[Gavoi] Un giorno dentro un festival


Pubblico un piccolo resoconto di una giornata passata a Gavoi in occasione dell’ultimo festival internazionale di letteratura. In attesa che l’autrice del pezzo si decida a farsi l’account per pubblicare sul blog. buona lettura (sulla foto vedete Zadie Smith e un amico dell’autrice del post).

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Arriviamo a Gavoi in tarda mattinata (non sia mai che una volta tanto riesca ad arrivare ad un orario adeguato..) e subito ci immergiamo tra le viuzze colorate del paese, pronti ad iniziare la nostra giornata letteraria.

Dopo aver sbranato un panino gigante, in piena digestione, ci avviamo alla ricerca della casa museo che accoglie L’evento immobile (incantamenti): ci perdiamo tra le sue stanze. Veniamo rapiti da una sorta di mobiletto il cui interno, fatto di specchi, riflette un mondo intero. E ci colpisce una video-istallazione  in cui due gambe attraversano le strade più improbabili su tacchi vertiginosi.

Dopo una breve sosta a Sa Domu e’ Tiu Maoddi, filiamo dritti verso il Giardino Comunale, già gremito di persone. Tutte più previdenti di noi, hanno cercato una sedia al riparo dal sole cocente del primo pomeriggio per assistere al reading di Diego De Silva che presenta il suo libro “Non avevo capito niente”.

Salito sul palco, l’autore inizia a leggere: “L’amore è la malattia della dignità” e continua, con una valanga di verità che descrivono alla perfezione l’idiozia dell’uomo innamorato, in balia della malinconia cosmica e infuriato contro quelle stronze che godono di una sorta di immunità sentimentale.

Entusiasta e un po’ stizzita per non avere avuto a mio tempo questa magica esenzione, mi trascino dietro i due fanciulli che mi accompagnano in questo caldo pomeriggio e con loro corro verso il Giardino Scuola elementare.

Recidivi, arriviamo per assistere agli Esordi quando tutti si sono trovati una sedia all’ombra dei grandi alberi o, intelligentemente, si sono seduti per terra, sopra fogli di giornale che con previdenza si sono portati dietro.

Io, logicamente, finisco per sedermi su un gradino di pietra e, con il sole che mi punta dritto in faccia. La moderatrice è scoppiettante e con abilità intervista i suoi ospiti esordienti: il premio strega per “La solitudine dei numeri primi” Paolo Giordano, Caterina Serra con il suo “Tilt” e Anilda Ibrahimi, sorridente e affascinante, autrice di “Rosso come una sposa”.

L’attenzione è tutta su Giordano, scrittore giovane e carino. Le ragazzine, e non solo, sono in fermento. Scattano fotografie e aspettano con ansia il loro beniamino con tanto di libro in mano, in attesa di un autografo. Io ci provo ad avvicinarmi a quel banchetto dove si vendono i libri ma “quelli di Giordano sono finiti ormai da ore” mi dicono i ragazzi là dietro. Così, estremamente incuriosita anche dal libro della Serra decido di comprare quello.

Il mio amico dice che dobbiamo far autografare il libro e, anche se posso sicuramente farne a meno, ne approfitto per fare qualche domanda alla seducente Caterina:
“Queste persone, hanno delle manifestazioni sistemiche della malattia? E come come si manifestano? Non viene inserita tra nessuna delle categorie nosologiche della medicina? ci sarà pure un motivo?”

Lei risponde gentilmente alle mie domande e dopo aver scritto con la sua penna gel sul Nostro libro ci saluta.

Mancano due ore al nostro prossimo appuntamento, così, dopo esserci riposati un po’, aver scattato qualche foto e mangiato due pizzette ci avviamo verso Sant’Antiocru dove ci aspettano le Storie di altri luoghi”.

Nel tragitto vengo letteralmente rapita da una figura, sarà alta un metro e ottanta, che avanza tra due uomini: è una donna bellissima, dalla pelle scura, i capelli coperti da una sorta di turbante color bronzo, che le incornicia i lineamenti perfetti. Mi giro verso i miei amici e chiedo se anche loro l’hanno vista: la loro espressione dice tutto.

Arrivati a Sant’Antiocru, riusciamo miracolosamente a prendere posto in una sedia (anche se, adesso che il sole non c’è più, mi potrei sedere ovunque). Sul palco Sergio Dogliani presenta l’ospite della serata, Zadie Smith che tutti mi sarei aspettata essere tranne la pseudo-modella che mi è passata accanto poco prima.

Il suo libro più famoso è “Denti bianchi” ma stasera presenta “L’uomo autografo” che il mio amico si fionda ad acquistare, nonostante un secondo prima nessuno di noi l’avesse mai sentita nominare. Di padre londinese e madre giamaicana, Zedie vive a Londra, e pubblica il suo primo libro “Denti bianchi” a 23 anni. Ora ne ha 32, insegna ad Harvard e racconta come per lei scrivere sia vivere una grande emozione, ma nella tranquillità.

to be continued…

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6 thoughts on “[Gavoi] Un giorno dentro un festival

  1. Oh Soniscè complimenti!Mi sei diventata reporter??Di sicuro sei un pò distratta:chi ce l’ha il mio “Denti Bianchi”?Forse tu???
    Poi mi devi ancora spiegare come hai fatto a farti fregare da tutte quelle ragazzine e a non comprarmi il libro di Giordano autografato??Lo volevo troppo!!!

  2. we sonia
    e allora ormai giornalista..??
    o reporter o quello che vuoi insomma,
    mi ha dato questo indirizzo il tuo amico d’avventura..
    e quindi sei rimasta stizzita per non avere avuto quel tipo di immunità..?!? giusto?
    ti mando un bacio enorme e un in bocca al lupo per tutto
    spero a prestissimo
    ciao e complimenti

  3. grande la nostra miss cynar nella sua nuova veste di giornalista d’assalto, finalmente il jemp ti ha convinto. Benvenuta e mi raccomando che non sia il solo post da te scritto, altrimenti dovrai subire la tremenda punizione del carcioffo pungioso….ah ah ah

  4. Ciao!
    Grazie del bel resoconto. Abbiamo messo questa tua immagine sulla pagina ufficiale del Festival su Facebook, ti va di rivendicarla con il tuo nome sotto?
    Speriamo di averti nostra ospite anche quest’anno!

  5. Pingback: [kalariSpring] Melting pot in una palla di neve « ::Su:BarrallicCu:: [ilpopblog]

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