[Ghilarza] Il tempo della fotografia


logoKairòs è una parola greca: il momento opportuno, il momento giusto, il tempo di Dio. E nell’arte della fotografia quel momento a volte è tutto, perché lo “scatto”sia buono.

Kairòs è ora il nome di un associazione culturale fotografica nata a Ghilarza nell’agosto del 2008.

 

L’hobby della fotografia, un’amicizia in comune, un pomeriggio di maggio: Damiano Ceron di Macomer e Gioele Pinna di Ghilarza si incontrano e nei due mesi successivi mettono in piedi l’associazione. Dieci membri appena.  Nessuno si occupa di fotografia a tempo pieno. Tutti i soci sono di diversa formazione: studenti, lavoratori, pensionati. “Attualmente una mera passione per tutti, nessuno lo fa per lucro. In futuro forse potrà essere anche una professione per qualcuno di noi. Chi vivrà vedrà”. Così ci dice Gioele, che ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande.

 

Perchè nasce Kairós?

Nasciamo per condividere “realmente” e non “virtualmente”, così come vuole il web, questa grande passione per la fotografia. Anche con l’ambizione di promuovere e divulgare la cultura della fotografia nelle nostre comunità.

Perché un’associazione fotografica a Ghilarza? Che significato può avere un’iniziativa del genere in una piccola comunità?

Ghilarza si è sempre contraddistinta per il suo forte impegno nell’associazionismo. Segno evidente che si tratta di una comunità fatta di persone che hanno iniziativa e voglia di fare. Kairòs conferma questa tradizione, con la novitàvisto che mancava di offrire un’opportunità ma anche un servizio a chi nel nostro territorio vuole avvicinarsi o approfondire la cultura fotografica, attraverso corsi di apprendimento diversificati per livelli di conoscenza e di esperienza e attraverso l’organizzazione di eventi quali mostre e concorsi.

Che prospettive vedono i membri di Kairós nella loro iniziativa?

In primis crescere sempre più come numero di soci, poi moltiplicare l’organizzazione e la realizzazione di eventi… Kairòs nel tempo dovrà essere una realtà capace di fare cultura.

A dicembre Kairos ha fatto il suo ingresso in società con “Prime”, esposizione collettiva dei soci: un bilancio di questa prima esperienza?

Il bilancio è da considerarsi sicuramente positivo: abbiamo avuto centocinquanta visitatori in meno di una settimana, tanto quanto è durata la nostra esposizione. Ci sarebbe piaciuto averla pubblicizzata di più. Ma il budget non ce l’ha permesso.

Prossime iniziative?

Nell’imminente vorremo organizzare dei corsi di primo livello, e magari quest’estate curare un’altra mostra.

 

Kairòs: pochi mesi di vita eppure già voglia di crescere: “Ancora non abbiamo avuto la possibilità di stringere collaborazioni con altre associazioni. Abbiamo bisogno di tempo per affiatarci fra di noi”, dice Gioele, “Ma rientra nei nostri progetti trovare delle forme di collaborazione con altre realtà come le nostre”. E aggiunge: “Chiudersi significa autolimitarsi”.

 

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