti anche, forse, alle previsioni che li davano impegnati in un “testa a testa” fino all’ultimo, e anche ad una campagna elettorale molto partecipata e assai diversa nello stile e nei risultati in termini di partecipazione, può essere interessante l’analisi del voto che propone il sito inSardegna.eu.

Interpretare a caldo non è semplice ma è doveroso. Specie dopo un appuntamento elettorale preceduto da sondaggi completamente sbagliati (quelli che davano in leggero vantaggio Soru) o poco accurati (quelli che davano un modesto distacco fra i due principali concorrenti). Quindi: orientarsi dopo il disorientamento di un risultato del tutto o parzialmente imprevisto.

La redazione di inSardegna.eu ha deciso di analizzare quanto sta accadendo in Sardegna secondo uno schema di analisi in due parti:

1. La radiografia del risultato elettorale, che verrà aggiornata con i dati definitivi.

2. L’analisi per punti di ciò che ha determinato la situazione attuale, secondo uno schema “SWOT”, riservando i “punti di forza e di debolezza” all’esperienza Soru, che è ormai storia, e le “minacce e opportunità” al futuro che ci attende con il presidente Cappellacci.

La radiografia del risultato elettorale

– Si diffonde in maniera quasi esponenziale il voto separato (solo al Presidente), o disgiunto (voto a un partito ed a un Presidente di una coalizione diversa), con differenze percentuali e numeriche rilevantissime tra i voti ai candidati presidenti e quelli ai partiti delle coalizioni.

– L’avvicendamento al governo chiaramente deciso dagli elettori pare confermare la tendenza emersa negli ultimi anni (vedi analisi Itanes) secondo cui gli elettori premiano lo schieramento alternativo all’ultimo turno di governo con una logica di voto “per esclusione”.

– Emerge anche la nascita di un terzo partito (evidenziata tra gli altri dal Corriere della Sera) fatto di schede nulle, annullate e bianche, che testimonia, insieme al calo dell’affluenza, una protesta degli elettori riguardo l’intera gamma di scelta della attuale “offerta politica” e probabilmente contro il sistema dei partiti e la “casta” elettiva così come si è andata determinando e accrescendo nel nostro sistema.

– Rispetto alle politiche del 2008 il PD perde quasi 12 punti percentuali. Continua la progressione tendenziale dell’IDV, con un travaso di voti interno al centrosinistra, mentre l’accordo elettorale con i partiti dell’estrema sinista non è stato premiato dagli elettori del PD.

Lo schema interpretativo del risultato

Il risultato di un confronto elettorale alla fine di una legislatura dipende, comprensibilmente, dal grado di soddisfacimento delle aspettative generate all’inizio, correlato con le buone politiche attuate. Innegabilmente nel 2004 le aspettative sono state portate su un livello piuttosto alto, con una visione innovativa e di rottura rispetto al passato e di grande presa sull’elettorato dopo la precedente disastrosa esperienza con il centrodestra (bilanci fuori controllo, lottizzazione e malaffare sotto indagine giudiziaria). Quindi le politiche in grado di realizzare quella nuova visione avrebbero dovuto costituire l’effettivo benchmark dell’azione di governo, e non il pessimo passato di giunte deboli e incapaci di governare, anche per la forma di governo allora esistente (instabile e con enormi poteri di veto di piccoli gruppi). Anche perchè l’azione politica non può prescindere dal contesto nel quale si opera e risente ovviamente dell’andamento del ciclo economico, nella prospettiva temporale di medio periodo della legislatura.

La traccia di analisi storico-politica che segue è un modo per ricostruire i percorsi di una credibilità che si è consumata nel tempo, e che di fronte alla crisi economica attuale ha spinto gli elettori verso gestori apparentemente più tradizionali e tranquillizzanti della cosa pubblica, abbandonando quelli forse più innovativi ma che, con continui “rilanci di visione”, sembravano aver smarrito lungo la strada le buone politiche annunciate.

