[Cultura?] Dove sta la riforma del governo? Tu la vedi?


Forse non c’entra parlare di scuola o università in un blog come questo. O forse c’entra moltissimo, se la smettiamo di spacchettare la realtà in tante caselline, perché non abbiamo voglia di leggere la complessità dei suoi intrecci.

In punta di piedi allora, lo dico. Anche in questa stagione strana, in cui tutti dicono dicono (io farò, io dirò, io scriverò)… ma poi invece non fanno proprio nulla, anche in questo momento di disimpegno mascherato di chiacchiere, in cui, nella sostanza, ciascuno pensa per sé e degli altri, del resto, del pubblico chi se ne frega.

In questa stagione qui, due domande, che poi si danno la risposta da sé, provo a farle.

1. Che ci facciamo a fare – dentro le biblioteche, nei dipartimenti, negli archivi, nelle scuole, nei laboratori- senza stipendio e senza certezza, se poi con una legge la tua classe politica ti viene a dire che per ogni cinque professori che vanno in pensione se ne assumerà uno? Che ci facciamo se ti tolgono non uno stipendio, ma una prospettiva una speranza un progetto?

2. Dicono che la scuola e l’università sprecano,  che sono piene di storture, e di nepotismo. Questo è molto vero: però una predica del genere fatta dai politici è davvero paradossale. E, se poi si va al merito della questione, la Riforma di questo sistema corrotto dov’è? Dov’è il progetto di un’Università nuova, diversa, migliore? Sfido chiunque a mostrarmela.

Forse che con i tagli  metti fine a nepotismo, clientele e a tutta la marea di problemi che affoga la principale industria culturale di questo benedetto Paese?

(mentre Sarkozy aumenta la spesa per la ricerca scientifica, noi la tagliano di unmiliardoseicentomilaeurointreanni)

Ognuno faccia quello che deve fare. C’è chi si impegna per cambiare le cose, per lasciare un graffio nel mondo.

E chi, invece, non ne ha voglia.

Tu, da che parte stai?

documenti:

1. Legge 133/2008.

2. Le novità introdotte dal decreto Gelmini

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4 thoughts on “[Cultura?] Dove sta la riforma del governo? Tu la vedi?

  1. Pingback: L’Universita’ ritorni alle origini « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni

  2. Mi piacerebbe fare un lungo monologo, ma ho trovato uno slogan, che può riassumere la crisi socio- politica e culturale (nonchè economica) che ci sta investendo, crisi sulla quale pochi concretamente e democraticamente dibattono, lasciando che la non-informazione ci bombardi di cazzate che ci distraggono dalla realtà che molto velocemente scorre sotto i nostri piedi, sfugge dalle nostre mani..

    “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.”
    (slogan del Ministero della Verità )
    G. ORWELL, 1984

  3. bellissima questa citazione… è una delle frasi propagandate dal Grande Fratello… (quello vero di Orwell non quella idiozia che si bevono milioni di italiani su canale5).
    è un libro attualissimo 1984, che tutti dovrebbero leggersi…

  4. Negli anni 70 ero a capo del Movimento Studentesco dello “Scano” e mi sono preso (come gli altri studenti degli altri istituti miei omologhi) la mia dose di denunce per occupazione, i miei lacrimogeni alle sfilate ed anche qualche manganellata (non giravo con spranghe e questo mi fregava). L’idea era quella di cambiare la scuola ma abbiamo fallito: la politica ci ha strumentalizzato, rabbonito, vezzeggiato ed infine messa nel c***o senza distinzioni di partito.
    All’epoca per farci sentire esistevano solo i ciclostile clandestini ed il passaparola, nulla di nemmeno lontanamente paragonabile alle possibilità di oggi.
    Ci si batteva a muso duro e ci si schierava (a destra o a sinistra, dipendeva dalle ideologie politiche), l’importante è il fine e non ci spaventavamo davanti a nulla.
    Ricordo mesi di occupazione ed assemblee interminabili.
    Riconosco che avevamo dei metodi grezzi rispetto ad oggi ma quello c’era…
    Se prima la scuola andava male, oggi siamo al baratro: tagliare sulla conoscenza è suicidarsi. Nello specifico è negare il futuro a chi ancora un futuro non ce l’ha e questo è il peggior delitto che si possa commettere.
    E’ pleonastico chiedermi da che parte sto: dalla parte di combatte per un futuro migliore e pre questo sono anche disposto a ritirare fuori il mio eskimo verde per tornare sulle piazze al vostro fianco e combattere con le armi che ho: la penna e la telecamera.
    La mia unica paura è che a questo punto non serva più ma, fidatevi, meglio un giorno da leoni che cento anni da pecora.
    Ma forse queste sono solo farneticazioni senili….

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