Renato Soru a Bologna


All’inizio sembrava una festa in mensa in via Premuda, a Cagliari. Tutte le possibili inflessioni della parlata sarda all’interno di una stessa sala, birra servita in bicchieri di plastica trasparente. E poi quella sala, le Scuderie di Piazza Verdi, lì trent’anni fa c’era davvero la mensa universitaria, Bologna 1977, se capite cosa intendo. Trent’anni fa c’era la mensa universitaria lì dentro e fuori c’erano le barricate, i carri armati. Va beh, altra storia. Adesso c’è un bar, c’è un locale, una bella sala grande e ieri era piena di ragazzi sardi, che bevevano birra in bicchieri di plastica e aspettavano Renato Soru.

Renato Soru è un personaggio, un personaggio particolare, un bel personaggio. Renato Soru è uno che arriva a Bologna in campagna elettorale e non fa promesse. Sta lì in giacca di velluto marrone e maglioncino a collo alto verde e parla di cose fatte e di cose che farà, ma non promette niente, non è uomo che promette posti di lavoro e tagli alle tasse, per dire. Renato Soru dice che farà delle cose e sta a chi lo vota credere o no se quelle cose che intende fare creeranno cultura, posti di lavoro, benessere.Mi sembra rivoluzionaria questa cosa, in un certo senso. Soru non parla del fine, parla solo del mezzo per raggiungerlo, poi fate voi sardi, sembra dire.

Soru poi è un candidato circondato da ragazzi, studenti, laureati, laureandi che si entusiasmano quando racconta la storia dell’architetto di Orani che ha lasciato la Sardegna per seguire un Master in Architettura degli edifici di culto a Barcellona, grazie al Master and Back, e ora sta disegnando l’abside della Sagrada Familia: sul portale ci sarà il Padre Nostro nella lingua di tutti quelli che hanno partecipato ai lavori, anche in Limba quindi.
Gli chiedono di continuare, lo ringraziano e gli chiedono di proseguire con le politiche che ha fatto finora. E pure questa è una cosa che magari non sarà rivoluzionaria, ma un pò fa pensare. Perché qua si parla di studenti che in molti casi non sanno nemmeno cosa sia una tessera di partito e, semplificando, dicono al “potente” di turno che ha lavorato bene e che deve continuare. E vederli e sentirli, questi studenti, dire queste cose dove trent’anni fa i loro coetanei stavano dietro le barricate, fa un certo effetto.

2 thoughts on “Renato Soru a Bologna

  1. Fa un certo effetto si, ma ognuno ha i leader che si merita…e mi sa che non ci meritavamo nemmeno Soru, che mica era Blair.

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