L’esempio più emblematico è offerto proprio dalla madre di tutte le riforme di questa legislatura: il Piano Paesaggistico Regionale. Un provvedimento giusto e condivisibile che tuttavia avrebbe dovuto tenere conto dell’impatto economico nel periodo di transizione, affiancandosi immediatamente nella fase di attuazione a piani di sostegno produttivo e occupazionale in grado di sterilizzare gli effetti negativi sul sistema produttivo e delle costruzioni. Niente di tutto questo è stato fatto, e il risultato è stato un crollo del valore aggiunto e una perdita secca di occupazione del settore delle costruzioni nei tre anni successivi, che si è ripercosso sul PIL regionale, deprimendolo (su tale aspetto a breve inSardegna.eu pubblicherà i dati commentati) .

Un altro esempio è quello degli interventi di flexicurity (o flessicurezza, un mix di flessibilità e protezione sociale sul quale si è basato lo sviluppo delle democrazie nordeuropee e ora promosso dalla UE, rispetto alle politiche italiane invece improntate alla flessibilità ma non alla protezione sociale dei lavoratori “flessibilizzati”) presenti nel programma, e sostanzialmente inattuati nel corso della legislatura anche quando, nel giugno 2008, è iniziato ad essere chiaro che la crisi economica mondiale si stava aggravando e avrebbe richiesto un intervento forte e immediato.

Proprio la mancanza di allineamento tra visione strategica e gestione nel presente, insieme a una visione rigida in fase attuativa, ha rappresentato forse il più grande problema della legislatura appena conclusa.

Punti di forza e di debolezza della legislatura con Soru

– Vi è stata una lotta agli sprechi e alle posizioni di rendita nella PA sarda (riduzione degli enti, delle spese di rappresentanza, risanamento di strutture come l’ARST), MA: la vicenda Saatchi & Saatchi ha alimentato l’idea che ci siano stati anche due pesi e due misure. La ristrutturazione della Regione inoltre è rimasta incompiuta, lasciando alcuni enti e soggetti allo sbando e altri in aree “protette” al di fuori del ricambio.

– Vi è stato un forte risanamento del bilancio accompagnato da una inedita e clamorosa efficacia delle rivendicazioni con lo Stato sul fronte delle entrate, MA: una interpretazione ardita delle norme di bilancio, con la anticipazione figurativa di entrate future, ha sminuito nell’opinione pubblica la credibilità dei conti regionali; come pure l’avvio di una fiscalità regionale troppo frettolosamente costruita e incorsa nell’illegittimità costituzionale ha sminuito l’obiettivo (raggiunto) di un diverso e più coerente rapporto Regione – Stato in materia di finanze pubbliche;

– Vi è stato un forte recupero dell’identità territoriale, con l’acquisizione dal demanio statale di ampie aree e la storica smilitarizzazione di alcune zone, MA: la riconversione economica di tali territori, più complessa della battaglia politica, non è stata perseguita con la stessa efficienza ed efficacia;

– Vi è stato un forte accento sul patrimonio paesaggistico dell’isola, con l’adozione di atti d’avanguardia (il piano paesaggistico), MA: il passaggio da una carenza di regolamentazione al nuovo sistema di vincoli è stato segnato da una discutibile discrezionalità dell’amministrazione regionale ed è stato “cieco” dal punto di vista economico, comportando un brusco crollo del valore aggiunto dell’edilizia in una regione come la Sardegna in cui da decenni tale V.A. era abnormemente alto rispetto all’industria in senso stretto, senza chiarire questo processo alla opinione pubblica e senza presentare reali alternative di reddito alle famiglie;

– Vi è stata una meritevole azione rivolta a un ridimensionamento della formazione professionale e un suo migliore coordinamento e rapporto con il sistema dell’istruzione pubblica, smontando un sistema sul quale avevano fondato le loro fortune enti ed entini senza che venisse accertata la qualità ed efficacia dell’offerta formativa, MA nel contempo non è stato costruito un nuovo sistema in cui istruzione e formazione venissero utilmente integrati in modo moderno e con un chiaro orientamento alla crescita delle competenze, entro un sistema di welfare regionale improntato a meccanismi di flexicurity (come indicato peraltro nel programma di governo del 2004); si sono inoltre registrati ritardi nella elaborazione della normativa quadro, lasciata poi giacere in Consiglio regionale, privando l’intero sistema della base su cui far poggiare la riforma;

– Vi è stato un investimento in alta formazione (Master and Back) e in ricerca (Legge Regionale 7) che, rispetto al passato, ha molto innovato e ha mobilitato risorse molto maggiori, MA: nella prima fase di attuazione della legge sulla ricerca la giunta ha in parte deluso le alte aspettative sostituendo con un metodo dirigistico il processo decisionale attentamente disegnato nella legge, col risultato di sottofinanziare il primo importante bando sulla ricerca, basato su uno standard di valutazione internazionale, per spostare le risorse a favore di borse di studio per giovani ricercatori mal disegnate, che rischiano di perseguire obiettivi in contrasto con quelli di Master and Back; inoltre, non sono stati fatti grandi passi avanti nel precisare il ruolo nel sistema della ricerca della costosa Agenzia Sardegna Ricerche.

