[Sardegna, Italia, mondo] Dedicato ai fuoriusciti


Avete mai guardato la gente negli aeroporti? In questi non-luoghi di passaggio, che per alcuni diventano anche una seconda casa, c’è tutto un mondo di facce, espressioni, attese e impazienze.
Alle undici della sera, ad aspettare tre voli nazionali, c’è un bel po’ di gente: ragazze eleganti con i tacchi, ragazzi con la macchina in terza fila e l’ipod nelle orecchie, bambini stufi nel passeggino, adolescenti che aspettano il papà e si piazzano davanti alla porta magica degli arrivi per mezzora.

Le persone cercano un posto dove mettersi, qualcuno è un navigato habituè dell’attesa e ostenta abitudine alla cosa, i pendolari del weekend sono parecchi; le luci al neon sono gialle e implacabili. Si sta un po’ in piedi, a braccia conserte e cercando di darsi un tono, e un po’ seduti, non troppo lontani dagli altri ma neanche troppo vicini. Comunque dopo qualche minuto le alternative sono due: o attacchi bottone con il tuo vicino di poltroncina e o ti fai un giro nell’enorme spazio semideserto. C’è qualche cartellone pubblicitario, due display luminosi che la gente fissa come fossero l’oracolo (nel senso che fanno previsioni spesso fumose, talvolta contraddittorie, qualche volta disattese).

Niente è più malinconico di un bar aperto in un aeroporto alle undici e mezzo di sera, è lì a mò di consolazione per chi aspetta, forse, ma quelli che aspettano vogliono solo, tra piccoli sbuffi e dondolamenti di piedi, che l’attesa finisca. La coppia di signori anziani di fianco a me aspetta la figlia da Milano, la ragazza vestita di bianco alza un cartoncino con un nome straniero; quasi tutti sono schierati in attesa davanti alla porta scorrevole da ben prima che l’aereo sia anche solo atterrato.

Qualcuno si sporge ad ogni apertura per buttare un occhio sulla grande sala al di là, cercando di intravedere la sagoma del proprio affetto: perché in aeroporto i sentimenti si personificano in modo preciso, li vedi arrivare trascinando un trolley o due valigione, l’espressione perplessa e un po’ timorosa di mostrarsi finchè non capiscono che c’è qualcuno ad aspettarli.

E allora vedi volti che letteralmente si spalancano, sorrisi che si aprono, braccia che si alzano per degli abbracci un po’ goffi, dei baci veloci senza quasi fermarsi, chè non si può mica stazionare in mezzo alla gente che passa, e si avvia verso l’uscita.

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