[Provincia di Cagliari] Cosa facevi durante il nubifragio?


 

Io, ad esempio, percorrevo in macchina la strada che da Monte Urpinu arriva alla zona di via Ospedale, in pieno centro di Cagliari. Ci ho messo mezz’ora buona, sotto una pioggia battente e un po’ preoccupante, non tanto però da farmi avvertire subito la portata del disastro. Sul momento, ero impegnata a frastimare gli irresponsabili che anche quando non si vede a un palmo dal naso, continuano a parcheggiare in doppia fila o tornare indietro in retromarcia nei posti più improbabili, come ad esempio la via Roma lato portici, infischiandosene altamente delle evidenti difficoltà del traffico (a passo d’uomo nel fiume d’acqua che andava formandosi).

Solo qualche ora dopo, quando in città già splendeva un sole tropicale, ho sentito le brutte notizie dalla zona di Capoterra. E ho frastimato ben altri irresponsabili: quelli che costruiscono dappertutto, quelli che ne fregano del rischio idrogeologico, quelli che arrivano a deviare il corso dei fiumi e a cementificarne gli argini, quelli che è già successo altre volte e sono morte già delle persone e continuano, imperterriti, a credere che la Natura non presenterà mai il conto.

p.s.

L’immagine riportata si riferisce alla Carta Geologica della Sardegna, che è possibile consultare nel dettaglio direttamente online cliccando all’indirizzo www.apat.gov.it/Media/carg/sardegna.html

 

 

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6 thoughts on “[Provincia di Cagliari] Cosa facevi durante il nubifragio?

  1. Provavo rabbia mentre filmavo le immagini del disastro da un elicottero, rabbia mentre riprendevo altre immagini da un mezzo anfibio in mezzo al fango. Inquietudine e disgusto pensando a coloro i quali, unicamente per la sete di guadagno hanno costruito sugli argini, entro gli alvei dei fiumi, ovunque, senza nessun criterio tranne quello del guadagno ad ogni costo. Mi sono immedesimato in tutti coloro i quali hanno visto in un paio d’ore distrutte le fatiche di una vita e devono ricominciare daccapo. Ho filmato visi sconvolti, sogni annegati nel fango, paura, interrogativi, incertezze sul domani, il terrore per quanto vissuto ed ho pregato che non riprendesse a piovere.
    Ho pensato a quanto poco si sia tenuta in considerazione la vita umana, passata in secondo piano rispetto al guadagno ottenuto nel costruire e vendere delle trappole mortali spacciate per case costruite in posti dove non dovevano essere mai costruite. Ho pensato a chi, colpevolmente, ha autorizzato queste edificazioni. Ho pensato, infine, che, con tutta probabilità tra un mese non se ne parlerà più e tutto ritornerà come prima, lasciando queste persone a rimettere in piedi quel che resta delle loro case con l’incubo di un’alluvione prossima ventura.
    Ma quello che mi indigna maggiormente è che i veri responsabili di questo disastro resteranno sicuramente impuniti, dimostrazione che il denaro vale molto più di una vita umana.
    Ed anche se le vittime di questo disastro verranno risarcite, nessuna somma potrà risarcire ciò che hanno vissuto o, peggio, i loro cari che hanno pagato con la vita le brame di guadagno altrui.

  2. poi tra l’altro non si capisce perchè a quasi 10 anni dalla precedente alluvione ancora non siano stati realizzati tutti i lavori di sistemazione, finanziati proprio all’indomani dei disastri del 99.
    E non solo a Capoterra, ma pure in altri comuni della macroregione

  3. Ho visto con i miei occhi l’inferno,ma non avevo ben chiaro fino a quando non sono uscita di casa è ho visto la disperazione dei miei concittadini.
    Queste situazioni ti segnano e creano una coscienza collettiva che unisce tutti noi per il dolore provato.
    Ci sono stati gli avidi di curiosità che hanno fotografato i momenti peggiori della gente,non per informare il mondo sulla situazione di Capoterra , ma solo per la propria sete di scoop.
    Lavorando in un negozio ho raccolto numerosi frammenti di vita spezzate.
    Leggere negli occhi della gente il terrore che ancora si trascina dietro è struggente.
    Non avete idea di cosa si provi nello stringere fra le mani una banconota bagnata e sporca di fango ,forse l’unica che resta in ciò che un tempo era un portafoglio.
    Qui nelle frazioni di Capoterra colpite vi è un gran bisogno.
    Mi chiedo perchè,come spesso è accaduto per altri disastri naturali , non sia partita una raccolta di fondi da devolvere alle famiglie colpite.

    Molti conoscenti ora non hanno più nulla , e anche chi era un tempo benestante si ritrova a guardare al futuro con non troppa fiducia.

    Ragazzi non venite a curiosare per le nostre vie , fatevi avanti con un pò di solidarietà e capite che ora abbiamo bisogno solo di quella.

    Cittadina fortunata.

  4. ciao capoterrese, posso solo immaginare quello a cui ti riferisci. Volevo solo precisare che ci sono state delle raccolte fondi e mi risulta che ve ne siano tutt’ora di attive. Nel pieno dell’emergenza – e anche dopo – bisogna però stare sempre attenti e verificare bene le credenziali di coloro a cui si cedono i propri soldi.
    Qualcuno in malafede potrebbe aprire sottoscrizioni per lucrare sulla tragedia e non per aiutare coloro che ne hanno bisogno.
    Per questo è sempre meglio fare costante riferimento alle istituzioni preposte a far fronte all’emergenza, alla gestione degli aiuti e delle offerte in danaro che stanno giungendo da tutta Italia. Prima di fare qualsiasi donazione è sempre meglio telefonare al numero dell’unità di crisi e coordinarsi sempre con loro.

  5. “Volevo solo precisare che ci sono state delle raccolte fondi e mi risulta che ve ne siano tutt’ora di attive.”

    Questo che mi dici mi preoccupa alquanto.
    Non ci sono raccolte di fondi;state bene attenti a non dare soldi,l’aiuto vero dovrebbe arrivare allo stato.
    Il Sindaco Marongiu con il suo comunicato inviato a tutti i siti internet locali ha invitato a non dare soldi a persone non qualificate.
    Si sa gli avvoltoi ci sono ovunque.
    Dici bene quando affermi di chiamare all’unità di crisi ,anche se ritengo più opportuno riferire alle forze dell’ordine l’accaduto per non intasare il numero dell’unità di crisi che serve a ben altro.

  6. E’ stato trovato il corpo dell’ultimo disperso.
    L’ingegnere è stato trovato sotto il fango nei pressi del cluhouse , il centro sportivo di poggio dei Pini.
    Condoglianze alla famiglia già devastata dal lutto.

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