– Lo stile di governo è stato per la prima volta improntato a una reale e stabile efficienza decisionale, grazie al sistema presidenziale, MA: secondo una comune opinione i criteri di scelta dei più alti dirigenti e dei collaboratori del presidente hanno tendenzialmente estromesso le “menti critiche” a favore di meno problematici fedeli esecutori, con ciò probabilmente determinando gravi incidenti di percorso sia in diverse procedure amministrative che nella stessa impostazione strategica delle politiche. Incidenti che sono parsi favoriti dalla carenza di deleghe, dall’eccesso di accentramento e forse anche dall’impronta caratteriale della presidenza Soru.

– L’attività di governo ha ridimensionato il ruolo del partenariato economico e sociale con l’obiettivo di riportarlo nell’alveo di un confronto e di una consultazione che abbandonasse le tradizionali pratiche concertative, che spesso portavano a comportamenti collusivi, MA questo è stato realizzato spesso svilendo il ruolo delle parti economiche e sociali e riducendo il loro contributo a una mera presa d’atto di decisioni e atti; anche in questo caso, nonostante alcuni tentativi e sperimentazioni iniziali, si è persa l’occasione di innovare rispetto al passato, creando strumenti e procedure trasparenti di confronto e coinvolgimento rivolti a creare consenso intorno alle politiche e programmi, e a stimolare la partecipazione attiva delle organizzazioni economiche e sociali portatrici di interessi. Si è così determinato il progressivo allontanamento e la disaffezione nei confronti di un modo di governare percepito come poco inclusivo ed eccessivamente verticistico, nel quale non sembrava esserci spazio e rispetto per opinioni differenti da quelle prevalenti all’interno dell’esecutivo.

Nota: per spiegare un risultato elettorale così netto come quello verificatosi non basta illustrare i pro e i contro “razionali” dell’esperienza di governo con Soru. L’immagine percepita del presidente infatti può far pendere la bilancia del consenso verso i pro o verso i contro. Il non aver saputo gestire in modo adeguato le relazioni politiche e la comunicazione ha presumibilmente pesato in misura rilevante sul risultato, così come il carattere un po’ cupo e solipsistico del presidente, che da punto di forza “sardo” è divenuto via via agli occhi della gente una vera e propria tara politica, che ha creato una diffusa gamma di sentimenti dal timore di inaffidabilità all’astio. Su questo aspetto si è soffermato fra gli altri un breve articolo di Mariano Maugeri sul Sole 24Ore.

Opportunità e minacce con Cappellacci

Opportunità.

Un nuovo presidente che miri a una pratica politica abile ed efficiente potrebbe salvare gli aspetti positivi dell’esperienza Soru (oltre a quelli già elencati: l’inedita trasparenza degli atti regionali e di governo, l’informatizzazione spinta della Regione e della informazione istituzionale) per attuare un programma con una maggiore “governance” (partecipazione ai processi decisionali di ampie componenti istituzionali, sociali ed economiche) senza rinunciare all’efficienza di uno stile di governo presidenziale.

Minacce.

Sono rappresentate dall’ombra tutt’ora presente della precedente esperienza di centrodestra, con una politica di bilancio disastrosa, pratiche di lottizzazione e di bottega diffuse e la sostanziale inefficacia economica, che ne determinò la non rimpianta conclusione.

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3 thoughts on “[Sardegna] Il ping pong degli elettori

  1. Si parla di una probabile costruzione di una centrale nucleare sulla nostra bella Isola..
    Qualcuno sa dirmi di più?
    E’ attraverso queste mosse che il NUOVO governatore , spero per poco , vuole rialzare l’economia Sarda?

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