[Cagliari-Sardegna] socialità creatività centralità: appunti per una rete anti-isolante.


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Qual’è la differenza tra lo stare a Roma (ad esempio) e lo stare in un’isola come la Sardegna?
Il problema non è l’insularità: la vicenda storica di isole come quella inglese o quella irlandese mostra come il fattore negativo possa perfino diventare una caratteristica vincente.

Un’isola può infatti diventare centrale, può essere collegata, connessa, far parte di un sistema di scambi e di relazioni (non solo e non tanto di merci, quanto sopratutto di persone, idee, progetti, sogni).

Trovare nel mare, ancora oggi, un limite o un impedimento ad uno sviluppo di un sistema di relazioni che renda l’isola parte del mondo è quantomeno pretestuoso, per non dire ridicolo.
Ora più che mai è evidente che l’isolamento sia una condizione psicologica, un atteggiamento mentale che non ha nulla a che fare con la barriera marina (che per altro è stata sempre porosa, tale da permettere un rapporto osmotico del dentro isolano con il fuori).

Ma l’isolamento non è solo un fatto che divide il fuori dal dentro dell’isola. Anche questo dentro è frammentato, non comunica e si trincera dietro presunte linee identitarie che rendono ancora valida la famosa battuta con cui gli spagnoli usavano liquidare i sardi: “pocos, locos e male unidos”, vale a dire pochi, matti e divisi.

E se fosse solo una questione di campanili, forse la nostra specifità non renderebbe così diversa la nostra vicenda da quella di altre regioni europee. Il punto è che le linee di divisione, di non-dialogo, di chiusura tagliano trasversalmente anche coloro che si impegnano in attività che per la loro stessa natura imporrebbero un atteggiamento di dialogo, di scambio, di comunicazione, di relazione con le altre persone che praticano la stessa “arte”, sia in Sardegna che fuori dalla Sardegna.

L’arte (sonora, visiva, audiovisiva) – ma a me piace parlare di creatività – ha bisogno di essere dialogata e confrontata con l’esperienza di chi si impegna in attività analoghe.

Forse queste parole possono sembrare retoriche, ma è questa una delle grandi differenze tra lo stare in Sardegna e lo stare, ad esempio, a Roma.

Qui la socialità tra scrittori, musicisti, ricercatori, architetti, storici, ingegneri, esiste: esiste la consapevolezza che questa socialità – con tutti i suoi limiti, i suoi difetti e le sue deficienze – costituisce un momento di crescita importante, dove quello che si è e quello che si fa smette di avere un taglio esclusivamente regionale (o regionalistico) e inizia ad ambire (e talvota a riuscire) ad un linguaggio che può essere compreso da una platea più vasta: inizia a cogliere frammenti di quella universalità inclusiva che costituisce il tratto più significativo dei manufatti umani che sopravvivono alla fama, al potere (grande o piccoli che siano) di chi li ha prodotti.

Nella mia città adottiva – che è Cagliari – questi momenti di socialità borghese e libertaria sono sempre mancati, o sono esistiti in maniera intermittente, o con connotati di esclusività che ne mortificavano quella che sarebbe dovuta essere la loro caratteristica peculiare: l’apertura ad ogni forma di contaminazione.

Andrea Mameli di linguaggiomacchina.it mi segnala un appuntamento che potrà interessare (tra gli altri) un mio amico dottore in fumetto : il 13 maggio verrà presentato a Cagliari il libro di Pier Luigi Gaspa e Giulio Giorello: La scienza tra le nuvole. Da Pippo Newton a Mr. Fantastic (Raffaello Cortina Editore). L’appuntamento è al Manamanà di Piazza Savoia alle 18, insieme agli amici del Circolo dei Lettori Miele Amaro, del Centro Internazionale del Fumetto e il gruppo ScienzaFumetti.

Per capire di che si tratta entro nel sito di Manamanà e in homepage scopro che è nata a Cagliari mieleAMARO, circolo dei lettori. Un’associazione che promuove la lettura attraverso la creazione di una biblioteca autofinanziata e varie iniziative legate alla letteratura, al fumetto, alla musica e all’arte. Le iniziative e gli incontri dei soci si tengono al Manamanà e al MayMask.

E rimango piacevolmente colpito: perchè sono questo genere di occasioni di confronto e di scambio il terreno molle e buono dove possono essere piantate le ragioni e gli argomenti di una nuova centralità (cagliaritana-sarda-isolana ma non più isolata) all’interno del dibattito, dei dibattiti, dell’arte, delle arti italiane e ultra-italiane.

Sono convinto che solo col diffondersi di questo tipo di iniziative di inclusione personale e culturale Cagliari e la Sardegna possano diventare un luogo di quelli tra i quali scegliere dove fermarsi: anche per chi sardo non è, ma ha voglia di fondere il suo patrimonio personale, con quello nostro, che è millenario, ma che è anche, e per fortuna, in un processo di continuo e plastico divenire.

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One thought on “[Cagliari-Sardegna] socialità creatività centralità: appunti per una rete anti-isolante.

  1. Ciao e grazie per la segnalazione. In effetti sono occasioni che ci riconciliano con il ‘mondo esterno’ offrendoci la possibilità di dialogare con persone (e cose) delle quali (sulle quali) leggiamo spesso.
    Come dice Zampa di Giaguaro: mai perdere la speranza!
    Ciao
    Andrea

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