[PErchE’ doVREi Votarti?] All’assalto delle Bidde: cento mila al voto


Da qualche parte ho letto che sono cento mila i sardi che andranno a votare per le imminenti elezioni amministrative. Perché dovremmo andare a votare? Perché dovremmo sostenere questo o quel candidato?

Chi conosce le realtà locali, sa bene che spesso le elezioni si decidono per una manciata di voti, sa che le ideologie contano poco, sa che conta avere una famiglia numerosa.

Le bidde per qualche settimana sembrano divenire il centro dell’universo: sommerse da propaganda, da promesse, da programmi, da impegni, da una mobilitazione popolare intensa. Tutti sanno che poco si può fare e tutto si può promettere.

Gli esiti sono sempre incerti (fanno eccezione quei comuni – tristissimi, mogi, per nulla appassionati e appassionanti – dove si candida una sola lista.

Dove invece la gara c’è, a volte è determinante “la voglia di cambiare”, dopo decenni di governo di un’unica parte politica.

Altre volte invece, per oscuri motivi si continua a votare sempre le stesse persone, anche se si sa bene che il loro sgoverno ha messo le basi per la dissoluzione del tessuto connettivo del paese.

Le elezioni comunali, per quello che ne so, sono le più belle, le più appassionanti. Il porta a porta ricostruisce un rapporto frontale tra i cittadini, ridefinisce e rilancia le ragioni dell’esistenza di una comunità, che altrimenti sembra insistere su un dato territorio, solo perché là ce l’hanno messa degli oscuri antenati.

In tutta la vacuità e la superficialità che si respira in queste tornate elettorali, si rinviene dunque, anche qualcosa di più profondo, che ha certo a che fare con la politica più vera, ma ne supera la logica e gli atteggiamenti, per ricollegarsi e richiamarsi all’anima vera del paese, quella profonda, silente, che tocca le corde più sensibili della comunità e di ciascuno.

Una volta fatto il sindaco, però, quasi sempre, questo guadagno viene disperso tra i mille rivoli dell’azione burocratica. Non è sempre così, ma troppo spesso.

I nuraghi sventrati, villaggi medievali mai scavati, gli archivi storici mai riordinati e mai aperti al pubblico, il territorio mai veramente difeso dagli abusi ambientali ed edilizi, il non rispetto dei centri storici, la rimozione del dialogo e del confronto, spesso perfino l’assenza di scontro, sono i segnali della rivincita che lo s-governo e l’apatia si riprendono dopo essere stati sospesi per un attimo dalla campagna elettorale.

Ci vuole molto a levare via dalla nostre bidde il luogo comune che le vuole pigre, smorte, vuote e secche. Forse perchè non c’è solo un luogo comune, ma pure una verità. E forse perché non basterebbero cinque anni di ottimo governo del paese, figurarsi una campagna elettorale.

Bisogna essere vigili, invece. Inchiodare i sindaci alle loro promesse. E metterli in croce con le loro incompiute. Altrimenti, i cittadini, che votano a fare?

Come che sia, proviamo, da oggi, a dare conto di chi si candida e in quali paesi. Saremo frammentari e non esaustivi, ma date un premio al tentativo. Iniziamo con Fluminimaggiore. Oggi ne parla la Nuova Sardegna e l’articolo eccolo qui:

Flumini, è guerra di programmi

La sfida elettorale dalla piazza si sposta sulla carta patinata dei programmi, che le tre liste stanno distribuendo ai fluminesi. Accompagnati dai nomi dei sindaci e dei candidati per il Consiglio, i programmi elettorali affondano sugli obiettivi che una volta vinte le elezioni sindaci e consiglieri vorrebbero attuare. Occupazione, finanze, urbanistica, turismo, agricoltura, allevamento, artigianato e commercio, ambiente, spettacoli, sport e associazionismo, cultura, istruzione e servizi sociali.

Sono i temi che la lista 1 ‹‹Una luce per Flumini››� , guidata da Mario Sechi ha messo in elenco nelle 8 pagine del programma. Lo chiama ‹‹obiettivo Flumini››, Sergio Porta, candidato della lista numero 2 ‹‹Fluminimaggiore Democratica›� ›, con tutela, valorizzazione e gestione del territorio e dell’ambiente, urbanistica e decoro urbano, programmazione e sviluppo turistico, potenziamento e sviluppo di tutti i settori produttivi e professionali, lavori pubblici e viabilità, lavoro e politiche sociali, promozione della cultura, istruzione e formazione, riordino della macchina comunale e rapporto con i cittadini, associazionismo, sport, spettacolo, attività artistiche e del tempo libero, e poi, sette punti sul ‹‹perché votare la lista 2››.

La lista civica 3 ‹‹Po sa bidda mia›› guidata da Piergiuseppe Massa, ha scelto la strada del ‹‹c’era una volta›› e ha proposto documenti con foto su: Fluminimaggiore paese di lavori, cantieri e programmazione, Fluminimaggiore paese della solidarietà, Fluminimaggiore turistica che difende l’ambiente, Fluminimaggiore che valorizza le risorse locali, Fluminimaggiore paese del Comune aperto, Fluminimaggiore paese sportivo, Fluminimaggiore paese di cultura.

Lasciando stare i temi spinosi del quotidiano che, per andare oltre le righe e le parole che i tre programmi contengono, occorrerà conoscere a pieno come i tre candidati allo scranno da sindaco intenderanno affrontarli, meglio se confrontandosi pubblicamente per capirne le reali intenzioni e le differenti impostazioni. I programmi, pur con diverse sfaccettature, contengono tutto quanto è possibile contenere.

Cambia l’approccio ai vari problemi e l’approccio alle diverse tematiche è proprio quello che caratterizza ‹‹la politica›› locale, fatta di priorità, di impegni da mantenere, da cose che vanno fatte e non solo scritte. Rispetto alle altre volte, forse perché il clima è uscito dal dualismo, c’è un po’ più carne sul fuoco e qualche attenzione in più alle associazioni e ai cittadini organizzati. Un po’ in tutti i programmi c’è qualche parola d’ordine in meno e la consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche per fare.

(13 giugno 2008)

One thought on “[PErchE’ doVREi Votarti?] All’assalto delle Bidde: cento mila al voto

  1. Eppure basterebbe che, una volta eletto il Sindaco, i cittadini lo marcassero stretto in modo tale da costringerlo a matenere (il più possibile) le promesse fatte.
    Diciamocela tutta: il cittadino si fa incantare dlle promesse, vota e poi si disinteressa completamente, salvo poi lamentarsi.
    Comunque.

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